venerdì 14 novembre 2014
Autosvezzamento, cos'è e come si fa
giovedì 10 ottobre 2013
Le mamme e la fissazione per la "fettina"
Mi trovo nel mezzo di una tipica conversazione tra mamme in attesa all’uscita di scuola e mentre rifletto sul menu preparato dalla mamma di un compagno di mio figlio ripenso a quanto letto qualche giorno fa: i bambini mangiano troppe proteine. Non solo un po’ troppe, ma davvero troppe.
Mangiar bene risparmiando
In realtà mangiamo tutti una quantità eccessiva di proteine, almeno stando a quanto denunciato dall’Esfa qualche mese fa che si è vista costretta, di fronte a numeri allarmanti, a ribadire quali siano i quantitativi di assunzione di riferimento per la popolazione (PRI) da tenere in considerazione.
Scopriamo, così, che un lattanti, bambini e adolescenti dovrebbero consumare una quantità di proteine variabile, in base all’età, tra 0,83 g e 1,31 g per kg di peso corporeo al giorno e gli adulti 0,83 grammi al giorno.
Eccovi una tabella più precisa
Perché ne parlo?
Perché nella pratica quotidiana la quantità di proteine che assicuriamo ai nostri bambini, sicure di fare il loro bene, è spesso molto più del doppio. A volte il triplo.
Ma facciamo un passo indietro. Cosa sono le proteine e a cosa servono?
Le proteine sono molto importanti perché contribuiscono a costruire i tessuti dell’organismo (l’espressione “le proteine sono come i mattoncini del nostro organismo” ha una sua ragion d'essere) e a produrre altre sostanze ed enzimi indispensabili per garantire il corretto svolgimento di molte funzioni dell’organismo.
Le proteine si compongono di aminoacidi, importantissimi per l'organismo, alcuni dei quali possono essere prodotti dall'organismo stesso (aminoacidi non essenziali), altri vanno reperiti attraverso il cibo (aminoacidi essenziali).
Le proteine possono essere di origine animale (le cosidette proteine nobili) o vegetale: le troviamo quindi nella carne, nel pesce, nelle uova e nei derivati del latte, ma anche nei legumi, nei cereali, nella frutta secca e in alcuni ortaggi.
Cosa accade se assumiamo una quantità eccessiva di proteine?
In realtà i rischi riguardano un eccessivo carico per il fegato e i reni, costretti a fare doppio lavoro per smaltire le proteine. Inoltre uno studio condotto dal Childhood obesity project ha dimostrato che una dieta iperproteica predispone all’obesità infantile e mette sotto accusa l’eccessivo ricorso al latte vaccino nei primi anni di vita e la somministrazione di carne e salumi.
L’allarme naturalmente non riguarda i nostri bambini, ma piuttosto quelle persone che seguono una dieta iperproteica e rischiano di assumere una quantità pericolosa di proteina ogni giorno.
L'uovo nell'alimentazione del bambino
Ma se siamo mamme attente all’alimentazione dei bambini non possiamo ignorare che rischiamo con leggerezza di mettere in piedi ogni giorno dei menu iperproteici.
E nel dubbio dovremmo attenerci al consiglio del Comitato per la Nutrizione e la Salute del Nutrition Board del NRC statunitense che raccomanda di non superare mai il doppio del livello di proteine raccomandato.
E torniamo alla mamma della scuola: pasta e lenticchie (proteine), bastoncini di pesce (proteine), fettina di carne a cena (proteine). E magari il latte a colazione, la merenda del pomeriggio, il burro, e tutte le altre proteine che inevitabilmente assumiamo anche quando mangiamo cibi insospettabili.
Due più due fa quattro ed ecco che alla fine i conti sono presto fatti.
Nel sito dell’Inran è possibile scoprire la quantità di proteine espresse in grammi per 100 grammi di prodotto. Per esempio, un bambino di cinque anni che pesa 22 chili dovrebbe assumere poco più di 22 grammi di proteine al giorno:
- 200 grammi di latte: 6,6 grammi di proteine
- 100 grammi di lenticchie: 6,9 grammi
- 50 grammi di pasta: 2,3 grammi
- Due bastoncini di pesce: 5,5 grammi di proteine
- 100 grammi di filetto di vitello: 38,6 grammi di proteine
- 50 grammi di carote: 1,3
E non abbiamo inserito nell’elenco eventuali merende, gelati, frutta o verdure (senza considerare il latte prima della nanna…).
Sfioriamo il triplo della dose raccomandata.
Nulla di grave, dicevamo: i veri rischi si corrono quando si esagera con i regimi iperproteici su lungo periodo, ma questi numeri ci spingono a pensare che forse è inutile scervellarsi ogni giorno su quale primo e secondo preparare e dannarsi perchè il bambino non gradisce la famosa e tanto amata (dalle mamme) fettina di carne: qualche volta val bene un piatto di pasta al pomodoro con basilico e una spruzzata di parmigiano.
Per iniziare bene la giornata...
Non c’è dubbio quindi che chi consiglia di attenersi a queste indicazioni:
- carne, pesce, latticini non più di due volte alla settimana
- uovo non più di due volte alla settimana
- preferire l’olio extravergine al burro
- che la pasta con i legumi vale come un piatto unico e NON c’è bisogno di preparare altro, se non una verdura (preferibilmente Bio, ma questa è un'altra storia) e la frutta
Per approfondire:
Sinu
Esfa
Inran
martedì 30 luglio 2013
Chef Leggera: siamo tutti un po' Chef!
Il piatto preferito da mio figlio è indubbiamente una pennetta rigata con la panna e il prosciutto, ma non disdegna neanche i ravioli o i tortellini al prosciutto conditi con la panna. Piatti indubbiamente più invernali: un piatto fumante di ravioli ripieni di zucca e conditi con la panna cremosa è davvero confortevole nelle fredde sere invernali. Per questo, quando al supermercato ho visto la novità Chef Leggera ho pensato di prenderla subito, per cogliere al volo la possibilità di preparagli il suo piatto preferito anche adesso che fa caldo.
Chef Leggera è a base di panna ma contiene solo l’11% di grassi, quindi è un prodotto perfetto per preparare un piatto di pasta meno pesante e più facilmente digeribile in queste serate estive, nonchè per dare un gusto in più a piatti semplici senza rinunciare alla leggerezza.
Noi abbiamo provato un piatto di fettuccine con un sughetto fatto con punte di asparagi, prosciutto cotto a dadini rosolato con cipollotto e burro e tre cucchiai di Chef Leggera, che è comoda anche perché viene venduta in pratici vasetti da 100 grammi, quindi puoi aprirla, usarla quanta te ne serve e poi rimettere in frigo.
Ma ho tutta l’intenzione di provare a preparare anche questa ghiotta ricetta a base di pappardelle agli agrumi, con gamberoni e Chef leggera.
E’ una delle gustose videoricette che trovate sulla fanpage Facebook Siamo tutti un po' Chef. Sulla pagina potete leggere le ricette proposte dagli utenti e dai fan della community e potete postare e condividere anche voi le vostre ricette.
Io ho provato Chef Leggera nella sua versione classica, ma sarebbero da provare anche le versioni più aromatiche: al Basilico e ai Carciofi. Ad esempio nelle ricette proposte spicca la tartare di pesce condita con Chef Leggera al basilico, un modo diverso e originale per dare particolare gusto al pesce.
mercoledì 23 gennaio 2013
Come la crisi influenza (in negativo) l'alimentazione dei bambini
Il bambino obeso ha un elevato rischio di esserlo anche da adulto. Ma non solo: aumentando i fattori di rischio di malattie gravi, il bambino ha maggiori probabilità di ammalarsi di ipertensione, diabete e dislipidemia da adulto.
mercoledì 19 dicembre 2012
Cinque modi per dimagrire dopo la gravidanza
E dopo il parto rimangono sempre alcuni chili ancora da smaltire. Se si allatta non bisogna avere fretta perchè le riserve servono a garantire nutrimento al bambino senza privare l'organismo materno di sostanze preziose.

Ma se anche dopo l'allattamento i chili in più proprio non vogliono andar via ecco cinque modi per cominciare a lavorarci.
giovedì 28 giugno 2012
Da Granarolo la nuova linea di alimenti per l'infanzia
Fino al sesto mese di vita l’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia un allattamento materno esclusivo.
Intorno al sesto mese ha inizio una fase importantissima, chiamata svezzamento, nella quale il bambino comincia ad assaggiare gusti nuovi e l’apporto di nutrienti si diversifica con alimenti diversi.
Al compimento del primo anno di vita l’alimentazione assomiglia molto a quella degli adulti, anche se il latte rappresenta uno dei principali elementi della sua dieta quotidiana.
Per soddisfare le esigenze nutrizionali e di crescita dei bambini tra 1 e 3 anni, Granarolo ha ideato una nuova linea di alimenti per l’infanzia, realizzato con latte fresco di Alta Qualità, proveniente dalla filiera Granarolo (1.000 allevatori italiani e 60.000 mucche alimentate in modo naturale), e rispettano gli elevati standard richiesti dalla legislazione dell’alimentazione per l’infanzia
La linea comprende Latte Crescita3, Yogurt Crescita e Creme Crescita, perfetti per prima colazione, spuntini e merende.
Latte Crescita 3 Alto Pastorizzato
Bianco Dolce, Banana e Fragola: sono questi i tre gusti dello Yogurt Crescita Granarolo, il primo alimento per l’infanzia a base di yogurt fatto con latte fresco italiano di Alta Qualità.
Perfetto per la merenda a partire dal primo anno di vita, è ricco di vitamina B6, non è acido, non contiene aromi
Anche la Crema Crescita Granarolo è perfetto per una merenda del pomeriggio a partire dal primo anno di età. Realizzato con latte fresco italiano Alta Qualità ai gusti Fiordilatte e Cioccolato al Latte, un vasetto di Crema Crescita ha le stesse calorie di uno Yogurt Crescita Granarolo Bianco
Visita il sito Granarolo Bimbi
lunedì 18 aprile 2011
Succhi di frutta al 100%? Benefici come la frutta intera
Lui ha le sue fissazioni. Tipiche dei duenni. Voglio il succo blu, voglio quello arancione… Io mi barcameno cercando un succo che abbia una confezione dal colore appetibile e che contenga frutta al 100%.

Ormai i prodotti che acquisto sono sempre gli stessi. Porto a casa solo succhi di frutta al 100% e spero così di non dargli da bere acqua con zucchero, unita a un po’ di additivi e a un purea di frutta concentrato, ma una cosa un po’ più genuina, che faccia la sua parte della somma delle “cinque porzioni di frutta e verdura al giorno”.
Ebbene leggo che uno studio recente, condotto presso l’Università della California, ha analizzato i succhi al 100% frutta e ha concluso che l’apporto di sostanze benefiche è pressoché lo stesso di quello garantito dalla frutta intera.
La ricercatrice Dianne Hyson non ha dubbi: è universalmente riconosciuto che la frutta aiuti a prevenire malattie croniche, incluso il cancro, i disturbi cardiovascolari e il declino cognitivo, e lo stesso beneficio sembra essere offerto dai succhi frutta 100%.
I succhi di frutta analizzati dai ricercatori sono stati quelli alla mela, agli agrumi, al melograno, ai frutti di bosco e tutti hanno mostrato di favorire la buona salute grazie ai componenti bioattivi in essi contenuti.

Qualche esempio?
Il succo di mirtillo ha dimostrato di ridurre le infezioni alle vie urinarie, quello alle mele e il succo d’uva di migliorare il declino cognitivo legato all’età, il succo di melograno di ridurre il rischio per la prostata e il succo d’arancia e di pompelmo di prevenire il tumore allo stomaco e ai polmoni.
Inoltre l’assunzione di tutti i succhi di frutta è stata collegata a un aumento dell’attività antiossidante nell’organismo. La ricerca ha riesaminato i dati raccolti in sessanta studi, clinici e in vitro, pubblicati dal 2005 ad oggi.
mercoledì 16 febbraio 2011
Latte, fa bene e non ha effetti collaterali

Non solo, numerose ricerche hanno dimostrato che il latte è ricco di sostanze davvero preziose come biopeptidi che hanno proprietà anticancro e anti ipertensione e l’acido linoleico coniugato (CLA) che è un grasso “buono” che svolge un’azione anti diabete, anti cancro e antiadipogena. Inoltre il latte è ricco di proteine, acqua, calcio, grassi, vitamine e sali minerali e i grassi che contiene non fanno male, perché non rappresentano più del 3% del totale e alcuni di essi sono utili.
Insomma sembra non ci sia motivo per privarsi del latte e soprattutto per privarne i bambini, per i quali, anzi, il latte rappresenta un alimento prezioso, soprattutto per la formazione delle ossa e per l’apporto di calcio.
Ma quanto latte dovrebbero assumere i bambini? Secondo le indicazioni degli esperti i bambini tra 1 e 3 anni dovrebbero bere almeno 200-400 ml di latte vaccino intero al giorno se mangianonche altri cibi di origine animale, mentre se non mangiano altri alimenti di derivazione animale non dovrebbe bere meno di 300-500 ml al giorno.
lunedì 10 gennaio 2011
Merendine o snack salutari: i bambini cosa scelgono?

Siamo tutti informati: le merendine e le bibite zuccherate sono ipercaloriche e andrebbero assolutamente evitate in una dieta sana. I bambini sono a rischio obesità, il diabete è in agguato e si potrebbe continuare così, l’elenco delle controindicazioni è lungo e deprimente.
Per di più, al di là di ogni logica, questi distributori sono quasi sempre collocati in strutture pubbliche, ospedali, scuole, impianti sportivi, sale di attesa. Non solo, ma quanto inquina il “packaging”, la confezione di plastica che avvolge i singoli prodotti?
Eppure per i nostri figli il fascino dei distributori automatici è indiscutibile: il Journal of School Health (Kids Who Eat Vending Machine Snacks Face Chronic Health Problems-Family) ha pubblicato uno studio nel quale dichiara che, su un campione di più di 2000 ragazzi, l’88% degli studenti delle superiori e il 16% dei bambini delle scuole elementari fa uso di snack preconfezionati. Che senso ha allora parlare di educazione alimentare quando i messaggi sono di altra natura?
Diverse realtà stanno lavorando per un cambio di rotta, ad esempio il progetto “Pausa amica” della Asl di Trento, promuove il consumo dei cibi salutari all’interno dell’azienda sanitaria con la sostituzione dei prodotti dei tradizionali distributori automatici con altri più sani e di produzione locale. Inserita nel programma provinciale “Guadagnare in salute in Provincia di Trento”, l’iniziativa è partita lo scorso dicembre e durerà sei mesi. I distributori tradizionali sono stati affiancati da altri distributori di cibi salutari, l’utente sceglie sulla base delle proprie esigenze e delle proprie convinzioni ideologiche. Le prime valutazioni hanno dimostrato un discreto successo, in particolare sono stati apprezzati soprattutto yogurt, succhi biologici e frullati, meno gettonate la macedonia e la frutta affettata in sacchetti.
Notizia recentissima, invece quella che riguarda Milano, dove secondo i dati del Fatebenefratelli, un bambino su cinque fra i 6 e gli 11 anni è in sovrappeso e il 6,9per cento è obeso. Il programma triennale “Frutta nelle scuole” coinvolgerà in Lombardia 190 mila alunni delle elementari e 480 istituti: per un giorno a settimana agli studenti sarà servita frutta a metà mattina, al posto delle merendine. La frutta sarà servita anche in versione “bag meal”: già in pezzi e chiusa in busta, pronta da mangiare.
Buoni esempi di coerenza tra quello che gli adulti sostengono e quello che realmente fanno.
lunedì 3 gennaio 2011
Mangiar bene risparmiando: qualche consiglio

Un ottimo proposito per il nuovo anno? Provare a risparmiare apportando qualche cambiamento nella dieta familiare. Tempo fa ho letto un libro della scrittrice indiana Anita Desai, intitolato “Digiunare, divorare”, dove le abitudini alimentari indiane e quelle statunitensi venivano messe a paragone in un corto circuito fatto di pranzi speziati preparati tutti insieme con pochi ingredienti e frigoriferi riempiti con una sorta di ossessione compulsiva per paura di “rimanere senza” o di non acquistare l’ultimo tipo di minestrone tra i dieci propositi nel banco frigo dei supermercati.
Non so quanto quel libro abbia influenzato le mie abitudini in materia di consumismo alimentare ma posso dire con certezza che ho smesso di andare al supermercato (e quando ci vado mi sento un po’ a disagio per la quantità enorme di prodotti, colori e prezzi) e compro solo ciò che consumo in capo a un paio di giorni. Ordino una cassetta di prodotti ortofrutticoli biologiciprovenienti da una cooperativa di coltivatori nella mia provincia e ricevo a casa tutti i prodotti della terra rigorosamente di stagione oltre che cioccolato solubile, zucchero di canna, riso, legumi e altri prodotti del mercato equo e solidale. Non cucino pranzi luculliani e in casa non c’è spazio per bevande gasate zuccherate, merendine, snack e patatine. Mio figlio non mangia questi prodotti semplicemente perché non li compriamo e non li mangiamo nemmeno noi.
Quindi, nell’ottica di questa mia scelta alimentare/consumistica, leggo con interesse i consigli che il pediatra Italo Farnetani offre ai genitori per provare a mangiare bene e risparmiare, in media, 2500 l’anno a persona facendo una spesa più consapevole.
Eccoli:
1) Non comprare troppa carne: costa e fa male alla salute. Se proprio dobbiamo, meglio consumarla non più di tre volte alla settimana;
2) Preparare le polpette, che piacciono ai bambini, sono assemblate con formaggio e uova (quindi ricche anche di calcio e altre proteine) e realizzate con carne meno costosa;
3) Restando in tema di polpette, perché non preparare anche le polpette di pesce? Non un pesce ricercato (e quindi costoso), ma semplicemente pesce azzurro, merluzzo, alici e pesce bandiera;
4) Mangiare uova anche tre volte alla settimana: costano poco, sono ricche di proteine, di vitamine, di grassi (che ai bambini servono per crescere) e possono essere preparate in tanti modi diversi;
5) Mangiare la pasta! Costa pochissimo, i bambini la adorano e non fa affatto ingrassare. L’importante è condirla con sughi semplici e poco calorici, come olio e parmigiano (anche con le verdure, aggiungo io: ogni sera un piatto di pasta con la zucca, con il cavolo, con i broccoli, con le zucchine e chi più ne ha più ne metta risolve sia il problema del “cosa metto in tavola” che quello “i bambini devono mangiare verdura tutti i giorni”);
6) Mai far mancare la frutta, ma è inutile salassarsi con le primizie o i frutti esotici: i bambini hanno gusti semplici e amano le spremute, le arance costano pochissimo e sono frutti ottimi;
7) Le merendine costano troppo e non sono molto salutari: meglio preparare una merenda in casa o acquistare un trancio di pizza o un panino dal fornaio;
8) Via libera alla pizza: un piatto completo e poco costoso che può essere consumato anche due volte alla settimana;
9) Preparare i dolci in casa permette di non essere costretti a dover rinunciare al piacere del dessert per il rischio di spendere una fortuna in pasticceria;
10) Se si ha un neonato, “si può sostituire il latte in polvere con quello intero diluito con acqua a partire dai 6 mesi: due terzi di latte e un terzo d'acqua costituiscono un alimento perfetto, che può tranquillamente sostituirsi ai prodotti ad hoc per i piccini” (ma riguardo a questo ultimo punto consiglio di seguire sempre le indicazioni del pediatra di fiducia!)
lunedì 6 settembre 2010
In cucina con i bambini, a scuola e a casa

Ai bambini ripetiamo sempre di “non toccare”, eppure loro difficilmente ci ascoltano. Cercano sotterfugi per toccare senza essere scoperti, spinti dalla curiosità e dalla sete di conoscenza e di fare esperienza.
Il libro di Giovanna Polattini che ho letto in questi giorni parte proprio dall’assunto che i bambini amano toccare e per quanto possibile dobbiamo lasciarli fare, pensando che poi, a un certo punto, il tatto perderà sensibilità e diventerà il senso meno sviluppato e sensibile di tutti. Fino a quel momento i piccoli lo useranno, invece, come strumento principale di esperienza e conoscenza ed è meglio favorirli in questo.
Il libro si chiama “Mangiando s’impara – cucinare con i bambini al Nido e a casa” e offre interessanti spunti di riflessione sul tema. Giovanna vive e lavora nella Valle Brembana e coordina tre nidi della zona dove l’arte del saper riconoscere e interagire con il cibo e la cucina rappresenta un valore aggiunto dell’offerta didattica.
Nel suo libro, Giovanna ricorda quanto numerosi siano i vantaggi del “giocare in cucina” per i bambini: il riconoscimento di buone abitudini (lavarsi le mani, tenere ordinato l’ambiente cucina etc…), il mantenere la giusta concentrazione, l’apprendimento al lavoro in gruppo, l’abitudine all’esistenza di regole che vanno rispettate, la gestione dei tempi di attesa e il concetto di quantità.
Giocando a cucinare, ma anche a prendersi cura di un orto o a fare la spesa insieme ai genitori, i bambini allenano diversi sensi e possono entrare in relazione con i prodotti della natura scoprendoli con il tatto, l’olfatto e naturalmente il gusto.
Mi appresto a trascorrere un lungo inverno con un nano duenne in casa e parto con l’ottimo proposito di cucinare insieme e preparare tante cose buone per la famiglia. Giovanna mi da anche qualche consiglio su cosa preparare (pizzette, biscotti, ma anche piatti elaborati e qualche ricetta etnica) e mi ricorda che se fare la spesa e cucinare possono sembrare un obbligo e togliere tempo alla famiglia, in realtà lo restituiscono sotto una forma costruttiva e creativa.
giovedì 24 giugno 2010
Il latte delle mamme milanesi è più inquinato di quello delle napoletane
Parlo di nuovo di latte, ma non posso farne a meno perché questa notizia del latte contaminato mi colpisce. In pratica alcuni ricercatori hanno analizzato i campioni di latte prelevati da 63 mamme, alcune di Piacenza, altre di Milano e altre della provincia di Napoli (Giugliano, luogo funestato ancora oggi dalla presenza di cumuli di spazzatura per le strade), ed è emerso che il latte delle mamme milanesi sarebbe più inquinato rispetto a quello delle mamme napoletane. Il risultato ha molto sorpreso i ricercatori che partivano dal presupposto che siccome le mamme napoletane avevano respirato fumo proveniente da roghi di spazzatura e chissà quali altri miasmi il loro latte sarebbe stato sicuramente più inquinato e più ricco di diossina.E invece no.
Le mamme milanesi sono più in là con gli anni (in media hanno il primo figlio tra i 30 e i 40 anni, mentre a Napoli la media è al di sotto dei 30 anni) e questa circostanza sembra influenzare davvero molto il livello di contaminazione del latte.
La buona notizia c’è: in generale il latte è meno inquinato rispetto agli anni scorsi.
I livelli di diossina sono scesi del 60% negli ultimi vent’anni e anche le concentrazioni di altri inquinanti come i policlorobifenili (PCB) e altre sostanze tossiche sarebbe diminuita del 20%.
I ricercatori della Facoltà di agraria della sede di Piacenza dell'Università Cattolica, che hanno condotto le analisi, hanno spiegato che l’età della madre è determinante dal momento che la diossina e altre sostanze si accumulano nell’organismo attraverso il cibo e la respirazione. Quindi più si è grandi più diossina ci sarebbe nel sangue.
Niente paura, però: anche le mamme milanesi hanno dei valori di diossina per nulla allarmanti. La diossina che si trova le latte materno viene naturalizzata dall’organismo e i livelli registrati sono molto inferiori ai limiti imposti dalla legge (tra i più bassi in Europa).
lunedì 14 giugno 2010
Il ciclo mestruale arriva prima se si mangia tanta carne sin da piccole

Secondo gli studiosi l’aumento del consumo di carne che si è registrato negli ultimi cento anni spiegherebbe almeno in parte l’anticipazione del primo ciclo mestruale che si è verificata nel 20simo secolo e che è spesso oggetto di studio e interrogativi da parte degli esperti.
sabato 5 giugno 2010
Vitamine B: le vitamine energetiche che non dovrebbero mai mancare nell'organismo di mamma e bambino
Praticamente è come se svolgessero la funzione di ottimizzare lo zucchero che viene assunto con gli alimenti e che, soprattutto nei bambini, non dovrebbe superare i 30-50 grammi al giorno. Spesso si esagera: nell’errata convinzione che i bambini abbiano bisogno di zuccheri per far fronte a giochi, sport, scuola, crescita, si rischia di eccedere con dolciumi, merendine e zuccheri raffinati. Invece in qualche caso sarebbe sufficiente un integratore di vitamine B e per questo i pediatri possono prescrivere dei supplementi dietetici in periodi particolarmente impegnativi, come durante un allenamento sportivo intensivo, un momento di studio, precise fasi della crescita, dopo una malattia o un’influenza, a seguito di una terapia antibiotica o farmacologica, oppure durante i cambi di stagione quando, soprattutto nei bambini, si avvertono stanchezza, irritabilità, debolezza. Inoltre durante la gravidanza assumere integratori di vitamina B, in particolare di vitamina B9 (acido folico), è estremamente importante per ridurre drasticamente il rischio di malformazioni nel feto, come la spina bifida.
La B1 sul sistema nervoso, la B6 e la B5 fa bene alla vista e alla pelle, la B3 combatte insonnia e depressione ed è un potente alleato del sistema immunitario: le vitamine del gruppo B sono numerose e preziose e sintomi come stanchezza, affaticamento, depressione, sbalzi di umore e disturbi gastrointestinali sono i segni più evidenti di una carenza di vitamine B.
Ma in quali alimenti si trovano le vitamine del gruppo B? Latticini, carni magre, uova, verdure a foglia verde, cereali, legumi, frutta secca, pollame, fegato sono riserve preziose di vitamine del gruppo B.
E’ chiaro che il modo migliore per assumere la vitamina B è seguire una dieta varia ed equilibrata, ma in alcuni casi o in precisi momenti della vita di un bambino un supplemento di questa preziosa vitamina può e deve essere preso in considerazione.
lunedì 31 maggio 2010
Troppo poco pesce in gravidanza: l'allarme dei nutrizionisti
Il consiglio per le future mamme è spesso dato, anche gratuitamente: “durante la gravidanza si deve mangiare molto pesce, perché aiuta il cervello del bambino a formarsi”.Eppure sembra che spesso questo consiglio venga disatteso da un gran numero di donne in dolce attesa, se è vero che i nutrizionisti britannici si sono presi la briga di spiegare al Daily Telegraph che è indispensabile che durante la gravidanza si aumenti la quantità di pesce consumato. Non basta incrementare le dosi in maniera generica, ma è importante fissare, proprio come se si seguisse una dieta, i giorni nei quali si mangia pesce, che non devono mai essere inferiori ai due.
Ma perché il pesce è così importante? Lo ha spiegato Jack Winkler della London Metropolitan University: “perché è ricco di acidi grassi Omega 3, grassi molto preziosi perché svolgono una importante azione antiossidante e soprattutto, durante la gravidanza, favoriscono un corretto sviluppo del cervello e riducono il rischio che il nascituro soffra di problemi neurologici”. Inoltre il pesce è ricco di proteine nobili, è leggero e molto digeribile.
Eppure, nonostante non ci sia dubbio che il pesce faccia bene durante la gravidanza e garantisca innumerevoli benefici al feto, numerose donne evitano di mangiarlo per timore che contenga sostanze inquinanti; gli esperti riuniti in occasione della conferenza della Royal Society of Medicine non hanno dubbi: “non ci sono prove scientifiche che dimostrino che le donne che hanno mangiato maggiori quantità di pesce abbiano avuto problemi di salute, mentre non c’è dubbio che le performance cerebrali dei figli delle donne che mangiano una maggiore quantità di pesce siano migliori”, hanno spiegato.
Nel dubbio, meglio preferire pesci magri come sogliola, nassello, dentiece, orata, trota ed evitare pesce in scatola e sotto sale.
giovedì 13 maggio 2010
Saper soccorrere i bambini: dovremmo impararlo tutti
Un bambino di un anno e mezzo è rimasto ucciso, soffocato da un pezzo di pizza che stava mangiando insieme alla mamma. Non so voi, ma io ho spesso paura che qualcosa si incastri nella gola di mio figlio e che io non riesca a toglierlo. La notizia mi ha fatto rabbrividire perché, avendone uno praticamente coetaneo, non riesco a liberarmi dall’immagine dello strazio di questa mamma che tenta di liberare la gola di suo figlio.Ma come ci si deve comportare in questi casi? Qual è il modo migliore per agire? Si legge ovunque che la calma e la lucidità sono essenziali ma ditelo a una giovane mamma che si vede il figlio soffocare sotto gli occhi.
La cosa più istintiva che verrebbe in mente di fare è mettergli una mano in gola tentando di strapparli via il pezzetto killer. Invece non c’è niente di più sbagliato: infilargli le dita in gola potrebbe contribuire a spingere in giù il pezzo di cibo incastrato.
Quindi l’ideale sarebbe praticare una manovra che si chiama Manovra di Heimlich.
La manovra si esegue così: ci si posiziona dietro la persona unendo le mani sotto lo sterno. Si stringono forte le braccia e questa stretta provoca un aumento della pressione tracheo-bronchiale che può essere sufficiente a spingere fuori l’oggetto che ostruisce la respirazione. Questa procedura è valida per gli adulti, mentre con i bambini si esegue mettendo il piccolo a testa in giù sulle ginocchia, mantenendo la testa ad un’altezza più bassa del torace e tenendo la mandibola. Dopo averlo messo in questa posizione si alternano 5 colpi interscapolari e 5 compressioni addominali.
Questo video spiega meglio delle parole come si pratica la manovra:
All’indomani della tragedia che ha colpito la giovane coppia nel milanese, il Codacons ha chiesto di avviare una campagna di informazione destinata ai papà e alle mamme per aumentare il grado di informazione e sensibilizzazione al problema degli incidenti domestici.
Ma secondo me le campagne di informazione restano spesso lettera morta, soprattutto quando si tratta di cose come questa, quando dobbiamo imparare concretamente a fare una cosa alla quale non siamo abituati e soprattutto allenarci.
Qualche mese fa il telegiornale raccontava di un corso gratuito che si era tenuto a Milano (spero di non sbagliare) al quale avevano partecipato mamme e nonne e che aveva insegnato loro le principali tecniche di intervento in casi come questo. Non sarà l’unico corso di questo tipo che esiste in Italia. Ecco secondo me, invece che in campagne di informazione, il denaro andrebbe speso per finanziare corsi gratuiti nelle Asl o presso gli ospedali e i consultori per insegnare in modo rapido e concreto le più importanti tecniche di pronto soccorso. Ad esempio per contribuire a persone come Marco Squicciarini, medico della Croce Rossa, che gratuitamente va in giro per l’Italia a insegnare alle mamme e alle maestre come si interviene nel modo migliore.
giovedì 6 maggio 2010
L'uovo nell'alimentazione del bambino
Come si inizia a introdurre l’uovo? Si va per gradi perché l’uovo è un alimento potenzialmente allergenico. Si parte con un cucchiaino del tuorlo e via via si aumenta la quantità fino a proporre anche l’albume. Le prime volte è meglio cucinarlo a la coque, ma non appena il bambino avrà mostrato di gradire e di non essere allergico, la fantasia potrà sbizzarrirsi in cucina e in tavola per farne di tutti i colori. Sode, al la coque oppure fritte: i modi più semplici e rapidi per cucinare le uova sono in genere anche i modi in cui i bambini amano mangiarle. Ma anche l’occhio vuole la sua parte e servirlo tagliato a fettine accompagnato da verdure alla julienne oppure usando tuorlo e albume per creare delle divertenti faccine nel piatto, insieme a carote e zucchine, è un ottimo modo per stimolare l’appetito e il sorriso.
Ma perché l’uovo è così prezioso? Le sue proprietà nutritive sono enormi: prima di tutto è ricco di proteine (l’albume più del tuorlo), complessivamente ne contiene circa 7 grammi, è una preziosa riserva di aminoacidi, che giocano un ruolo essenziale nella formazione dei tessuti, e di grassi monoinsaturi che fanno bene all’organismo. Inoltre l’uovo è ricco di vitamine importantissime per lo sviluppo del bambino, come l’acido folico, la vitamina A e la vitamina B6 e B12, e di altre sostanze preziose come la colina, un elemento che recenti studi confermano essere piuttosto importante per un corretto sviluppo del cervello.
Come scegliere le uova migliori? Se non si ha la fortuna di avere un parente che vive in campagna e che può procurarci uova fresche di giornata provenienti da galline coccolate nell’aia di casa, è importante saper scegliere le uova al banco del supermercato. Le uova devono essere freschissime (sono extra-fresche per nove giorni dalla data di deposizione) e l’etichetta della confezione deve riportare la data di scadenza (che è calcolata aggiungendo 28 giorni alla data di deposizione), il luogo di produzione delle uova e il tipo di mangime utilizzato. Meglio, quindi, scegliere uova di sicura produzione, provenienti da allevamenti dove si utilizzano mangimi biologici e magari di galline allevate a terra e non in batteria.
Come si legge l’etichetta dell’uovo?
giovedì 4 marzo 2010
Mio figlio è obeso? Ma quando mai!!
I bambini di oggi sono decisamente più cicciottelli di quelli di qualche anno fa ma la cosa non sembra preoccupare i genitori più di tanto. E’ una questione di occhio: se in giro vediamo un bel po’ di bambini belli in carne non siamo spinti a preoccuparci. Se poi consideriamo che in molte zone d’Italia se un bambino è cicciottello “vuol dire che mangia ed è in buona salute”…In realtà uno studio condotto in Inghilterra ci dice che spesso i genitori chiudono gli occhi per non vedere l’evidenza: i bambini cicciottelli non sono in salute, rischiano di diventare adulti in sovrappeso o obesi e di soffrire di diabete e malattie cardiovascolari. La ricerca condotta da Alison Jeffrey ha coinvolto trecento bambini e i loro genitori: a tutti è stato chiesto di raccontare in che modo vedevano la dimensione del loro corpo. I risultati? Solo un quarto dei genitori dei bambini in sovrappeso ha riconosciuto l’evidenza e il 40% dei bambini obesi ha dichiarato di essere indifferente rispetto al peso del loro bambino.
In apparenza potrebbe sembrare un gesto di amore e tolleranza: “non ti giudico per il tuo peso ma per quello che sei, figlio mio”. Inoppugnabile, davvero. Ma solo se parliamo di adulti che non vanno giudicati e discriminati in base al loro peso o al loro aspetto esteriore.
Qui invece parliamo di bambini, che vengono nutriti, gestiti ed educati da soggetti adulti che hanno la precisa responsabilità di allevarli in buona salute e di dar loro l’esempio. Se iniziamo a ignorare il problema non facciamo che posticiparlo e lasciarlo a loro, come un fardello con il quale prima o poi, ormai da adulti, dovranno fare i conti. Un fardello che i genitori hanno caricato sulle loro spalle.
Giusto per ribadire che grasso non è né bello né sano riporto uno studio pubblicato su Pediatrics: i piccoli che a tre anni sono obesi hanno già i sintomi di un’infiammazione che, negli adulti, provoca problemi cardiaci.
Non è proprio una novità. Numerosi studi avevano già dimostrato che i primi segni dell’aterosclerosi nei bambini obesi sono estremamente evidenti
Questa volta i ricercatori dell’Università del Nord Carolina hanno individuato nel 30% dei bambini obesi tra i 3 e i 5 anni alti livelli della proteina C-reattiva che per intenderci è indice non solo di un’infiammazione in corso ma negli adulti è uno dei principali markers usati per seguire lo sviluppo di malattie al cuore.
Scorretta alimentazione in primis, e poi sedentarietà, niente sport, troppa televisione, cattivo esempio: ecco le cose sulle quali lavorare, prima noi e poi loro…
Image: Flickr.com
venerdì 12 febbraio 2010
Come la pubblicità aumenta l'obesità infantile
Sono sostanzialmente d’accordo: è giusto lottare per non far chiudere programmi che sono amati dai bambini e che stimolano la loro fantasia e la loro creatività.
Rispondendo a uno di questi dibattiti ho detto anche che per me il grande problema della televisione e del suo rapporto con i bambini non è il contenuto dei cartoni (per quanto alcuni siano veramente opinabili) ma la pubblicità che interrompe continuamente questi programmi.
Giochi, videogiochi, prodotti per l’infanzia e cibo (ovviamente spazzatura, mai che si vedesse la pubblicità di una frutta frullata, o che so io…): i bambini vengono trasformati in puri soggetti da fascinare con spot mirabolanti e illusori (come se fossero degli stupidi e non capissero che il giocattolo non sparerà mai dei veri razzi su uno sfondo di montagne e vulcani) e ridotti ad ingranaggio dell’impietosa catena del marketing spicciolo.Insomma, la pubblicità destinata ai bambini non la sopporto.
Mi sembra una vigliaccata, ecco.
E al margine di questo mio post anti-pubblicità segnalo i dati emersi da uno studio condotto dalla UCLA su 3563 bambini e pubblicato sull’American Journal of Public Health.
I bambini sono stati seguiti fino ai 12 anni e i ricercatori hanno osservato soprattutto le abitudini televisive e le hanno messe in relazione con il loro indice di massa corporea.
I ricercatori hanno comparato i dati del gruppo di bambini che trascorreva il tempo guardando programmi senza pubblicità con quelli del gruppo che trascorreva lo stesso numero di ore guardando programmi interrotti da spot che reclamizzavano soprattutto cibo spazzatura (junk food). Ebbene, a parità di ore trascorse davanti alla tv i bambini del secondo gruppo erano più grassottelli.
Lo studioso che ha condotto l’esperimento ha concluso che non è tanto la tv a far ingrassare quanto la gran quantità di fascinazioni relative al cibo spazzatura che hanno parecchia presa sui bambini.
Lo scienziato ha anche ricordato che, con la quantità di pubblicità che passa in televisione durante i programmi destinati ai bambini, un piccolo di cinque anni si è già subito 4.000 spot…
Image: Junk Food
venerdì 20 novembre 2009
Chi bene inizia è a metà dell'opera
Una prima colazione da cervelloni?La ricetta eccola qua: cioccolato, caffè e tè per stimolare l’attenzione, pane o fette biscottate con miele e marmellata per fare il pieno di energie e arrivare tranquillamente all’ora di pranzo, latte parzialmente scremato o yogurt per assicurarsi il giusto apporto di proteine.
Non è una colazione da leoni, ma il minimo indispensabile per iniziare bene la giornata e per aiutare i nostri figli nel rendimento scolastico e nel gestire le energie, mentali e fisiche, per l’intera giornata.
Le indicazioni sulla colazione perfetta vengono da uno specialista milanese, Livio Luzi, che ha tenuto una sorta di lezione aperta con l’intento di fotografare i singoli ingredienti della migliore colazione possibile e magari convincerci a metterla in tavola per i nostri figli ogni mattina (anche se forse quelli da convincere non siamo noi, ma loro).
Non si tratta di generici consigli, ma di una prova scientificamente dimostrata: questi ingredienti della prima colazione migliorano il rendimento del cervello e la tenuta dell’organismo. Il professore meneghino, infatti, ha usato tre tipi di test per misurare il grado di reattività del cervello di alcuni teenager (l’analisi dell’onda cerebrale P 300 che è la prima che si manifesta in risposta a uno stimolo, il test di stroop che "consiste nel guardare due diverse schermate su cui compaiono scritte colorate con i nomi dei colori e cronometrare il tempo che passa prima di individuare le differenze", e il tapping test che misura il numero di cliccate che si riesce a fare su un mouse) e alla fine, indagando sulla loro abituale colazione, ha stilato il menu della colazione ideale:
· latte parzialmente scremato o yogurt (il 15-20% della colazione deve essere costituito da proteine),
· fette biscottate o pane o biscotti o cereali (il 50-60% della colazione è costituito da carboidrati)
· miele, marmellata, cioccolato o caffè (che garantiscono il 12-15% di zuccheri e il 25-30% di grassi, nonché qualche stimolante gustoso e indispensabile per iniziare bene la giornata),
Complessivamente è bene tenere a mente che la prima colazione deve coprire il 15-20% dell’intero apporto calorico giornaliero.
Come si dice, chi bene inizia è a metà dell’opera.





