Visualizzazione post con etichetta giocare con i bambini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta giocare con i bambini. Mostra tutti i post

giovedì 8 novembre 2012

Un parco giochi per produrre energia pulita

Questa notizia è una di quelle che quando le leggi sui media subito ti balzano all'occhio. Sì, perchè leggiamo spesso di soluzioni utili più o meno efficaci per sostituire le energie non rinnovabili con energie più pulite, più sostenibili. E l'idea di questi tre ingegneri è davvero rivoluzionaria, anche se banale nella sua semplice intuitività.

Andrew Simeoni, Joel Lim e Funfere Koroye hanno pensato che dal gioco dei bambini, del loro movimento, dalla loro incredibile ed inesauribile energia si potesse creare energia pulita, immediatamente spendibile per alimentare case e costruzioni.

Come? Realizzando un parco giochi dove altalene, scivoli, giochi per il movimento fossero finalizzati a produrre energia grazie all'attività dei bambini stessi. In modo tale da sensibilizzare anche i bambini sull’importanza di consumare l’energia in modo più attento e renderli partecipi dell’impegno in favore dlel’ambiente.

L'idea non è rimasta solo su carta, ma ha preso vita in un pioneristico parco giochi dove le varie unità dedicate al gioco dei bambini in realtà sono costruite apposta per generare energia pulita.

E nemmeno tanto poca, visto che un’ora di gioco in ogni singola unità potrebbe generare anche 31,5 watt di energia, quanto serve per alimentare 20 lampadine per un'ora.

L'idea originale eccola qui

sabato 9 aprile 2011

Monello? Forse un po', ma soprattutto raggiante

Leggerezza. Sorrisi. Comprensione e pazienza. Sembrano solo parole buttate lì a casaccio, anche se evocano silenzio, rispetto e consapevolezza.

Eppure secondo me sono gli ingredienti chiave per gestire i capricci, la testardaggine, le difficoltà tipiche dei cosiddetti terribili due anni.

Nano dice di se stesso di essere monello.
Forse perché glielo diciamo tutti. La maestra, noi, la nonna, gli amici. In effetti nano non è proprio uno di questi bambini tranquilli che puoi portare a fare una passeggiata (passeggino chiuso in cantina da mesi ormai perché per strada deve essere lui a spingerlo e di sedercisi sopra non se ne parla proprio), che giocano tranquilli da soli. Uno di quei bambini che riconoscono il tuo ruolo e ti ascoltano. Che qualche volta dicono sì.
Nano dice sempre no. Anche quando vorrebbe dire sì.

Mio figlio è un duenne molto “fisico”, corre, si muove, sfoga la sua energia come meglio può, è contrario alla regole: se deve star seduto si alza, se si deve alzare decide di star seduto, vuole fare tutto di testa sua misurando le sue mani e la sua capacità, vuole decidere se uscire o stare a casa, se mangiare oppure no, se andare a dormire oppure no.



Nano si diverte un mondo ad andare al ristorante: inizia a correre dappertutto rompendo le scatole agli altri commensali; gli piace tanto uscire perché corre per la strada e mi fa venire un colpo ogni volta col terrore che venga investito; adora stare con gli altri bambini anche se a volte si azzuffa e sa bene come difendersi; mio figlio sa perfettamente come farmi innervosire, come spingere i miei limiti sempre un o’ più in là.

Come si fa, mi chiede qualcuno? Dopo aver ammesso di essere stanca, fisicamente esausta da questo continuo allenamento fisico e mentale e che a volte, soprattutto la sera, mi scappa un urlo quando devo fronteggiare la sua ennesima provocazione, alla fine confermo che io adoro che lui sia così.

Certo, ogni tanto sogno un bambino tranquillo, che non venga continuamente rimproverato dalle maestre, che non mi faccia fare brutte figure in mezzo alla strada. Ma per la maggior parte delle volte lo guardo e mi sorprendo di quanto noi adulti siamo capaci di incasellare tutta la sua complessità in una definizione (“sei monello”, o peggio “sei cattivo”) invece di accettare che lui è vivo, è raggiante, pieno di vita, curioso, intraprendente, intelligente. E’ un bambino di due anni e mezzo.

Per lui tutto è un gioco. Anche la provocazione è fatta con entusiasmo e con divertimento, vuole vedere fin dove può spingersi e la maggior parte delle volte quando rispondo con leggerezza e ironia o quando gli dico semplicemente che “no, non cambierò idea”, lui si scioglie in un sorriso e si calma.

Leggerezza. Ecco la parola con la quale ho iniziato questo discorso. Quante volte non riesco a gestire il suo capriccio non per la cosa in sé ma perché ho altri pensieri per la testa, altre frustrazioni, altre preoccupazioni? Sfogo su di lui invece di fermarmi, respirare e alleggerire la mente: basta un niente, la leggerezza, appunto, per stemperare il momento difficile.



“Ci vorrebbe mano ferma”, “uno scapaccione ogni tanto”, “ma non lo metti mai in punizione”? Me lo dicono spesso. Non riesco a fare nulla di tutto questo e non perché a volte non mi scappi il desiderio di intervenire più duramente ma perché credo che non sia questa la chiave. Il mio massimo è urlare. Quando sono stanca e avvilita e non ne posso più lancio un grido.

Mi vergogno. E mio figlio si offende. Si zittisce, mi asseconda e poi più tardi, quando meno me lo aspetto, quando tutto è calmo e romantico lui mi guarda negli occhi e dice “mamma tu gridi”.

Sono certa che sia una fase. Passerà e tutto a un tratto il piccolo curiosone, iperattivo, provocatore e divertito duenne mi apparirà davanti agli occhi come un piccolo uomo riflessivo, giudizioso e intelligente. E allora forse ricorderò con tenerezza queste sfiancanti battaglie tra una mamma troppo grande e un figlio troppo immenso.

lunedì 7 febbraio 2011

Giocare con i bambini: un vero e proprio Special Time

Sono certa che ad una prima lettura direte: "Questa è la scoperta dell'acqua calda" ma dopo un'onesta riflessione converrete che il concetto non è così ovvio e scontato.
Di cosa parliamo? Della teoria dello "special time" appena arrivata dal mondo dell'infanzia made in USA.


In cosa consiste? In dedicare al proprio figlio almeno 15 minuti della proprio giornata (se parliamo di bimbi piccoli, per quanto il concetto venga applicato anche agli adolescenti utilizzando una fetta di tempo più ampia) per giocare secondo quelli che sono i suoi desideri, non in base alle sollecitazoni che siamo noi a dargli e spegnendo rigorosamente cellulare, tv, computer e interrompendo qualsiasi altra azione che ci distragga da lui.
L'obiettivo non è viziarli - sostengono i teorizzatori dello "special time" - ma rispettare i loro desideri, divertirsi insieme quotidianamente creando un abitudine al gioco condiviso.
Il tutto aiuterebbe ad incrementare l'autostima dei figli e rafforzare il legame tra adulti e bambini.
Durante quel tempo dedicato, infatti, è il bimbo a condurre il giorco, a decidere se vuole giocare al pirata, con le bambole o dipingersi la faccia per fare l'indiano.

mercoledì 5 gennaio 2011

La Befana vien di notte...e cosa porta?



Nano ha poco più di due anni e siamo nel pieno della fase nella quale si costruiscono i riti familiari e le tradizioni. Domani è il giorno in cui arriva la Befana e ho deciso che arriverà una calza con i suoi dolcetti preferiti: caramelle, ovetti con sorpresa, piccolo vasetto di crema di cioccolata e nocciole, vasetti di frutta, succhi di frutta e soprattutto cioccolatini fondenti perché, a dispetto della sua età, il cucciolo ha gusti sofisticati!

Per quest'anno non metterò il carbone perché non è un bambino cattivo (ma esistono poi i bambini cattivi o sono solo stressati da un contesto familiare e sociale che non tiene conto dei loro bisogni?) ma solo un po’ monello – in fondo siamo in piena crisi dei terrible twos - e soprattutto perchè è troppo piccolo per sgranocchiarlo.

E soprattutto non ci saranno giocattoli perché già a Natale abbiamo fatto incetta e direi che per adesso va più che bene. Invece ho deciso che metterò sotto l’albero un libro e vorrei mantenere intatta la tradizione che la Befana porta i libri. Il cucciolo ama i libri, mi chiede sempre di raccontargli qualche storia e insieme leggiamo i suoi libri preferiti. Quindi la tradizione di far arrivare un bel libro nuovo alla Befana non mi sembra male (anche se poi ne arriveranno un bel po’ anche durante il resto dell’anno).

Nel frattempo mi sono iscritta al corso di volontari di Nati per Leggere e sono impaziente di vedere come andrà.
Stay tuned!

venerdì 31 dicembre 2010

La Nintendo 3D vietata ai bambini con meno di sei anni



Alla vigilia del lancio della campagna pubblicitaria della Nintendo DS3D
(previsto dal prossimo febbraio, prima in Giappone e poi nel resto del mondo) la casa produttrice nipponica fa sapere che l'uso di questo strumento - che garantisce una visuale tridimensionale senza l'autuslio degli occhialini - è sconsigliato ai bambini di età inferiore ai sei anni. I più piccoli dovrebbero giocare solo in modalità 2D perchè la visualizzazione prolungata di immagini stereoscopiche potrebbe avere un´influenza negativa sullo sviluppo dei loro occhi.

Nintendo ricorda, inoltre, che i genitori possono usare il parental control disponibile con la console 3DS per disattivare la tecnologia 3D quando viene usata dai bambini e che anche gli adulti devono prendersi cura dei propri occhi, facendo una pausa di dieci minuti ogni 30 minuti di gioco.

martedì 14 dicembre 2010

Shopping natalizio, off line e on line



Che giornate frenetiche sono queste. Soltanto oggi ho avuto il tempo di fare un giro per negozi per provare a fare qualche regalo. In realtà sono stata costretta ad uscire, con una temperatura esterna pari a zero gradi, perché solo oggi le maestre di nano mi hanno comunicato come dovrà vestirsi alla recita natalizia di sabato.

Maglioncino rosso, calzamaglia rossa, cappellino da Babbo Natale.

Il problema è che è facile dire cappellino da Babbo Natale. E’ un oggetto raro. Introvabile. Sembra che tutte le scuole della città si siano messe d’accordo per organizzare una recita con tanti, tantissimi bambini con in testa un cappellino da Babbo Natale.
Sarà pure solo martedì (come dice mio marito in un vano tentativo di tranquillizzarmi), ma domani sarà già mercoledì, mi toccherà di nuovo andare in cerca dell’introvabile cappello. E il meteo dice: meno 1.

Dicevo dei regali. Quest’anno, complici i miei impegni lavorativi e familiari, ho deciso di fare acquisti online.
Il fatto che Amazon abbia aperto il suo sito in italiano proprio in questi giorni e abbia delle belle offerte sui libri per bambini mi ha convinto: ho fatto incetta di libri - cartonati, pop up e classici – e ho preso qualcosa anche per i grandi. Poi ho fatto acquisti in profumeria online acquistando profumi e creme e ho fatto realizzare foto calendari e libri fotografici. In pratica la metà dei miei acquisti natalizi è avvenuta online.

Solo ad una cosa non ho saputo resistere. Ad andare in un mega negozio di giocattoli e comprare i regali per mio figlio. Devo dire che nano non ha moltissimi giocattoli. Ho sempre chiesto (e per fortuna ottenuto) che i familiari limitassero i loro regali, il che è una autentica vittoria dal momento che, per ora, nano è l‘unico bambino della famiglia. Quindi fino ad ora ha giocato con: giochi in legno, costruzioni, giochini a incastro, tutti i giochi creativi adatti alla sua età (pastelli, acquerelli, pasta per modellare, gessetti etc..), libri a volontà. Da qualche tempo è in fissa con le macchinine.

Questo Natale, che è il primo Natale percepito seriamente da nano che ripete come un mantra che “Babbo Natale porta i regali a tutti i bambini buoni”, il piccolo troverà sotto l’albero: costruzioni più impegnative, un mucchio di macchinine, moto con motociclista, un kit del dottore, un puzzle tattile, un camion dei pompieri (che chiede praticamente ogni sera) e qualche altro giocattolo inaspettato.

Io mi sono divertita un mondo a fare shopping!

venerdì 19 novembre 2010

Dei diritti naturali e civili dei bambini



Siamo alla vigilia della Giornata Mondiale dell’Infanzia. Il 20 novembre di ogni anno si celebra l’approvazione da parte dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite della Convenzione sui diritti dell'infanzia.
Nel 1989 per la prima volta tutti gli Stati dell’ONU riconobbero e misero per iscritto che i bambini hanno dei diritti inalienabili e che tutti abbiamo l’obbligo di tutelarli.
Nel documento si legge, tra l’altro, che i che minori hanno "diritto alla vita, diritto alla salute e alla possibilità di beneficiare del servizio sanitario, hanno diritto di esprimere la propria opinione e ad essere informati; i bambini hanno diritto al nome, tramite la registrazione all'anagrafe subito dopo la nascita, nonché alla nazionalità, hanno il diritto di avere un'istruzione, hanno il diritto di giocare e il diritto ad essere tutelati da tutte le forme di sfruttamento e di abuso”.
Da allora sono trascorsi venti anni e l’Unicef ricorda che molto è stato fatto per tutelare i diritti dei piccoli e per sostenerli. Ma in alcune zone del pianeta le condizioni di vita dei bambini restano terribili e i dati ci raccontano che in Europa, un bambino su cinque è vittima di abusi o molestie sessuali.

Cercando in rete qualche risorsa sui diritti dei bambini mi sono imbattuta in un bellissimo elenco di Diritti Naturali di Bimbi e Bimbe, si tratta di un elenco di diritti naturali che vengono regolarmente calpestati a causa del nostro stile di vita e dell'habitat delle nostre città.

Diritto all’ozio: giornate super programmate e ricche di impegni in agenda rendono impossibile per i bambini abbandonarsi a un sano ozio creativo e al gioco.
Diritto di sporcarsi: in un mondo quasi sterilizzato (dove l’aumento delle allergie registrato negli ultimi ani è favorito anche da una continua igienizzazione degli ambienti dove vivono i bambini) i bambini rischiano di perdere il contatto con materiali naturali “altamente imbrattanti” ma molto divertenti come la terra, l’acqua, l’erba o la sabbia.
Diritto agli odori: il mondo rischia di uniformarsi ad un unico odore. Gli alimenti hanno tutti lo stesso odore, i luoghi sono disinfettati e i bambini non vengono più sollecitati ad affinare l’olfatto e a riscoprire il piacere di godere di un buon profumo o dell’odore della natura.
Diritto al dialogo: televisione, computer, videogiochi, la comunicazione rischia di diventare sempre più “a senso unico” mentre i bambini adorano raccontare, essere raccontati le storie e comunicare con i genitori. Riscoprire il tempo di dialogare con i bambini, di giocare con loro, di cenare a tv spenta permette di ricordarsi della bellezza insita nella comunicazione.
Diritto all’uso delle mani: giocare, manipolare, disegnare, costruire per sviluppare un’abilità perduta in un mondo di giochi preconfezionati: quella manuale.
Diritto a un buon inizio: mangiare cose buone e sane, bere acqua non inquinata, respirare aria pura. Insomma i bambini hanno il diritto di iniziare in un mondo pulito e sano e non in quello che gli abbiamo consegnato.
Diritto alla strada: le strade sono il regno dei motori e i bambini non hanno più la possibilità di vivere le piazze e il contatto con le persone.
Diritto al selvaggio: parchi gioco, giardinetti, giostrine, tutti gli spazi verdi destinati ai bambini sembrano preconfezionati. Ma i bambini adorano l’imprevisto e il contatto con la natura che riserva sempre sorprese inaspettate. Quindi hanno il diritto di scoprire luoghi non modificati dall’uomo e che conservano una vena selvaggia.
Diritto al silenzio: che mondo rumoroso il nostro! I bambini vengono continuamente sollecitati dai rumori e dai suoni e non imparano ne apprezzano il silenzio.
Diritto alle sfumature: colori e luci accecanti. Le nostre città sono perennemente illuminate a giorno e i bambini spesso non godono mai dei colori tenui e poetici di un tramonto o di una notte con la luna piena.

Questo elenco commovente di diritti naturali è opera di Gianfranco Zavalloni.

lunedì 6 settembre 2010

In cucina con i bambini, a scuola e a casa


Ai bambini ripetiamo sempre di “non toccare”, eppure loro difficilmente ci ascoltano. Cercano sotterfugi per toccare senza essere scoperti, spinti dalla curiosità e dalla sete di conoscenza e di fare esperienza.

Il libro di Giovanna Polattini che ho letto in questi giorni parte proprio dall’assunto che i bambini amano toccare e per quanto possibile dobbiamo lasciarli fare, pensando che poi, a un certo punto, il tatto perderà sensibilità e diventerà il senso meno sviluppato e sensibile di tutti. Fino a quel momento i piccoli lo useranno, invece, come strumento principale di esperienza e conoscenza ed è meglio favorirli in questo.

Il libro si chiama “Mangiando s’impara – cucinare con i bambini al Nido e a casa” e offre interessanti spunti di riflessione sul tema. Giovanna vive e lavora nella Valle Brembana e coordina tre nidi della zona dove l’arte del saper riconoscere e interagire con il cibo e la cucina rappresenta un valore aggiunto dell’offerta didattica.
Nel suo libro, Giovanna ricorda quanto numerosi siano i vantaggi del “giocare in cucina” per i bambini: il riconoscimento di buone abitudini (lavarsi le mani, tenere ordinato l’ambiente cucina etc…), il mantenere la giusta concentrazione, l’apprendimento al lavoro in gruppo, l’abitudine all’esistenza di regole che vanno rispettate, la gestione dei tempi di attesa e il concetto di quantità.

Giocando a cucinare, ma anche a prendersi cura di un orto o a fare la spesa insieme ai genitori, i bambini allenano diversi sensi e possono entrare in relazione con i prodotti della natura scoprendoli con il tatto, l’olfatto e naturalmente il gusto.

Mi appresto a trascorrere un lungo inverno con un nano duenne in casa e parto con l’ottimo proposito di cucinare insieme e preparare tante cose buone per la famiglia. Giovanna mi da anche qualche consiglio su cosa preparare (pizzette, biscotti, ma anche piatti elaborati e qualche ricetta etnica) e mi ricorda che se fare la spesa e cucinare possono sembrare un obbligo e togliere tempo alla famiglia, in realtà lo restituiscono sotto una forma costruttiva e creativa.