Il 95,7% degli adolescenti utilizza internet tutti i giorni. Tra questi, 1 su 6 per più di 4 ore. Se non avessero internet 2 su 3 (31,9%) sono convinti che si perderebbero qualcosa di più interessante della vita normale, 2 su 5 (38,4%) avrebbero paura di non riuscire a conoscere nuove persone, 1 su 5 (22%) si sentirebbe tagliato fuori dal gruppo di amici, 1 su 6 (17,2%) non riuscirebbe a trovare un partner.
E la dipendenza da internet è dietro l'angolo: al 68,7% capita di non riuscire a staccarsi dal web quando richiesto
I dati raccolti da Telefono Azzurro ed Eurispes sui bambini e gli adolescenti italiani fanno molto riflettere.
Da un lato ci sono i rischi e i pericoli che già conosciamo, ma dall'altro rischi legati alle nuove dipendenze che per spesso vengono sottovalutati.
La diffusione delle nuove tecnologie - dal compter ad una connessione ad Internet 24 ore su 24 - ha aperto la strada al cyberbullismo e a fenomeni nuovi, come il sexting: nel 2012 oltre un adolescente su 4, il 25,9%, ha ricevuto sms/mms o video a sfondo sessuale.
Nel 2011 era il 10,2%. Il 23,6% degli adolescenti è vittima di cyberbullismo: sulla rete ha trovato pettegolezzi o falsità sul proprio conto.
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giovedì 17 gennaio 2013
giovedì 28 giugno 2012
Da Granarolo la nuova linea di alimenti per l'infanzia
Fino al sesto mese di vita l’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia un allattamento materno esclusivo.
Intorno al sesto mese ha inizio una fase importantissima, chiamata svezzamento, nella quale il bambino comincia ad assaggiare gusti nuovi e l’apporto di nutrienti si diversifica con alimenti diversi.
Al compimento del primo anno di vita l’alimentazione assomiglia molto a quella degli adulti, anche se il latte rappresenta uno dei principali elementi della sua dieta quotidiana.
Per soddisfare le esigenze nutrizionali e di crescita dei bambini tra 1 e 3 anni, Granarolo ha ideato una nuova linea di alimenti per l’infanzia, realizzato con latte fresco di Alta Qualità, proveniente dalla filiera Granarolo (1.000 allevatori italiani e 60.000 mucche alimentate in modo naturale), e rispettano gli elevati standard richiesti dalla legislazione dell’alimentazione per l’infanzia
La linea comprende Latte Crescita3, Yogurt Crescita e Creme Crescita, perfetti per prima colazione, spuntini e merende.
Latte Crescita 3 Alto Pastorizzato
Yogurt
Crescita
Bianco Dolce, Banana e Fragola: sono questi i tre gusti dello Yogurt Crescita Granarolo, il primo alimento per l’infanzia a base di yogurt fatto con latte fresco italiano di Alta Qualità.
Perfetto per la merenda a partire dal primo anno di vita, è ricco di vitamina B6, non è acido, non contiene aromi
Crema
Crescita
Anche la Crema Crescita Granarolo è perfetto per una merenda del pomeriggio a partire dal primo anno di età. Realizzato con latte fresco italiano Alta Qualità ai gusti Fiordilatte e Cioccolato al Latte, un vasetto di Crema Crescita ha le stesse calorie di uno Yogurt Crescita Granarolo Bianco
Visita il sito Granarolo Bimbi
mercoledì 11 maggio 2011
Le fasi dello spannolinamento
Ormai sono un’esperta. Mio figlio ha due anni e mezzo (o poco più) e un giorno l’ho guardato e ho detto “basta” al pannolino. E’ un bambino troppo grande per continuare ad andare in giro con il pannolino. Tanto più che è dall’età dei otto mesi ci fa capire benissimo che deve fare la cacca (quando ancora non parlava faceva la faccia paonazza e si spremeva tutto, ma non la faceva: aspettava che lo mettessimo sul vasino).
Quindi la mia sfida oggi è sulla pipì.
fase 1: per una settimana non è andato a scuola, tra ponti e feste varie ho calcolato sul calendario che avevamo di fronte a noi 5 giorni prima di dove tornare al nido e così gli ho tolto il pannolino per tutta la giornata, portandolo in bagno ogni ora (inutile aspettare che fosse lui a dire che doveva fare la pipì, almeno per i primi tempi). I primi due giorni è stata dura perché per uscire dovevo mettere nella borsa almeno due cambi completi e mi sono trovata a doverlo cambiare in posti impensati con mio sommo sfinimento; al terzo e quarto giorno aveva capito che si sarebbe bagnato tutto quindi ha cominciato a dire “pipì”, ma non riusciva a trattenerla e quindi come lo diceva si era già bagnato. E via con i cambi, ovunque ci trovassimo. Al quinto giorno c’è stato un miglioramento significativo: ha cominciato a dire “pipì” e una volta sì e una no è riuscito a farla sul riduttore.
Fase 2: una volta tornato a scuola ho avvertito le maestre del cambiamento e devo dire che loro sono state sollecite, lo hanno aiutato, portandolo ogni ora in bagno e rispondendo prontamente alle sue richieste.
Fase 3: abbiamo tolto anche il pannolino del riposino pomeridiano. Mi sono lanciata da un giorno all’altro, un po’ timorosa per il rischio di bagnare lenzuolo, materasso e coprimaterasso (ma se non si rischia qui si finisce a dormire col pannolino ancora a cinque anni). L’ho avvertito che non aveva il pannolino e appena si svegliava dal sonnellino gli ripetevo “attento, sei senza pannolino”. Devo dire che questa fase è stata sorprendentemente facile: solo due volte ha fatto la pipì e una delle due mi chiamava dalla stanza e non l’ho sentito prontamente.
Fase 4: oggi ormai anticipa la pipì e ho smesso di chiedergli continuamente “devi fare pipi” o di portarlo in bagno ogni ora. Ormai mi chiede “mamma devo andare in bagno?” il ché vuol dire che deve andarci di corsa e a volte mi dice di dover fare pipì proprio mentre stiamo per entrare in garage con giubbotti e borse.
Ma direi che siamo davvero in fase avanzata. Per ora resta solo il pannolino della notte. Resiste perché la mattina lo trovo comunque pieno il che mi fa capire che non è ancora pronto.
Quindi la mia sfida oggi è sulla pipì.
fase 1: per una settimana non è andato a scuola, tra ponti e feste varie ho calcolato sul calendario che avevamo di fronte a noi 5 giorni prima di dove tornare al nido e così gli ho tolto il pannolino per tutta la giornata, portandolo in bagno ogni ora (inutile aspettare che fosse lui a dire che doveva fare la pipì, almeno per i primi tempi). I primi due giorni è stata dura perché per uscire dovevo mettere nella borsa almeno due cambi completi e mi sono trovata a doverlo cambiare in posti impensati con mio sommo sfinimento; al terzo e quarto giorno aveva capito che si sarebbe bagnato tutto quindi ha cominciato a dire “pipì”, ma non riusciva a trattenerla e quindi come lo diceva si era già bagnato. E via con i cambi, ovunque ci trovassimo. Al quinto giorno c’è stato un miglioramento significativo: ha cominciato a dire “pipì” e una volta sì e una no è riuscito a farla sul riduttore.
Fase 2: una volta tornato a scuola ho avvertito le maestre del cambiamento e devo dire che loro sono state sollecite, lo hanno aiutato, portandolo ogni ora in bagno e rispondendo prontamente alle sue richieste.
Fase 3: abbiamo tolto anche il pannolino del riposino pomeridiano. Mi sono lanciata da un giorno all’altro, un po’ timorosa per il rischio di bagnare lenzuolo, materasso e coprimaterasso (ma se non si rischia qui si finisce a dormire col pannolino ancora a cinque anni). L’ho avvertito che non aveva il pannolino e appena si svegliava dal sonnellino gli ripetevo “attento, sei senza pannolino”. Devo dire che questa fase è stata sorprendentemente facile: solo due volte ha fatto la pipì e una delle due mi chiamava dalla stanza e non l’ho sentito prontamente.
Fase 4: oggi ormai anticipa la pipì e ho smesso di chiedergli continuamente “devi fare pipi” o di portarlo in bagno ogni ora. Ormai mi chiede “mamma devo andare in bagno?” il ché vuol dire che deve andarci di corsa e a volte mi dice di dover fare pipì proprio mentre stiamo per entrare in garage con giubbotti e borse.
Ma direi che siamo davvero in fase avanzata. Per ora resta solo il pannolino della notte. Resiste perché la mattina lo trovo comunque pieno il che mi fa capire che non è ancora pronto.
martedì 15 marzo 2011
I bambini allattati al seno sarebbero più intelligenti?
Ogni tanto mi capita di leggere delle boiate. Eccone una recentissima: alcuni ricercatori nientedimenochè della Oxford University hanno analizzato un migliaio di bambini e hanno concluso che il quoziente intellettivo di quelli che erano stati allattati al seno era di 3/5 punti superiore rispetto agli altri.
I ricercatori dicono che forse è merito degli acidi grassi omega contenuti nel latte. Magari, aggiungo io, è di un patrimonio genetico più favorevole, oppure di un contesto familiare stimolante, oppure di chissà cos’altro.

Di certo sembra essere l’ennesima ricerca che conforta le mamme che hanno allattato fino allo stremo e punta il dito contro quelle che non lo hanno fatto. Insomma, lo sappiamo ormai strabene che il latte materno è l'alimento migliore che esista, che è nutrizionalmente completo, che dà gli anticorpi, che protegge dalle malattie e dalle allergie e garantisce un mucchio di altri benefici. Lo sappiamo talmente bene che quelle che non riescono, non possono, non se la sentono di allattare si sentono inadeguate, incoscienti, inette al punto da farsene un problema psicologico, a volte molto serio.
Ci mancava solo qualche scienziato che veniva a dirci che se allattiamo i nostri bambini saranno più intelligenti.
E che dire di tutti noi cresciuti a latte artificiale negli anni Settanta? Quando le nostre madri tornavano a lavoro sulla scia di un’indipendenza e di un diritto alla realizzazione come donna oltre che come mamma appena conquistato? Dovremmo essere un popolo di deficienti. Per fortuna non lo siamo e sappiamo distinguere le fesserie dalle cose serie.
Non è la prima volta che qualcuno azzarda che i bambini nutriti con latte materno diventano più intelligenti. Qualche anno fa sull'American Journal of Clinical Nutrition il professor Gordon spiegò che se i bambini allattati al seno sembravano essere più intelligenti non era tanto per il latte in sè ma perchè andavano meno soggetti a otiti e altre infezioni: spesso quando si allatta col biberon si mette il bambino in una posizione scorretta che favorisce lo sviluppo di otiti che a loro volta causano problemi nello sviluppo del linguaggio e dell'apprendimento. Secondo Gordon le apparenti differenze del QI dei bambini nutriti con biberon e con latte materno scomparivano se il contesto familiare e sociale dei bambini era stimolante.
I ricercatori dicono che forse è merito degli acidi grassi omega contenuti nel latte. Magari, aggiungo io, è di un patrimonio genetico più favorevole, oppure di un contesto familiare stimolante, oppure di chissà cos’altro.

Di certo sembra essere l’ennesima ricerca che conforta le mamme che hanno allattato fino allo stremo e punta il dito contro quelle che non lo hanno fatto. Insomma, lo sappiamo ormai strabene che il latte materno è l'alimento migliore che esista, che è nutrizionalmente completo, che dà gli anticorpi, che protegge dalle malattie e dalle allergie e garantisce un mucchio di altri benefici. Lo sappiamo talmente bene che quelle che non riescono, non possono, non se la sentono di allattare si sentono inadeguate, incoscienti, inette al punto da farsene un problema psicologico, a volte molto serio.
Ci mancava solo qualche scienziato che veniva a dirci che se allattiamo i nostri bambini saranno più intelligenti.
E che dire di tutti noi cresciuti a latte artificiale negli anni Settanta? Quando le nostre madri tornavano a lavoro sulla scia di un’indipendenza e di un diritto alla realizzazione come donna oltre che come mamma appena conquistato? Dovremmo essere un popolo di deficienti. Per fortuna non lo siamo e sappiamo distinguere le fesserie dalle cose serie.
Non è la prima volta che qualcuno azzarda che i bambini nutriti con latte materno diventano più intelligenti. Qualche anno fa sull'American Journal of Clinical Nutrition il professor Gordon spiegò che se i bambini allattati al seno sembravano essere più intelligenti non era tanto per il latte in sè ma perchè andavano meno soggetti a otiti e altre infezioni: spesso quando si allatta col biberon si mette il bambino in una posizione scorretta che favorisce lo sviluppo di otiti che a loro volta causano problemi nello sviluppo del linguaggio e dell'apprendimento. Secondo Gordon le apparenti differenze del QI dei bambini nutriti con biberon e con latte materno scomparivano se il contesto familiare e sociale dei bambini era stimolante.
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lunedì 7 febbraio 2011
Giocare con i bambini: un vero e proprio Special Time
Sono certa che ad una prima lettura direte: "Questa è la scoperta dell'acqua calda" ma dopo un'onesta riflessione converrete che il concetto non è così ovvio e scontato.
Di cosa parliamo? Della teoria dello "special time" appena arrivata dal mondo dell'infanzia made in USA.

In cosa consiste? In dedicare al proprio figlio almeno 15 minuti della proprio giornata (se parliamo di bimbi piccoli, per quanto il concetto venga applicato anche agli adolescenti utilizzando una fetta di tempo più ampia) per giocare secondo quelli che sono i suoi desideri, non in base alle sollecitazoni che siamo noi a dargli e spegnendo rigorosamente cellulare, tv, computer e interrompendo qualsiasi altra azione che ci distragga da lui.
L'obiettivo non è viziarli - sostengono i teorizzatori dello "special time" - ma rispettare i loro desideri, divertirsi insieme quotidianamente creando un abitudine al gioco condiviso.
Il tutto aiuterebbe ad incrementare l'autostima dei figli e rafforzare il legame tra adulti e bambini.
Durante quel tempo dedicato, infatti, è il bimbo a condurre il giorco, a decidere se vuole giocare al pirata, con le bambole o dipingersi la faccia per fare l'indiano.
Di cosa parliamo? Della teoria dello "special time" appena arrivata dal mondo dell'infanzia made in USA.

In cosa consiste? In dedicare al proprio figlio almeno 15 minuti della proprio giornata (se parliamo di bimbi piccoli, per quanto il concetto venga applicato anche agli adolescenti utilizzando una fetta di tempo più ampia) per giocare secondo quelli che sono i suoi desideri, non in base alle sollecitazoni che siamo noi a dargli e spegnendo rigorosamente cellulare, tv, computer e interrompendo qualsiasi altra azione che ci distragga da lui.
L'obiettivo non è viziarli - sostengono i teorizzatori dello "special time" - ma rispettare i loro desideri, divertirsi insieme quotidianamente creando un abitudine al gioco condiviso.
Il tutto aiuterebbe ad incrementare l'autostima dei figli e rafforzare il legame tra adulti e bambini.
Durante quel tempo dedicato, infatti, è il bimbo a condurre il giorco, a decidere se vuole giocare al pirata, con le bambole o dipingersi la faccia per fare l'indiano.
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