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martedì 13 settembre 2011

Dopo la nascita del bambino calano i livelli di testosterone nei papà

La tempesta ormonale che si scatena dopo il parto aiuta le donne appena diventate mamme a sentirsi più protettive nei confronti del bambino, ad essere più forti ma anche più dolci. Ma secondo una ricerca pubblicata sulla rivista PNAS mostra che anche nei neopadri si verificano alcuni cambiamenti a livello ormonale che li rendono inclini ad occuparsi del piccolo e ad essere meno aggressivi.

Secondo questo studio, condotto da Christopher Kuzawamembro dell’Università di Chicago, infatti, nei neopapà si verifica, subito dopo la nascita del loro bambino, un calo pari a un terzo dei livelli di testosterone.

I ricercatori hanno arruolato nello studio 624 uomini e hanno osservato che i neopadri che si dimostravano più amorevoli e dolci con i propri bambini mostravano una riduzione dei livelli di testosterone tra il 26 e il 34 percento rispetto alla media. Secondo i ricercatori ciò dimostra che, dopo la nascita di un bambino, sia l’uomo che la donna subiscono dei cambiamenti biologici tali da favorire l’instaurarsi di un rapporto amorevole e protettivo tra genitore e neonato.

venerdì 15 ottobre 2010

Da Mamma a Mamma...



Questo blog è nato più di un anno e mezzo fa. E’ nato sull’onda del lavoro che svolgo ogni giorno (e che mi permette di avere accesso a un bel po’ di fonti di informazione scientifica) e della curiosità che ho sempre avuto per i temi della ricerca.
E’ nato perché, al di là di ogni aspettativa, la maternità è stata per me un’occasione straordinaria di crescita personale, un momento per scoprire una insospettata parte di me e non potevo lasciar fluire via queste emozioni senza cercare di fissarle nel modo in cui ho sempre fatto sin da bambina. Scrivendo.

Per tutto questo tempo ho soddisfatto la mia curiosità e quella delle mamme che ho conosciuto grazie alla rete (mamme blogger, ma anche le mamme che ho conosciuto con il profilo su Facebook) con la stesura di post riguardanti la ricerca e la medicina nel mondo mamma/bambino.
Poi questo aspetto della mia vita si è trasformato, passando da semplice passatempo a lavoro.

Pagine Mamma è nato così. Ci sono voluti quasi nove mesi (!?!) perché io, le mie collaboratrici e il team di sole donne di Publicis Healthware International, una importante e-health company specializzata nella comunicazione che realizza, tra gli altri, uno dei portali di salute più conosciuti d’Italia (Pagine Mediche.it), riuscissimo a mettere online questo portale.
Il portale non è nuovo nella sua concezione. Ne esistono di numerosi che offrono informazioni sulla gravidanza, il parto e la salute e in questo senso Pagine Mamma non è da meno (si trovano, infatti, informazioni dettagliate sul concepimento, sulla gravidanza, sul parto e sulla salute del bambino fino ai sei anni, ma anche strumenti interattivi, come il calcolo dell’ovulazione o della data presunta del parto).

Ma quello che mi rende orgogliosa di questo prodotto è che è uno strumento davvero utile per le mamme e future mamme che vogliono tenersi aggiornate e voglio avere accesso ad informazioni accreditate e autorevoli, scritte in un linguaggio semplice e comprensibile.

Ecco, paginemamma.it è il nuovo strumento di informazione destinato alle mamme che stanno al passo coi tempi, che vogliono essere informate e che scelgono di affidarsi ad una rete di informazioni che coniuga il sapere dei professionisti di paginemediche.it (un portale che riceve circa tre milioni di visite al mese!) con quello delle mamme.

Su Pagine Mamma troverete non soltanto le informazioni sulla gravidanza e la salute, ma anche le ultime notizie sul mondo della maternità e dell’infanzia, i consigli da mamma a mamma, le risposte degli esperti, principalmente pediatri e ginecologi, alle domande più comuni delle mamme, numerosi spunti di lettura e tante curiosità, con un’attenzione alla moda e al modo del tutto unico e speciale di essere mamma al giorno d’oggi.

Spero che questo nuovo prodotto editoriale vi piaccia e capirete se da oggi su Mamma News troveranno spazio soprattutto riflessioni personali, articoli riguardanti notizie di attualità e molto altro, invece che post riguardanti la medicina.
Quelli li trovate su Pagine Mamma!

mercoledì 22 settembre 2010

Mantenere unita la coppia dopo l'arrivo di un bambino



Salvare la coppia dall’uragano/bambino? A volte sembra essere davvero un’impresa difficile. I neonati piangono, non dormono, pretendono, catalizzano coccole, attenzione e amore. Un urgano che si abbatte sulla coppia che spesso arriva alla nascita impreparata e spesso carica di aspettative e certezze che poi si rivelano inconsistenti.

I dati rivelano che una coppia su tre entra in crisi dopo l’arrivo del primo figlio. Spesso sento ripetere da futuri genitori in trepidante attesa che “non cambierà niente”, che “sarà il bambino ad adattarsi e non noi a lui” e giù altre frasi del genere.
Lo dicevo anche io. Oggi so che è un errore crearsi aspettative così enormi. Perché non è vero che non cambia niente: cambia tutto. non è vero che si adatterà lui alla tua vita: sarà la coppia a doversi adattare ai ritmi di vita di un neonato. Ritmi di vita basilari - nanna, pappa, cacca, coccole - ma che nella loro apparente banalità richiedono a una coppia che prima usciva, non tornava, non mangiava, faceva le ore piccole e sesso o un film sul divano quando voleva, di darsi una regolata, di fissare delle regole. In altre parole di adattarsi alle necessità basilari ma non rinviabili di un neonato. Pena un bambino isterico, piangente, arrabbiato. E allora sì che si va in crisi. E non solo di coppia.

Insomma, agli amici che scoprono di aspettare un bambino e che dicono che tanto nulla cambierà dico di non farsi illusioni e che essere consapevoli che ciò che sta accadendo è un cambiamento epocale, per i singoli e per la coppia, aiuta ad affrontare l’arrivo di un bambino con la giusta dose di lucidità e maturità. Con ciò non dico che bisogna annullarsi come coppia o come persone, ma certamente è bene caricarsi di pazienza, saggezza zen, flessibilità e buonumore per affrontare la sfida del diventare famiglia.

Leggo sulla BBC qualche consiglio per mantenere unita la coppia.
Comunicare è la chiave per superare la fase difficile: parlarsi, progettare, organizzarsi, manifestare sentimenti e difficoltà, consolarsi e sostenersi a vicenda.
Ma anche: passare del tempo insieme, anche se non è come prima, anche se sembra poco e sembra rubato. E’ tempo prezioso e va trovato (e goduto) assolutamente.
Fare piccoli progetti per la famiglia e organizzare uscite e programmi da fare insieme.
Condividere sogni e speranze.
Chiedere ciò di cui si ha bisogno: smettiamola (soprattutto noi donne) di pensare che il nostro compagno debba saperci leggere nella mente e anticipare i nostri bisogni. Chiediamo senza farci tanti problemi.
Parlare di soldi insieme e ipotizzare un budget familiare nuovo.
Trovare occasione per ridere insieme.
Mi sembrano tutti consigli efficaci. Aggiungerei: non mollare e ricordare che i primi tempi possono essere difficili ma passeranno. Bisogna allenarsi a diventare genitori e dare tempo alla coppia di riassestarsi su nuovi equilibri.

martedì 23 marzo 2010

Anche gli uomini, a volte, covano l'ovetto


Sarà capitato anche a voi o a qualche amica in dolce attesa di riconoscere nel partner qualche sintomo tipico della gravidanza: qualche chilo in più, nausea e vomito, voglia di particolari cibi, emicranie e insonnia, mal di denti e, in qualche caso davvero estremo, le doglie e i dolori del parto. Insomma per qualche futuro papà il desiderio di essere solidale con la propria compagna incinta può assumere davvero forme grottesche.
La Sindrome della Couvade (così si chiama in gergo tecnico) è più diffusa di quanto immaginiamo: solo negli Stati Uniti sembra che interessi il 90% dei padri (la solita megalomania statunitense), mentre in Europa varia da un 30% a un 60% dei neopapà.
Insomma un fenomeno interessante al punto che alcuni ricercatori dell’Università di Waikato in Nuova Zelanda se ne sono occupati. Secondo quanto spiegato dalla ricercatrice Irene Lichtwark si tratta di vere e proprie manifestazioni psicosomatiche legate alla paternità che sfiorano il patologico e che, in alcuni casi, si verificano anche in persone che sono vicine alla mamma, come la nonna o la suocera. Le cause di questa sindrome possono essere di varia natura e, sono da ricercare, ad esempio, nell’incapacità di gestire l’ansia per la propria paternità o quella per lo stato di salute della compagna, nella solidarietà nei confronti della partner oppure può essere un modo per prepararsi a diventare genitore.
La cosa conferma che in fondo anche i maschi possono andare soggetti a bizzarre forme di isteria e mi viene da ridere se immagino a come reagirebbe una donna incinta se la suocera iniziasse a ingrassare, vomitare e infine soffrire le doglie proprio come lei…

martedì 20 ottobre 2009

Il parto è una questione tra donne


Un tempo partorire era una questione tra donne.

Il padre camminava su e giù per la sala di attesa, fumando una sigaretta dopo l’altra e partecipando solo in maniera emotiva. Da lontano.
In sala parto avveniva tutto. Con il supporto di ostetriche e infermiere, la donna se la cavava da sola.
Perché in fondo a partorire ci deve pensare lei.

La mia personale esperienza è diversa. Ho fatto un cesareo e mio marito ha voluto assistere a tutti i costi. Siamo stati fortunati perché la struttura ce lo ha permesso. Io gli ho detto “scegli tu” e lui ha scelto di esserci. Nonostante tutti - medici, suocera, io stessa - gli avessero detto che non sarebbe stato un bello spettacolo, che non avrebbe dovuto cedere alla tentazione di guardare oltre il lenzuolo verde e che se si fosse sentito male sarebbe dovuto uscire dalla sala operatoria con le sue gambe perchè nessuno lo avrebbe soccorso.
E’ stato un eroe secondo me. Io non avrei resistito.
Ho avuto, io, la partoriente, una specie di attacco di panico subito dopo l’epidurale. Invece lui, stoico, mi ha fatto mille carezze, mi ha rassicurato, ha provato con tutto se stesso ad essere solidale e sereno nonostante la mia agitazione.
A posteriori l’ho invidiato. Perché quando mio figlio è nato, ho fatto giusto in tempo a sentire il suo ngueee e a baciarlo un attimo prima che mi addormentassero. Invece lui era tranquillissimo. Ha seguito il piccolo fino al nido, ha assistito a tutte le operazioni di pulizia e visita pediatrica e alla fine era fresco come una rosa.
D’altro canto ho sempre detto chiaramente che se avessi partorito naturalmente non lo avrei voluto con me. Troppo l’imbarazzo, troppo il pensiero che avrei rivolto a lui invece che a me stessa, troppa paura che non sarei stata all’altezza. Non avrei voluto dovermi preoccupare anche per lui.
Insomma, dicevo a lui e tutti che, appunto, partorire è una roba di donne.

Faccio questa lunga e personale premessa per introdurre le dichiarazioni di un noto ginecologo francese, Michael Odent, che nei giorni scorsi ha spiegato che non solo è meglio se il padre si tiene fuori dalla sala parto, ma la sua presenza potrebbe addirittura diventare un boomerang e mettere a rischio la salute di mamma e neonato.
Sono 50 anni che accompagno le donne al momento di dare alla luce i loro bambini in Francia, Inghilterra e Africa e posso dire con certezza che se è presente solo un'ostetrica il parto diventa più facile e veloce": queste le parole del medico che su Daily Mail non ha usato mezze misure.
La presenza del padre allunga il parto, lo rende ancora più difficile perché lo stress rallenta la produzione di ossitocina, ha effetti sul benessere della mamma e aumenta il rischio di dover ricorrere al taglio cesareo.
Odent dice anche altro. Aver mascolinizzato l’evento nascita ha aumentato il numero di cesarei e anche il numero di divorzi perché in qualche modo ha agito sulla sfera intima e sessuale della coppia.

Image: 'birth.jpg'

lunedì 20 luglio 2009

Papà è depresso? Il bebè soffre


Quante volte sentiamo consigliare a una madre insonne a causa delle colichette del neonato che deve calmarsi, che la sua ansia si ripercuote sul bebè fino a innervosirlo ancora di più? Ebbene, anche i disturbi dell’umore paterni possono influire negativamente sul benessere del neonato.
Lo ha scoperto il ricercatore olandese Mijke P. van den Berg che ha arruolato migliaia di mamme e di papà che sono stati seguiti da quando la gravidanza era giunta a venti settimane fino a mesi dopo la nascita del bambino.
I risultati sono questi: anche tenendo conto della depressione materna, la depressione del padre influenza e come il benessere del bambino. In pratica, il 4% dei papà depressi aveva figli piangenti almeno 3 ore al giorno per almeno tre giorni alla settimana contro il 2.2% dei padri non depressi. Lo studio dimostra che non è il pianto del bambino a causare problemi psicologici perchè i sintomi depressivi erano presenti anche prima della nascita del bebé.
Lo studio è su Pediatrics.
Image: 'Emma-Sophie'

lunedì 20 aprile 2009

In una coppia su tre con il primo figlio arriva anche la crisi

Non è proprio una novità.
Cioè, a questa banale conclusione potevamo arrivarci pure noi mamme e neomamme, mogli, donne, amiche di amiche senza scomodare una intera equipe di ricercatori. La banale conclusione è: l’arrivo del primo figlio crea una frattura tra marito e moglie aprendo a crisi inaspettate e molto serie.
A permeare di valenza scientifica con tanto di letteratura in merito uno dei più diffusi argomenti da chiacchiere al femminile post partum è stato un gruppo di ricerca della Texas A&M University, il cui studio ha trovato spazio sulle pagine del Journal of Personality and Social Psychology.
Ebbene questi scienziati hanno chiesto a 218 coppie di sposi di circa 26 anni – 132 delle quali avevano concepito il primo figlio durante i primi 8 anni di matrimonio e 86 non avevano figli – di raccontare lo stato della loro vita coniugale e della loro felicità matrimoniale.
Risultato: una donna su tre riferiva di avere avuto problemi al momento della nascita del primo figlio. Problemi che erano stati ancora più difficili da superare se il nuovo arrivato era di sesso femminile. I padri, infatti, avevano avuto maggiori difficoltà ad accettare il cambiamento e ad accudire il neonato, in particolar modo se si trattava di una bambina; ciò che le mamme lamentavano era soprattutto la mancanza di collaborazione e di sostegno morale.
Si tratta, naturalmente, di uno studio puramente statistico ma questi dati sembrano confermare che se all’inizio qualcuno ci ricordava di goderci la vita da sposini o da fidanzati, perché con i figli sarebbe cambiato tutto, un motivo c’è.
Appurato il dato, non posso fare a meno di chiedermi quanto le differenze di atteggiamento con il quale maschi e femmine affrontano l’arrivo del cucciolo giochino un ruolo determinante nell’aprirsi della crisi. Leggevo qualche giorno fa un post di