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domenica 30 gennaio 2011

Troppi farmaci ai bambini italiani

Un recente rapporto dell’Osmed, l’Osservatorio sull’impiego dei Medicinali, rivela che i bambini italiani assumono troppi farmaci. Il consumo giornaliero di medicine da parte di bambini tra 0 e 4 anni è aumentato del 29%. Si tratta un enorme cambiamento non solo culturale - fino a qualche anno fa i bambini non assumevano nessuna medicina proprio dietro indicazione del pediatra - ma anche sociale. L’idea che serpeggia è che se un bambino ha un qualsiasi malessere, dal mal di denti al mal di pancino, la cosa migliore e immediata da fare sia dargli una medicina.

Non sono contraria ai farmaci tout court, chi segue questo blog l’avrà intuito: se il bambino ha 39 di febbre gli do una supposta di Tachiprina e se ha la tosse gli do un sedativo per la tosse per farlo riposare. Insomma, non penso che i bambini vadano lasciati soffrire, ma da questo a riempirli di medicine per ogni malanno (che a volte nemmeno c’è) ce ne corre.
Il dato più allarmante è certamente quello che riguarda il consumo di farmaci che non sono autorizzati per essere usati sui bambini: parlo di antiaritmici, ipertensivi, antiasmatici, antidepressivi, antibiotici su neonati…si tratta di farmaci off label, per i quali c’è bisogno di una ricetta e che certamente non sono adatti ai bambini.

Insomma, genitori un po’ troppo faciloni con le medicine e a volte anche un po’ distratti. Stando ai dati raccolti dal Centro Antiveleni di Milano lo scorso autunno ben 3100 casi di errori terapeutici hanno visto protagonisti i bambini, per lo più con meno di cinque anni, e nella stragrande maggioranza dei casi l’errore è avvenuto in casa: dosi eccessive, farmaci sbagliati, terapia fai da te che si era poi rivelata un veleno.

Insomma, andiamoci cauti con le medicine. Compriamone poche e sicure, così da non ingolfare l’armadietto dei farmaci e minimizzare il rischio di confonderci, e prima di dare una medicina al bambino chiediamo sempre al pediatra.

martedì 18 gennaio 2011

Farmaci per bambini: investimenti per due miliardi e mezzo di euro

Finalmente l’industria farmaceutica si decide ad aumentare i fondi stanziati per la ricerca sui farmaci per i bambini. Dico finalmente perché fino ad oggi sembrava che a nessuna azienda interessasse mettere in commercio farmaci specificatamente pediatrici, questo principalmente perché arruolare bambini per la sperimentazione è difficile e costoso.



Nemmeno l’Emea si è mossa in tal senso: solo nel 2007 ha stabilito l'obbligo di sperimentare i farmaci anche su persone con meno di 18 anni per accertarsi che gli effetti – negativi e positivi –fossero chiari e dimostrati clinicamente.

Anche l’indicazione della posologia basata sul peso corporeo è forviante perché il bambino non è un piccolo adulto, che basta rimpicciolirlo e avrai lo stesso effetto: ha una differente equilibrio ormonale, un sistema immunitario immaturo e molte altre diversità.

E allora leggo che si calcola che nei prossimi dieci anni i privati investiranno oltre due miliardi e mezzo per lo sviluppo di nuovi farmaci pediatrici. Il dato è stato presentato nel corso di un recente convegno sul tema che si è tenuto al Clinical Trial Center del Bambino Gesù dove sono in atto già 80 trial clinici pediatrici e dove sta per partire la sperimentazione del primo vaccino terapeutico per bambini con HIV.

martedì 18 maggio 2010

Il dolore passa, l'aver sofferto mai ...

Conviviamo con il dolore per tutta la vita e lo impariamo sin da bambini. Ma secondo uno studio dell’University College di Londra i bambini che vengono alla luce prematuramente faranno per sempre i conti con una maggiore predisposizione al dolore.


La rivista Neuroimage ha pubblicato i risultati di questo studio condotto su 15 bambini sui quali è stata misurata la reazione al dolore (attraverso un monitoraggio cerebrale) mentre venivano sottoposti a un prelivo del sangue. La metà dei bambini era nata al termine della gravidanza, l’altra metà era nata tra la 24° e la 32° settimana e aveva trascorso 40 giorni in ospedale. Secondo le misurazioni condotte dagli studiosi, i piccoli prematuri reagivano all’iniezione con maggiore dolore. Il motivo? La nascita difficile, una lunga degenza in ospedale, esami e terapie lascerebbero una traccia praticamente indelebile nel cervello e nella memoria dei prematuri.

Il dolore passa, l'aver sofferto mai diceva Buytendijk.

Naturalmente questa è solo una prima teoria e andrà approfondita e confermata con altri studi, condotti su più vasta scala. Ma di certo è uno studio che mira a concentrare l’attenzione di medici, scienziati e anche dei genitori su quanto nascere prematuramente possa essere faticoso, difficile e doloroso e quanto spesso ignoriamo cosa i neonati sentano e provino. Con quali mostri e con quanto dolore facciano i conti.

E’ passato il tempo in cui si credeva che i bambini avessero una percezione del dolore inferiore a quella degli adulti e che scordassero il dolore. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute il dolore dei piccoli pazienti non va sottovalutato e va gestito con cura: il pediatra ha l’obbligo di valutare l’intensità del dolore con regolarità; seguire la progressione dei farmaci secondo la scala terapeutica del dolore; utilizzare le terapie comportamentali, cognitive, fisiche e di supporto a quelle farmacologiche; somministrare dosi di antalgici sufficienti a garantire il riposo notturno; anticipare e trattare aggressivamente gli effetti collaterali.

Leggo con piacere che il Bambino Gesù di Roma ha fatto dell’attenzione al dolore dei piccoli un fiore all’occhiello delle sue prestazioni. Esiste un servizio 24 ore su 24, ad esempio, per la gestione del dolore nei pazienti del Pronto Soccorso. Quando il bambino arriva al PS la gravità del suo dolore viene valutata secondo precisi parametri, in questo modo i medici possono procedere con la somministrazione di analgesici.

Ma in che modo è possibile fare una valutazione del dolore dei bambini?
Esistono ormai numerosi strumenti di valutazione distinti a seconda dell’età del paziente.


Se il bambino è in età prescolare e non è in grado di spiegare come si sente, il medico dovrà fare una valutazione in base a parametri di comportamento - come il pianto, la posizione assunta dal bambino, l’espressione del viso ecc… - e a parametri fisiologici - come la frequenza respiratoria e cardiaca, pressione arteriosa e sudorazione oppure seguendo uno dei sistemi di valutazione del dolore adottati a livello internazionale (come la scala PIPP - Premature Infant Pain Profile e la CHEOPS - Children’s Hospital of Ontario Pain Scale

Se il piccolo paziente è in età scolare può provare lui stesso a spiegare l’intensità del suo dolore usando diversi tipi di scale di valutazione: come la Scala Wong-Baker (con la quale il piccolo sceglie una delle tante faccine con espressione diversa che va dal sorriso al pianto), la NRS – Numeric Rate Scale (con la quale il bambino assegna al suo dolore un numero che va da 0 a 10), la VRS - Verbal Rate Scale (il bambino assegna al proprio dolore un aggettivo da nessun dolore a dolore fortissimo), la Color Analog Scale (il bimbo sceglie un colore per definire il dolore in una scala dove il colore più intenso è associato al maggiore dolore) oppure la VAS - Scala Analoga Visiva (il bambino ha di fronte una linea retta e deve decidere a che punto tra i due capi, che indicano massimo e minimo dolore, si colloca la sua pena).

Accanto alla terapia del dolore si può associare anche una serie di numerose tecniche analgesiche non farmacologiche che hanno un grande potere sui bambini. Ad esempio si può chiedere al bambino di respirare profondamente oppure di soffiare sulle bolle di sapone, oppure si può distrarlo, dalle operazioni a volte dolorose che il personale sanitario sta compiendo, con i suoi giochi preferiti portati da casa. Un’altra tecnica per aiutare il bambino a gestire meglio il dolore è quella del guanto magico: il guanto invisibile indossato dall’infermiere che deve fare un prelievo può provocare una desensibilizzazione della mano che dura finché si indossa il guanto.

Ogni terapia anti-dolore non farmacologica va utilizzata a seconda dell’età del bambino.


Link utili:
http://www.fondazione-livia-benini.org/
http://www.dottorsorriso.it/index.php
http://www.patchadams.org/


Image: Mary Cassatt