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lunedì 5 luglio 2010

Aborto spontaneo: forse una possibile spiegazione


Leggo su Proceedings of the National Accademy of Science che alcuni ricercatori dell’Istituto Gaslini di Genova avrebbero individuato un meccanismo che potrebbe spiegare il perché di un aborto spontaneo.

L’aborto spontaneo si verifica in una percentuale tra il 10 e il 25% delle gravidanze ed è più comune di quanto possiamo immaginare.

Era già noto che i linfociti Treg, cellule natural killer presenti nel sangue potessero giocare un ruolo importante durante la gravidanza.

Adesso i ricercatori genovesi hanno scoperto che questi linfociti durante i primi mesi di gravidanza perdono la loro azione distruttiva e producono sostanze che favoriscono la crescita dei tessuti e la formazione di nuovi vasi.

Non solo, nella placenta questi linfociti si legano a dei macrofagi specializzati che spingono l’organismo a produrre un gran numero di Treg che fanno in modo che il sistema immunitario non provveda ad espellere l’embrione perché considerato un corpo estraneo.

Il punto è proprio qui.

Se qualcosa inceppa questo meccanismo perfetto e prezioso – per esempio i macrofagi e i Treg non riescono a comunicare perfettamente oppure si verifica una carenza di cellule natural killer – le Treg non vengono prodotte e il feto viene aggredito dalle cellule del sistema immunitario materno.

Giorgio Bentivoglio, direttore dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia del Gaslini, ha spiegato che : “dopo i 40 anni l'aborto spontaneo ha un'incidenza sulla gravidanza del 20%, quando la madre ha un'età intorno ai 30 anni i casi di aborto si riducono statisticamente a meno del 10%. Sicuramente una delle cause di aborto è un difetto dell' ovocita dovuto a imperfezioni subentrate nella meiosi e collegate all'età materna"

martedì 29 giugno 2010

L'orologio biologico diventa un incubo? Qualcuna pensa a crioconservarsi gli ovuli

L’orologio biologico batte inesorabilmente i suoi colpi? Il terrore di essere in ritardo e di non poter avere figli vi perseguita? La folle e a volte necessaria corsa al successo, alla carriera, all’uomo giusto vi impedisce di soddisfare il vostro desiderio di maternità?

La scienza corre in aiuto delle donne che sulla soglia dei 40 iniziano a pensare che non ce la faranno. In una clinica belga stanno provvedendo a congelare gli ovuli per poterli poi scongelare quando il momento giusto sarà arrivato.
Uno studio condotto su 200 studentesse di medicina ha dimostrato che otto su dieci prenderebbero in considerazione l’idea di congelare gli ovuli per assicurarsi una fertilità più duratura.

La tecnica di crioconservazione degli ovuli è relativamente recente ma abbastanza sicura ed efficace. Se l’ovulo proviene da una donna giovane e in buona salute ci sono ottime probabilità che la cosa riesca, ma al momento sono di più le donne che si avviano verso i quaranta a rendere in seria considerazione questa opportunità, vista un po’ come un’ultima spiaggia. Il costo della crio-conservazione degli ovuli si aggira intorno alle tremila sterline.

mercoledì 27 gennaio 2010

Orologio biologico: prendi o lasci, possibilmente prima dei trenta.

Lo specchio dentro il quale ci confrontiamo noi donne ha proprio una doppia faccia.
Da un lato ci restituisce l’immagine di una donna ormai verso i quaranta che sembra una ragazzina: sport, chirurgia, trucco e cosmetici, ma anche una vita che non ci costringe a zappare la terra come le trisavole che alla nostra età sembravano le nostre nonne; tutto contribuisce a farci sentire (e vedere) come delle ragazzine.
Non è solo un’impressione. Lo siamo davvero.
L’altro lato dello specchio però ci restituisce la realtà. La cruda realtà della natura che, come la peggiore delle traditrici, si presenta inaspettata al cospetto delle tante donne che rimandano il momento della maternità per un motivo o per l’altro e che scoprono poi quanto questa impresa possa rivelarsi difficile. A volte impossibile.
La convinzione che, in fondo, al giorno d’oggi si facciano facilmente figli anche dopo i quarant’anni è infondata. Sta solo nel nostro cuore – speranzoso - e nella immagine simil-teenager delle quarantenni di oggi.
Le ovaie, però, non subiscono lifting e si svuotano di ovuli anno dopo anno.
A partire dai 30? No. A questa età una donna è quasi sull’orlo dell’infertilità e conserva solo il 12% del suo patrimonio di ovuli originario. Solo il 12%.
Francamente resto basita leggendo questi dati pubblicati su PlosOne. Io ho avuto un figlio a 33 anni. Praticamente la mia maternità, secondo questi scienziati della St.Andrews University, è più simile a un miracolo che a un evento naturale.
A fissare scientificamente l’evidenza del ticchettio dell’orologio biologico è lo studioso inglese Tom Kelsey, che ha contato il numero di ovuli nelle ovaie di 325 donne di diverse età e ha inserito questi dati in un computer che ha restituito un’idea di come la produzione di ovociti sia diminuita nel tempo. Si tratta, spiegano i ricercatori, del primo vero studio che dimostra come l’orologio biologico sia una realtà non solo psicologica ma fisica e come fare figli sia un’opportunità che la natura offre in un limitato momento della vita. Prendi o lasci.
Quindi la conclusione è: nasciamo con un patrimonio di 450 milioni di ovuli, dei quali sono un paio di milioni riesce a maturarsi durante la vita di una donna, e man mano che gli anni passano il numero di ovuli si riduce drasticamente arrivando al misero 12% dei 30 anni.
Fino al 3% dei 40 anni.

Image The Virgin Mother (Damien Hirst)