Il bambino obeso ha un elevato rischio di esserlo anche da adulto. Ma non solo: aumentando i fattori di rischio di malattie gravi, il bambino ha maggiori probabilità di ammalarsi di ipertensione, diabete e dislipidemia da adulto.
mercoledì 23 gennaio 2013
Come la crisi influenza (in negativo) l'alimentazione dei bambini
Il bambino obeso ha un elevato rischio di esserlo anche da adulto. Ma non solo: aumentando i fattori di rischio di malattie gravi, il bambino ha maggiori probabilità di ammalarsi di ipertensione, diabete e dislipidemia da adulto.
lunedì 10 gennaio 2011
Merendine o snack salutari: i bambini cosa scelgono?

Siamo tutti informati: le merendine e le bibite zuccherate sono ipercaloriche e andrebbero assolutamente evitate in una dieta sana. I bambini sono a rischio obesità, il diabete è in agguato e si potrebbe continuare così, l’elenco delle controindicazioni è lungo e deprimente.
Per di più, al di là di ogni logica, questi distributori sono quasi sempre collocati in strutture pubbliche, ospedali, scuole, impianti sportivi, sale di attesa. Non solo, ma quanto inquina il “packaging”, la confezione di plastica che avvolge i singoli prodotti?
Eppure per i nostri figli il fascino dei distributori automatici è indiscutibile: il Journal of School Health (Kids Who Eat Vending Machine Snacks Face Chronic Health Problems-Family) ha pubblicato uno studio nel quale dichiara che, su un campione di più di 2000 ragazzi, l’88% degli studenti delle superiori e il 16% dei bambini delle scuole elementari fa uso di snack preconfezionati. Che senso ha allora parlare di educazione alimentare quando i messaggi sono di altra natura?
Diverse realtà stanno lavorando per un cambio di rotta, ad esempio il progetto “Pausa amica” della Asl di Trento, promuove il consumo dei cibi salutari all’interno dell’azienda sanitaria con la sostituzione dei prodotti dei tradizionali distributori automatici con altri più sani e di produzione locale. Inserita nel programma provinciale “Guadagnare in salute in Provincia di Trento”, l’iniziativa è partita lo scorso dicembre e durerà sei mesi. I distributori tradizionali sono stati affiancati da altri distributori di cibi salutari, l’utente sceglie sulla base delle proprie esigenze e delle proprie convinzioni ideologiche. Le prime valutazioni hanno dimostrato un discreto successo, in particolare sono stati apprezzati soprattutto yogurt, succhi biologici e frullati, meno gettonate la macedonia e la frutta affettata in sacchetti.
Notizia recentissima, invece quella che riguarda Milano, dove secondo i dati del Fatebenefratelli, un bambino su cinque fra i 6 e gli 11 anni è in sovrappeso e il 6,9per cento è obeso. Il programma triennale “Frutta nelle scuole” coinvolgerà in Lombardia 190 mila alunni delle elementari e 480 istituti: per un giorno a settimana agli studenti sarà servita frutta a metà mattina, al posto delle merendine. La frutta sarà servita anche in versione “bag meal”: già in pezzi e chiusa in busta, pronta da mangiare.
Buoni esempi di coerenza tra quello che gli adulti sostengono e quello che realmente fanno.
giovedì 11 marzo 2010
Part time per le mamme? Fa bene anche alla salute dei figli
Ci provano ancora. A farci sentire in colpa perché tentiamo, generalmente senza un attimo di respiro, di conciliare la nostra maternità con i nostri interessi, il nostro lavoro e la nostra vita.Era già successo che qualcuno dicesse che se noi lavoriamo i nostri figli cresceranno a merendine e televisione e diventeranno grassi e malati. Adesso per addolcire un po’ la pillola questi ricercatori australiani concludono che se lavoriamo può anche andar bene, ma solo part-time.
Magari! La metà delle madri che conosco sogna un orario flessibile o un part-time come la vincita al superenalotto. Che esagerata, direte voi: un superenalotto è proprio evento unico. Perché l’approvazione di una richiesta di part-time non lo è?
Insomma questi studiosi hanno analizzato circa 4500 bambini in età pre-scolare e le loro madri e hanno concluso che i figli delle donne che lavoravano tutto il giorno avevano più rischi di diventare obesi in capo a due anni a causa di un’alimentazione sbagliata e uno stile di vita sedentario e poco sano. Meglio la stay at home mum allora? Niente affatto, anche i figli delle donne che avevano scelto di stare a casa non erano esenti da rischi. Forse a causa dei continui manicaretti preparati dalle mamme? Boh!
L’ideale, insomma, per la salute dei bambini sarebbe che le mamme lavorino part-time.
Non c'è bisogno di tutti gli studi che sto leggendo in questi ultimi tempi sull’argomento per convincerci di questa teoria. Basterebbe chiederlo a noi e risponderemmo che un orario flessibile è l’ideale, ci renderebbe donne felici, realizzate, mamme amorevoli e presenti, ma non soffocanti.
Una mamma felice è la mamma migliore del mondo? Questo bisognerebbe chiederlo ai nostri bambini.
Intanto qualcosa, seppure solo in previsione, si muove….
Image: Mother with Baby
giovedì 4 marzo 2010
Mio figlio è obeso? Ma quando mai!!
I bambini di oggi sono decisamente più cicciottelli di quelli di qualche anno fa ma la cosa non sembra preoccupare i genitori più di tanto. E’ una questione di occhio: se in giro vediamo un bel po’ di bambini belli in carne non siamo spinti a preoccuparci. Se poi consideriamo che in molte zone d’Italia se un bambino è cicciottello “vuol dire che mangia ed è in buona salute”…In realtà uno studio condotto in Inghilterra ci dice che spesso i genitori chiudono gli occhi per non vedere l’evidenza: i bambini cicciottelli non sono in salute, rischiano di diventare adulti in sovrappeso o obesi e di soffrire di diabete e malattie cardiovascolari. La ricerca condotta da Alison Jeffrey ha coinvolto trecento bambini e i loro genitori: a tutti è stato chiesto di raccontare in che modo vedevano la dimensione del loro corpo. I risultati? Solo un quarto dei genitori dei bambini in sovrappeso ha riconosciuto l’evidenza e il 40% dei bambini obesi ha dichiarato di essere indifferente rispetto al peso del loro bambino.
In apparenza potrebbe sembrare un gesto di amore e tolleranza: “non ti giudico per il tuo peso ma per quello che sei, figlio mio”. Inoppugnabile, davvero. Ma solo se parliamo di adulti che non vanno giudicati e discriminati in base al loro peso o al loro aspetto esteriore.
Qui invece parliamo di bambini, che vengono nutriti, gestiti ed educati da soggetti adulti che hanno la precisa responsabilità di allevarli in buona salute e di dar loro l’esempio. Se iniziamo a ignorare il problema non facciamo che posticiparlo e lasciarlo a loro, come un fardello con il quale prima o poi, ormai da adulti, dovranno fare i conti. Un fardello che i genitori hanno caricato sulle loro spalle.
Giusto per ribadire che grasso non è né bello né sano riporto uno studio pubblicato su Pediatrics: i piccoli che a tre anni sono obesi hanno già i sintomi di un’infiammazione che, negli adulti, provoca problemi cardiaci.
Non è proprio una novità. Numerosi studi avevano già dimostrato che i primi segni dell’aterosclerosi nei bambini obesi sono estremamente evidenti
Questa volta i ricercatori dell’Università del Nord Carolina hanno individuato nel 30% dei bambini obesi tra i 3 e i 5 anni alti livelli della proteina C-reattiva che per intenderci è indice non solo di un’infiammazione in corso ma negli adulti è uno dei principali markers usati per seguire lo sviluppo di malattie al cuore.
Scorretta alimentazione in primis, e poi sedentarietà, niente sport, troppa televisione, cattivo esempio: ecco le cose sulle quali lavorare, prima noi e poi loro…
Image: Flickr.com
venerdì 12 febbraio 2010
Come la pubblicità aumenta l'obesità infantile
Sono sostanzialmente d’accordo: è giusto lottare per non far chiudere programmi che sono amati dai bambini e che stimolano la loro fantasia e la loro creatività.
Rispondendo a uno di questi dibattiti ho detto anche che per me il grande problema della televisione e del suo rapporto con i bambini non è il contenuto dei cartoni (per quanto alcuni siano veramente opinabili) ma la pubblicità che interrompe continuamente questi programmi.
Giochi, videogiochi, prodotti per l’infanzia e cibo (ovviamente spazzatura, mai che si vedesse la pubblicità di una frutta frullata, o che so io…): i bambini vengono trasformati in puri soggetti da fascinare con spot mirabolanti e illusori (come se fossero degli stupidi e non capissero che il giocattolo non sparerà mai dei veri razzi su uno sfondo di montagne e vulcani) e ridotti ad ingranaggio dell’impietosa catena del marketing spicciolo.Insomma, la pubblicità destinata ai bambini non la sopporto.
Mi sembra una vigliaccata, ecco.
E al margine di questo mio post anti-pubblicità segnalo i dati emersi da uno studio condotto dalla UCLA su 3563 bambini e pubblicato sull’American Journal of Public Health.
I bambini sono stati seguiti fino ai 12 anni e i ricercatori hanno osservato soprattutto le abitudini televisive e le hanno messe in relazione con il loro indice di massa corporea.
I ricercatori hanno comparato i dati del gruppo di bambini che trascorreva il tempo guardando programmi senza pubblicità con quelli del gruppo che trascorreva lo stesso numero di ore guardando programmi interrotti da spot che reclamizzavano soprattutto cibo spazzatura (junk food). Ebbene, a parità di ore trascorse davanti alla tv i bambini del secondo gruppo erano più grassottelli.
Lo studioso che ha condotto l’esperimento ha concluso che non è tanto la tv a far ingrassare quanto la gran quantità di fascinazioni relative al cibo spazzatura che hanno parecchia presa sui bambini.
Lo scienziato ha anche ricordato che, con la quantità di pubblicità che passa in televisione durante i programmi destinati ai bambini, un piccolo di cinque anni si è già subito 4.000 spot…
Image: Junk Food
venerdì 20 novembre 2009
Chi bene inizia è a metà dell'opera
Una prima colazione da cervelloni?La ricetta eccola qua: cioccolato, caffè e tè per stimolare l’attenzione, pane o fette biscottate con miele e marmellata per fare il pieno di energie e arrivare tranquillamente all’ora di pranzo, latte parzialmente scremato o yogurt per assicurarsi il giusto apporto di proteine.
Non è una colazione da leoni, ma il minimo indispensabile per iniziare bene la giornata e per aiutare i nostri figli nel rendimento scolastico e nel gestire le energie, mentali e fisiche, per l’intera giornata.
Le indicazioni sulla colazione perfetta vengono da uno specialista milanese, Livio Luzi, che ha tenuto una sorta di lezione aperta con l’intento di fotografare i singoli ingredienti della migliore colazione possibile e magari convincerci a metterla in tavola per i nostri figli ogni mattina (anche se forse quelli da convincere non siamo noi, ma loro).
Non si tratta di generici consigli, ma di una prova scientificamente dimostrata: questi ingredienti della prima colazione migliorano il rendimento del cervello e la tenuta dell’organismo. Il professore meneghino, infatti, ha usato tre tipi di test per misurare il grado di reattività del cervello di alcuni teenager (l’analisi dell’onda cerebrale P 300 che è la prima che si manifesta in risposta a uno stimolo, il test di stroop che "consiste nel guardare due diverse schermate su cui compaiono scritte colorate con i nomi dei colori e cronometrare il tempo che passa prima di individuare le differenze", e il tapping test che misura il numero di cliccate che si riesce a fare su un mouse) e alla fine, indagando sulla loro abituale colazione, ha stilato il menu della colazione ideale:
· latte parzialmente scremato o yogurt (il 15-20% della colazione deve essere costituito da proteine),
· fette biscottate o pane o biscotti o cereali (il 50-60% della colazione è costituito da carboidrati)
· miele, marmellata, cioccolato o caffè (che garantiscono il 12-15% di zuccheri e il 25-30% di grassi, nonché qualche stimolante gustoso e indispensabile per iniziare bene la giornata),
Complessivamente è bene tenere a mente che la prima colazione deve coprire il 15-20% dell’intero apporto calorico giornaliero.
Come si dice, chi bene inizia è a metà dell’opera.
martedì 29 settembre 2009
Bambini più pigri e obesi se la mamma lavora
Obesità infantile. Qualche giorno fa leggevo questo bel post di Flavia e confesso che prima ho tirato un sospiro di sollievo e poi mi sono detta in fondo lo sapevamo, meglio una mamma soddisfatta e gratificata che una mamma a tempo pieno lamentosa e scontenta. mercoledì 9 settembre 2009
Regole sulla pubblicità: sogno o realtà?
Confesso di averci fatto un pensiero serio. Con l’avvento dell’era del digitale terrestre io e mio marito ci siamo detti: “ma perché mettere questo decoder? E se invece spegnessimo la tv per sempre e lasciassimo acceso solo il dvd per vedere film e cartoni senza pubblicità?”.Non siamo stati così coraggiosi e alla fine ci siamo dotati del decoder, ma la perplessità resta.
Ciò che non mi convince non è tanto il cartone animato del momento o il prodotto televisivo trash, ma la pubblicità che interrompe con una incredibile frequenza i programmi per bambini alienandoli a suon di decibel per convincerli che questo o quel prodotto si deve assolutamente comprare.
Vivo il momento della pausa pubblicitaria per bambini (ma anche quella destinata agli adolescenti che pubblicizza drink superalcoli travestiti da innocue bevande dai colori sgargianti) come un insopportabile sopruso ai danni dei più piccoli, di coloro i quali non hanno alcuno strumento per difendersi e per distinguere tra cosa si desidera realmente e ciò che invece viene quasi imposto con subdole tecniche di fascinazione.
Poi oggi leggo la notizia che in Spagna se ne sono accorti anche loro e si sono mossi per cambiare le cose. Il governo e le aziende hanno fatto un accordo in nome della salute dei bambini che un domani saranno adulti obesi e peseranno non solo sul servizio sanitario nazionale ma anche sulle casse dello stato. Quindi al bando gli spot pubblicitari che promuovono senza ritegno il cibo spazzatura.
I dati sono chiari: in Spagna – ma le cose non sono diverse nel resto d’Europa, per non parlare degli Stati Uniti – il 19% dei piccoli è in sovrappeso e il 9% è addirittura già obeso. Le conseguenze si vedono immediatamente: sono già predisposti al diabete e alle malattie cardiovascolari e diversi studi hanno dimostrato che i bambini obesi mostrano precoci segni di aterosclerosi (un’occlusione delle arterie).
Bisogna correre ai ripari al più presto e si inizia proprio così, agendo sul principale veicolo di promozione di uno scorretto regime alimentare: la pubblicità. Non viene messo al bando uno specifico prodotto, ma non saranno più trasmessi messaggi ingannevoli, che si rivolgono direttamente ai bambini invitandoli a mangiare prodotti poco salutari.
I responsabili delle diverse emittenti televisive saranno chiamati a vigilare: spot che pubblicizzino junk food non dovranno andare in onda durante i programmi destinati ai bambini, non dovranno contenere immagini spaventose né far leva sulle fantasie infantili. Insomma non più un codice di autoregolamentazione, che era già stato approvato anni fa dalle principali aziende alimentari, ma un vero e proprio divieto. Pena una multa che può arrivare ai 180mila euro.
Per adesso l’unica emittente esclusa da questo provvedimento è quella pubblica, la TVE, ma perchè continuerà a mandare in onda spot solo fino a Natale. Dall’anno prossimo niente più pubblicità sulla tv di Stato: verrà finanziata in altro modo.
Anche questo mi piace. Ma è un’altra storia.
giovedì 9 luglio 2009
Prendiamoci una pausa dalla folle corsa alla forma perduta
Gravidanza e parto. Ci vuole almeno un anno per rientrare nei propri panni. Le donne che hanno avuto un figlio non dovrebbero rincorrere la forma fisica ma avere pazienza senza sottoporsi a diete estreme e allenamenti distruttivi: a farne le spese potrebbe essere la salute della mamma e anche quella del bambino, che rischia di non essere allattato o di soffrire del malessere psicologico materno.Il monito viene da un ricercatore tedesco, Peter Sawicki, che, dai microfoni della BBC, si è preoccupato di rassicurare le donne di tutto il mondo: Heidi Klum, Nicole Kidman, Victoria Adams, tornate come grissini a un mese dal parto, sono solo un pessimo esempio di come la forma fisica possa diventare un’ossessione.
Niente allattamento, niente riposo e relax: per sciocchezze del genere non c’è tempo nella folle corsa alla prova bikini; è indispensabile recuperare al più presto la forma perfetta (o per lo meno quella che si aveva prima della gravidanza). Un obiettivo impossibile da raggiungere, dice lo studioso, per la maggior parte delle donne, a meno che non si vogliano aggiungere allo stress del cambiamento di vita per l’arrivo del piccolo, alla stanchezza, alla mancanza di sonno, ai dolori post parto anche una ferrea dieta e una quotidiana seduta di addominali e nuotate.
“Ci vuole un anno almeno”, dichiara perentorio Sawicki “e chi pensa di farcela in minor tempo mette sotto stress l’organismo e anche la psiche”.
Piuttosto sarebbe il caso di evitare di mettere su chili eccessivi durante la gravidanza. Il massimo consentito? Dodici chili, che andranno via in gran parte con il parto e il resto lentamente, mese dopo mese. E’ importante ricordare che non si deve mangiare per due, ma assicurare a se stesse e al feto il giusto apporto di nutrienti, concedendosi qualche volta una golosità, e fare attività fisica anche durante la gravidanza (nuoto, camminata, yoga).
Photo: http://www.flickr.com/photos/40645538@N00/3206805049
domenica 24 maggio 2009
Per iniziare bene la giornata ...

Alimentazione dei bambini. La sveglia trilla, la famiglia si alza. Da quel momento è tutta una corsa e i bambini spesso non hanno voglia di mangiare niente. Errore madornale saltare la prima colazione che, come ci tramandano le nonne, è il pasto più importante dell’intera giornata. Ci permette, infatti, di immagazzinare una buona quantità di carboidrati, proteine e zuccheri per affrontare al meglio gli impegni che ci aspettano. Inoltre è probabilmente l’unico pasto che possiamo fare senza pensare ai chili di troppo: il metabolismo avrà tutta la giornata e decine di attività per smaltire zuccheri e calorie.
Eppure l’allarme dei pediatri italiani è chiaro: almeno il 30% dei bambini italiani non fa colazione e molti altri la fanno di corsa al bar insieme e ai genitori. Un comportamento scorretto che si ripercuote non solo sulla forma fisica – alcune ricerche hanno, infatti, dimostrato che i bambini obesi frequentemente saltano la colazione (salvo poi recuperare di più e troppo durante la giornata) – ma anche sulla capacità di attenzione a scuola e sulle abitudini familiari. Marcello Giovannini, fondatore della Società Italiana di Nutrizione Pediatrica, spiega, infatti all’ADN Kronos, che ormai nella maggior parte delle famiglie italiane si è persa la convivialità del pranzo vissuto tutti insieme a tavola e che mantenerla intatta almeno a colazione è un impegno importante per i bambini.
Allora vediamo quali sono le regole d’oro per una perfetta colazione.
Prima di tutto è bene consumarla con calma, seduti a tavola e non di corsa al bancone di un bar. La colazione deve rappresentare il 20% dell’intero apporto calorico giornaliero e va fatta entro due ore da risveglio; in questo modo non solo facciamo girare nel giusto senso le lancette dell’orologio biologico, ma forniremo anche all’organismo le risorse necessarie per affrontare la giornata.
Occhio agli ingredienti ideali: meglio evitare troppi zuccheri semplici perché il rischio è che l’organismo vada in ipoglicemia nel bel mezzo della mattinata chiedendoci di trangugiare qualche snack industriale; via libera a creme e marmellate da spalmare sul pane, meglio se integrale, così come i cereali e i corn flakes abbinati a yogurt e latte.
lunedì 18 maggio 2009
Pancia a punta, bruciore allo stomaco e voglie: quante leggende attorno alla gravidanza

Gravidanza. A quante non è mai capitato, durante la gravidanza, di sentirsi dire “che bella pancia a punta, nascerà un maschietto!”?
A me è successo decine di volte. La mia panciona era davvero a punta e sporgeva in avanti come un pallone da calcio. In effetti vi cresceva un bel maschietto e tutti quelli che la guardavano indovinavano immediatamente il sesso del bebé.
E’ solo uno dei tanti miti di origine popolare che continuano a perpetuarsi con gli anni fino ad assurgere al rango di verità scientifica. Impossibile sbagliarsi: la pancia che si dilata sui fianchi è sinonimo di femminuccia in arrivo, se lo stomaco della mamma brucia è perché il bambino ha tanti capelli (“il pelo sullo stomaco”, si dice comunemente), se si ha un desiderio irrefrenabile di mangiare qualsiasi cosa è perché sta arrivando un maschietto.
Mi diverte leggere questo studio, pubblicato qualche settimana fa su Scientific American, condotto dallo studioso George Saad della University of Texas Medical Branch e intitolato “ I sette miti della gravidanza”. Ve li riporto.
Prima di tutto sfatiamo il mito che avvolge la forma della pancia: un pancione a punta, sporgente in avanti, non vuol dire che vi sta crescendo un maschietto. La forma della pancia dipende soprattutto dagli addominali della mamma e dal fatto che gli ormoni contribuiscono a far rilassare le articolazioni pelviche per accogliere il feto in crescita. Ma anche la posizione assunta dal bambino nell’utero può contribuire a dare una forma particolare al pancione.
Altro mito: l’età del padre non influisce in alcun modo sulla salute del nascituro. Invece influenza e come: la qualità del liquido seminale peggiora con il passare degli anni e quindi se il papà è over 40 è più alto il rischio di difetti congeniti.
Falso che non si possano sollevare pesi perché si distaccherebbe la placenta; in realtà è bene non farlo per non gravare troppo sulla schiena messa già a dura prova dal peso del pancione (non so voi, ma a prescindere io non solleverei pesi mai e poi mai…).
E se si ha una voglia matta di noccioline e arachidi non c’è nessun motivo per evitarle. Spesso ci sentiamo ripetere di non mangiarle perché aumentano le chance che il bambino ne diventi allergico ma è una bufala: il metabolismo materno trasforma gli allergeni alimentari in componenti non allergeniche prima che arrivino al sangue del feto.
Qualche verità in alcune leggende c’è. Ad esempio è vero che un bambino capellone nella pancia aumenta il rischio di soffrire di bruciori di stomaco. La causa sarebbe degli estrogeni che regolano la crescita dei capelli nel nascituro e aumentano anche il reflusso esofageo. Secondo lo studio è vero anche che se si aspetta un maschietto si mangia di più: la colpa sarebbe questa volta del testosterone che aumenta probabilmente la sensazione di fame. Infine numerose ricerche avrebbero di mostrato che una donna in forte sovrappeso ha più probabilità di partorire un bambino bello grosso: l’obesità è collegata al diabete e a una maggiore insulino resistenza. Il risultato è che al bambino, attraverso al placenta, arriva una gran quantità di glucosio che aumenta non solo il suo peso alla nascita ma probabilmente lo predispone a un futuro sovrappeso.
martedì 5 maggio 2009
Latte formulato e obesità: un legame al vaglio dei ricercatori

Latte artificiale. Leggevo su un libro di pediatria che i bambini nutriti con latte formulato crescono più rapidamente rispetto agli altri, ma che questa crescita si arresta in concomitanza dell’inizio dello svezzamento e si adegua a quella standard intorno al primo anno. Tant’è che, al primo compleanno, tutti i bambini saranno più o meno uguali in termini di peso corporeo, fatte salve, naturalmente, le differenze tra bambino e bambino spesso legate a fattori come ereditarietà e struttura ossea.
Poi leggo questo studio pubblicato giorni fa sulla BBC online che dice che il latte materno contiene una quantità minore di proteine ed è per questo che i bambini nutriti con latte artificiale crescono rapidamente nei primi mesi di vita.
Lo studio ha coinvolto un migliaio di bambini e ha dimostrato che il motivo di questo repentino aumento di peso sta nella quantità di proteine contenute nel latte artificiale.
I ricercatori dell’Università di Monaco hanno coinvolto genitori di neonati di Paesi diversi (Italia Germania, Belgio, Polonia e Spagna) che sono stati seguiti sin alle prime settimane di vita. A un terzo dei bambini è stata data una formula di latte a basso contenuto di proteine (circa 2 grammi per 100 calorie), un altro terzo ha avuto un latte ricco di proteine (3-4 grammi per 100 calorie) mentre gli altri bambini sono stati nutriti con latte materno per il primo anno di vita. A tutti i bambini sono stati misurati peso, altezza, e indice di massa corporea (BMI, che calcola il rapporto tra peso e altezza) per due anni.
Ecco i risultati pubblicati sull’American Journal of Clinical Nutrition: al termine di questo biennio non si registrava nessuna differenza nell’altezza dei bambini dei tre gruppi, ma quelli nutriti con latte ad alto contenuto proteico risultavano essere più cicciotelli.
L’ipotesi dei ricercatori è che i bambini cresciuti a latte formulato sono più esposti al rischio di diventare obesi in futuro e proprio per verificare questa teoria i piccoli saranno seguiti anche nei prossimi anni.
Secondo l’autore di questa ricerca, è possibile che un’alimentazione ricca di proteine nei primi mesi di vita “insegni” all’organismo ad immagazzinare più grassi possibile; una circostanza che aumenta il rischio di sovrappeso e obesità da adulti. I ricercatori non solo hanno concluso che è importante avviare e supportare programmi di educazione e sostegno all’allattamento, ma anche sensibilizzare le aziende produttrici di latte formulato a studiare la possibilità di limitare il contenuto proteico.
Al di là dei risultati di questa ricerca, numerosi esperti intervistatati dalla BBC hanno ricordato che sin dagli anni ’70 il latte formulato viene proposto a milioni di bambini senza che alcuna evidenza scientifica abbia dimostrato che causa obesità.
E in effetti se mi guardo intorno vedo, oggi, molti bambini in sovrappeso che, a prescindere da come sono stati nutriti nei primi mesi di vita, hanno uno stile di vita sedentario e seguono una dieta ricca di grassi e zuccheri. Penso che a fare dell’obesità infantile una delle emergenze sanitarie globali del nuovo secolo sia questo tipo di abitudini.
giovedì 5 febbraio 2009
Troppa televisione da bambini, troppi fast-food da grandi

Ora, prendiamola con le pinze perchè le ricerche scientifiche ormai indagano su tutto e giungono a conclusioni a volte bizzarre, ma di certo questo studio è un ottimo spunto per ribadire l’importanza di limitare l’utilizzo della televisione. La ricerca, che ha coinvolto duemila bambini, è stata pubblicata sul Journal of Behavioral Nutrition and Physical Activity e ha dimostrato che se un bambino va in overdose da televisione rischia, da ragazzino, di diventare un patito del jungle-food (il cibo spazzatura) tipico del fast food.
A furia di vederli verrebbe la voglia di imitarli.
Appunto.
lunedì 26 gennaio 2009
Obesità infantile: tra le cause anche lo stress dei grandi
Ok, lo stress in famiglia fa male davvero alla psiche dei bambini e si riversa anche sulla salute, ma che le tensioni familiari facciano diventare i bambini obesi è proprio una novità.Lo ha spiegato sul Journal of Pediatrics uno scienziato svedese che ha preso in esame 7443 famigliole dove stavano crescendo dei bambini di 5/6 anni. Malattie, crisi economiche, divorzio dei genitori o episodi di violenza: tutti questi fattori influenzano lo sviluppo dei più piccoli a tal punto che quelli che vivono situazioni di stress tra le mura domestiche hanno ben il doppio delle probabilità di diventare obesi.
Le cause di questo collegamento? E’ possibile che i bambini sottoposti a forte stress mangino con più voracità per compensare i loro problemi o che i genitori siano talmente distratti da altro da non educare i piccoli ad una corretta alimentazione. Non solo, per questi bambini televisione, computer e cibo spazzatura rappresentano un valido sostegno psicologico che non viene bilanciato da attività all’aria aperta, compagnia e soprattutto serenità.
Quello svedese non è l’unico studio che dimostra un legame tra stress in famiglia e obesità dei bambini. Una recente ricerca dell’Università dell’Illinois pubblicata su Pediatrics avrebbe infatti posto sotto la lente di ingrandimento il sovrappeso di piccoli tra i 3 e i 20 anni in relazione allo stress delle mamme. In altre parole, una mamma stressata scarica i suoi problemi sui bambini che trascorrono parecchie ore in casa con lei e loro scaricano sul cibo, soprattutto su quello da “carenza affettiva”, come i dolci, merendine e snack. Magari subendosi centinaia di spot pubblicitari...
