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giovedì 3 marzo 2011

Telelavoro: il Ministro ci prova sul serio

Nuove proposte in tema di conciliazione. Il ministro del Welfare Sacconi ha elaborato una bozza di linee guida sul tema della conciliazione tra tempi di vita e di lavoro. "L'obiettivo -ha spiegato il ministro- è di favorire la conciliazione dei tempi di lavoro e dei tempi di famiglia attraverso la modulazione della flessibilità dell'orario di lavoro".

In particolare, la bozza prevede l'introduzione di regimi di orario di lavoro modulati su base semestrale o annuale a fronte di impegni contrattuali per la conciliazione. Nel testo si sottolinea l'importanza della necessità di "incentivare un maggiore e migliore utilizzo su base volontaria e compatibilmente con le esigenze aziendali, del telelavoro e di tipologie contrattuali come part time, lavoro ripartito, lavoro intermittente". Il documento inoltre sottolinea che "le politiche aziendali di conciliazione possono beneficiare delle misure fiscali di detassazione del salario di produttività".

Tra i diversi punti previsti dal documento presentato da Sacconi: la possibilità per il lavoratore padre e la lavoratrice madre, di beneficiare, entro i primi tre anni di vita del bambino, di particolari forme di flessibilità di orario in entrata e in uscita. Inoltre, è prevista la trasformazione temporanea del rapporto di lavoro a tempo pieno in tempo parziale, per i primi 5 anni di vita del bambino o in caso di particolari esigenze di cura per genitori o altri familiari.

La bozza di intesa prevede l'impegno, al rientro dalla maternità, di assegnare alla lavoratrice le stesse mansioni che svolgeva in precedenza oppure mansioni che non vanifichino la professionalità e l'esperienza già acquisite.

Altra agevolazione prevista è la possibilità di ricorrere a una 'banca delle ore', e dove possibile, a meccanismi di banca-ore dedicati in particolare a genitori di bambini in età fino a 24 mesi. E ancora, l'opportunità di usufruire di un orario di lavoro 'concentrato', ossia un orario 'continuato' dei propri turni giornalieri.

La bozza è stata approvata dai sindacati e adesso la parola passa a un tavolo tecnico che esaminerà le proposte e studierà le modalità per metterle in pratica.
Fonte: Adnkronos

venerdì 15 ottobre 2010

Da Mamma a Mamma...



Questo blog è nato più di un anno e mezzo fa. E’ nato sull’onda del lavoro che svolgo ogni giorno (e che mi permette di avere accesso a un bel po’ di fonti di informazione scientifica) e della curiosità che ho sempre avuto per i temi della ricerca.
E’ nato perché, al di là di ogni aspettativa, la maternità è stata per me un’occasione straordinaria di crescita personale, un momento per scoprire una insospettata parte di me e non potevo lasciar fluire via queste emozioni senza cercare di fissarle nel modo in cui ho sempre fatto sin da bambina. Scrivendo.

Per tutto questo tempo ho soddisfatto la mia curiosità e quella delle mamme che ho conosciuto grazie alla rete (mamme blogger, ma anche le mamme che ho conosciuto con il profilo su Facebook) con la stesura di post riguardanti la ricerca e la medicina nel mondo mamma/bambino.
Poi questo aspetto della mia vita si è trasformato, passando da semplice passatempo a lavoro.

Pagine Mamma è nato così. Ci sono voluti quasi nove mesi (!?!) perché io, le mie collaboratrici e il team di sole donne di Publicis Healthware International, una importante e-health company specializzata nella comunicazione che realizza, tra gli altri, uno dei portali di salute più conosciuti d’Italia (Pagine Mediche.it), riuscissimo a mettere online questo portale.
Il portale non è nuovo nella sua concezione. Ne esistono di numerosi che offrono informazioni sulla gravidanza, il parto e la salute e in questo senso Pagine Mamma non è da meno (si trovano, infatti, informazioni dettagliate sul concepimento, sulla gravidanza, sul parto e sulla salute del bambino fino ai sei anni, ma anche strumenti interattivi, come il calcolo dell’ovulazione o della data presunta del parto).

Ma quello che mi rende orgogliosa di questo prodotto è che è uno strumento davvero utile per le mamme e future mamme che vogliono tenersi aggiornate e voglio avere accesso ad informazioni accreditate e autorevoli, scritte in un linguaggio semplice e comprensibile.

Ecco, paginemamma.it è il nuovo strumento di informazione destinato alle mamme che stanno al passo coi tempi, che vogliono essere informate e che scelgono di affidarsi ad una rete di informazioni che coniuga il sapere dei professionisti di paginemediche.it (un portale che riceve circa tre milioni di visite al mese!) con quello delle mamme.

Su Pagine Mamma troverete non soltanto le informazioni sulla gravidanza e la salute, ma anche le ultime notizie sul mondo della maternità e dell’infanzia, i consigli da mamma a mamma, le risposte degli esperti, principalmente pediatri e ginecologi, alle domande più comuni delle mamme, numerosi spunti di lettura e tante curiosità, con un’attenzione alla moda e al modo del tutto unico e speciale di essere mamma al giorno d’oggi.

Spero che questo nuovo prodotto editoriale vi piaccia e capirete se da oggi su Mamma News troveranno spazio soprattutto riflessioni personali, articoli riguardanti notizie di attualità e molto altro, invece che post riguardanti la medicina.
Quelli li trovate su Pagine Mamma!

martedì 11 maggio 2010

Dedicato a chi soffre di nonno-dipendenza

Anche se la festa della mamma è passata da qualche giorno questo post è dedicato a mia madre. Giovanissima nonna, è un aiuto prezioso per me e per il mio nano al quale si dedica quanto più le è possibile con amore e una cura quasi professionale.

Sarà che sono davvero un po’ scombinata e che il fatto che mia madre abiti praticamente accanto a me mi fa sentire più tranquilla su un sacco di incombenze: se dimentico di comprare il latte attingo al suo frigo, se i panni da stirare si accumulano sulla sedia lei li fa sparire e ricomparire belli piegati, se la sera voglio uscire oppure devo fare una commissione nel pomeriggio lei è sempre disponibile a stare con il nano.

E' quindi ovvio che non posso fare a meno della nonna e sembra che io non sia l’unico genitore a soffrire di nonno-dipendenza. Secondo i recenti dati resi noti dalla Spi-Cgil che ha commissionato uno studio in proposito, sembra che i nonni siano uno dei pilastri della nostra società, sia dal punto di vista economico che da quello della vita quotidiana. Secondo questo studio, infatti, ben sette bambini su dieci vivono con i nonni e il contributo fornito dai nonni è calcolato in una cifra tra i 7,3 e i 13,8 miliardi di euro l'anno. Questa cifra è il risultato di un calcolo retributivo che prende in esame sia un lavoro che viene svolto gratuitamente sia numerose variabili connesse alla presenza dei nonni, come ad esempio le ore che i genitori possono passare a lavoro contribuendo, quindi, all’economia generale oppure al risparmio per le famiglie che possono fare a meno di baby sitter e asili nido.

Inoltre sembra che i nonni aiutino i propri figli in maniera significativa anche dal punto di vista economico, in certi casi addirittura con la metà della loro pensione.

Insomma gli anziani sono una risorsa per il nostro Paese e si danno un gran daffare
La segretaria generale dello Spi Cgil, Carla Cantone, lo dice chiaramente "sono proprio le persone tra i 55 e i 75 anni che contribuiscono a sostituire un welfare che nel nostro Paese non c'è".
Sì, perché se gli asili nido pubblici sono un miraggio per la maggior parte dei genitori e se le baby sitter costano quanto lo stipendio che io porto a casa è chiaro che ho ben poca scelta: o impacchetto il nano e me lo porto a lavoro nascosto nella borsa pregandolo di stare zitto oppure mi dimetto per stare con lui.

A meno che non io abbia un nonno dietro la porta.

Image: Food of love

martedì 29 settembre 2009

Bambini più pigri e obesi se la mamma lavora

Obesità infantile. Qualche giorno fa leggevo questo bel post di Flavia e confesso che prima ho tirato un sospiro di sollievo e poi mi sono detta in fondo lo sapevamo, meglio una mamma soddisfatta e gratificata che una mamma a tempo pieno lamentosa e scontenta.
Insomma, ce lo ripetiamo sempre che la qualità paga più della quantità.
Poi leggo questo studio condotto dai ricercatori dell’Istitute of Child Health britannico: studiando ben 12.500 bambini cinquenni e le loro mamme la conclusione è stata che i figli delle donne lavoratrici facevano una vita meno attiva e mangiavano peggio.
Per giungere a queste conclusioni i ricercatori hanno chiesto alle mamme di raccontare la loro giornata-tipo, ad esempio quante ore lavorassero fuori casa, ma anche quali fossero le abitudini dei loro figli, che tipo di attività sportiva facessero e in cosa consistesse la loro dieta quotidiana. Ebbene, la conclusione è stata: i bambini delle donne che lavoravano anche solo 21 ore alla settimana bevevano con maggiore frequenza bevande zuccherate tra un pasto e l’altro e avevano maggiori rischi di diventare obesi o in sovrappeso a tre anni.
Non solo, questi bambini erano anche abituati a trascorrere almeno due ore al giorno davanti alla televisione o al pc, rispetto ai figli delle stay-at-home-mum che non superavano le due ore quotidiane, e ad andare a scuola in auto invece che a piedi o in bicicletta, magari pure col passeggino (se ne parla anche qui).
Ovvio che leggendo i dati la prima spiegazione che mi sovviene è che i figli di mamme che lavorano sono, in effetti, meno controllati e più facilmente trasgrediscono alle regole, senza contare che portare i bambini a scuola facendo una sana passeggiata tutti insieme ogni mattina può sembrare un’utopia per la maggior parte di noi.
Ma poi mi sono chiesta: in che modo noi mamme lavoratrici potremmo riuscire ad essere egualmente presenti nella vita quotidiana dei nostri figli anche senza la nostra presenza fisica costante?
Siamo per forza di cose più permissive perché non riusciamo ad essere presenti 24 ore su 24?
Sono convinta - pur se i risultati non sempre ci danno soddisfazione - che ci proviamo al 100 percento, combattendo con sensi di colpa tra progetti di lavoro più o meno gratificanti e una spesa al super…e stiamo sempre lì a chiederci se potevamo fare di più e di meglio.
Mai dome.

domenica 18 gennaio 2009

A lavoro a 5 giorni dal parto...ma perchè

La ministra francese Rachida Dati ha una bambina e dopo cinque giorni dal parto cesareo si presenta a lavoro in tacchi a spillo. La notizia ha fatto il giro del mondo.

Per carita', adorabile lei che a 40 anni diventa mamma single felice e in carriera,
ma dico io - fatta salva la totale libertà personale di gestire la propria gravidanza e le proprie esperienze come si ritiene più giusto - ma perché questa corsa al lavoro?
A parte che io a cinque giorni dal cesareo mi muovevo in casa mezza curva e mi sedevo e alzavo dal divano con dolori che mi si leggevano in faccia, ma non è che hai covato un ovetto che si è schiuso e via.

Penso che la nascita del tuo primo figlio sia un'esperienza che ti cambia e che va metabolizzata e non lo dico solo per la fatica, il dolore, la convalescenza eccetera, ma lo dico SOPRATTUTTO per tutti gli aspetti assolutamente straordinari che questa esperienza pu regalare: tenerezza, emozione, sconvolgimenti ormonali che ti spingono a piangere senza un apparente motivo (e invece il motivo cè, ma chi lo capisce se non tu?), innamoramento nuovo e sconvolgente; tutte cose a cui è bellissimo abituarsi lentamente e che vanno godute perché non tornano più (ma proprio più perché col secondo non sarà la stessa cosa sconosciuta).

Certo nei mesi successivi andare a lavoro pu rappresentare un momento addirittura di svago e di libertà e magari non tutte si possono permettere di stare a casa perché non tutte hanno un lavoro così garantito, certo la ministra ha un incarico importante e probabilmente non si poteva proprio assentare, ma diciamocela tra di noi che non siamo poi così importanti: ma che si è persa?