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lunedì 7 febbraio 2011

Giocare con i bambini: un vero e proprio Special Time

Sono certa che ad una prima lettura direte: "Questa è la scoperta dell'acqua calda" ma dopo un'onesta riflessione converrete che il concetto non è così ovvio e scontato.
Di cosa parliamo? Della teoria dello "special time" appena arrivata dal mondo dell'infanzia made in USA.


In cosa consiste? In dedicare al proprio figlio almeno 15 minuti della proprio giornata (se parliamo di bimbi piccoli, per quanto il concetto venga applicato anche agli adolescenti utilizzando una fetta di tempo più ampia) per giocare secondo quelli che sono i suoi desideri, non in base alle sollecitazoni che siamo noi a dargli e spegnendo rigorosamente cellulare, tv, computer e interrompendo qualsiasi altra azione che ci distragga da lui.
L'obiettivo non è viziarli - sostengono i teorizzatori dello "special time" - ma rispettare i loro desideri, divertirsi insieme quotidianamente creando un abitudine al gioco condiviso.
Il tutto aiuterebbe ad incrementare l'autostima dei figli e rafforzare il legame tra adulti e bambini.
Durante quel tempo dedicato, infatti, è il bimbo a condurre il giorco, a decidere se vuole giocare al pirata, con le bambole o dipingersi la faccia per fare l'indiano.

lunedì 24 maggio 2010

Dell’amore per la lettura trasmesso ai bambini...

Per anni gli educatori hanno pensato che avere dei genitori istruiti fosse il più efficace modo per predire il livello culturale ed educativo di un bambino (il che potrebbe anche essere se non fosse che se ne vedono in giro di capre con genitori di sopraffina cultura..).

Adesso uno studio condotto da alcuni sociologi dell’Università del Nevada ha scoperto che a fare la differenza sarebbe la quantità di libri che ci sono in casa: se un bambino cresce in una casa dove ci sono almeno 500 titoli le sue chanche di studiare più a lungo e con maggior profitto aumentano.
Il connubio tra i due elementi, poi, sarebbe davvero interessante: crescere in mezzo ai libri e avere dei genitori acculturati aumenta di almeno 3,2 anni il livello dell’istruzione.

I sociologi hanno analizzato per vent’anni ben 70mila famiglie abitanti in 27 Paesi diversi e hanno concluso che, in generale, avere dei libri in casa è un economico investimento che potrebbe avere ripercussioni significative e preziose sul livello di educazione e sul futuro dei bambini. Secondo Mariah Evans non è nemmeno necessario arrivare fino a 500 titoli: averne già venti in uno scaffale aumenta le probabilità che il bambino cresca con curiosità e si sviluppi in lui il desiderio della conoscenza e dello studio.

In fondo tutti noi che amiamo i libri lo sappiamo bene: magari siamo cresciuti in una casa dove c’era un mucchio di libri e questi misteriosi oggetti hanno rappresentato per ciascuno una scintilla di curiosità nei confronti del mondo.

Mi viene in mente un’intervista rilasciata da Bice Biagi all’indomani della morte di suo padre: raccontava che nella grande libreria di casa alcuni libri erano inaccessibili. Alcuni grandi classici erano stati sistemati negli scaffali più alti e alle bambine che chiedevano di leggerli, Enzo Biagi spiegava che non era ancora arrivato il momento perché erano troppo piccole. Questa inacessibilità, questo alone di mistero ha stimolato nelle ragazzine una straordinaria curiosità nei confronti dei grandi libri e ne ha fatto appassionate lettrici.

lunedì 8 marzo 2010

Mio figlio non dorme, fa astrazioni!

Qualche giorno fa mio figlio, 18 mesi, ha guardato un aereo disegnato su un libro e ha detto “aeeo”. E io l’ho festeggiato confermandogli “certo amore, aereo”. E gli ho raccontato di quando poco più che unenne lo un aereo lo portò in vacanza un po’ lontano da casa sua.
Il giorno successivo il nano guardava fuori dalla finestra e a un certo punto ha detto: “Aeeo” , io gli ho ripetuto un po’ distrattamente “si amore, aereo”, ma poi ho alzato gli occhi e ho visto che lui indicava un aereo nel cielo.
Come abbia fatto un’associazione tra l’oggetto disegnato e uno che vola veramente non lo so.
Il particolare aereo che aveva visto nel libro si era trasformato per lui in un concetto universale di aereo che vola in cielo. Si chiama astrazione e sembra che i bambini la facciano continuamente, complice anche il fatto che dormono tanto.
Provo a sintetizzare in parole semplici un complesso studio fatto da alcuni ricercatori dell’Università di Tucson che hanno utilizzato un linguaggio artificiale per capire in che modo 50 bambini di 15 mesi apprendessero cose nuove attraverso l’astrazione.
Ai bambini sono state fatte ascoltare alcune frasi preregistrate e senza senso finché non sono diventate per loro familiari. Queste frasi contenevano tre distinte parti, la prima prediceva la terza nel senso che riproduceva la struttura tipica di una frase inglese composta da un soggetto e da un verbo.
Dopo aver ascoltato le frasi, i bambini venivano lasciati liberi di fare un sonnellino e al risveglio venivano fatte loro ascoltare frasi nuove con lo stesso costrutto.
Ebbene, secondo quanto hanno osservato questi scienziati, i piccoli che avevano dormito riuscivano non solo a riconoscere le frasi che avevano imparato, ma anche ad essere capaci di riconoscere la vecchia struttura in una frase mai ascoltata.
Avevano sviluppato, quindi, l’abilità di formulare concetti universali ricavandoli dalla conoscenza del particolare. In altre parole, avevano fatto un’astrazione.

Image: Exhausted

mercoledì 21 gennaio 2009

Creare il mondo

La creatività consiste nel mantenere nel corso della vita qualcosa che appartiene all'esperienza infantile, la capacità di creare il mondo.

Donald Winnicott