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mercoledì 25 maggio 2011

Malattie al nido? Sono utili e necessarie!

Il primo anno di asilo nido è stato un incubo. Mio figlio si è ammalato un numero disdicevole di volte e ha portato a casa ceppi virali che credevamo estinti e che hanno colpito anche noi adulti. Un inverno che non finiva mai.
Quest'anno che si sta chiudendo invece è andato molto meglio. Ci siamo fatti l'influenza stagionale e un paio di scoccianti faringiti con tosse e qualche linea di febbre. Abbiamo chiuso proprio la scorsa settimana con la scarlattinetta(altrimenti detta quinta malattia): puntini, febbre, tonsillite. Tutto passato nel giro di tre giorni.

Nonostante le difficoltà legate alle malattie del primo anno di scuola però dobbiamo ricordarci che è proprio in questo modo il sistema immunitario dei bambini si allena, si rinforza e diventa reattivo per gli anni a venire.



Giuseppe Di Mauro, presidente della Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps) ricorda,infatti, che i primi anni di scuola sono i più duri per bambini e genitori, ma la frequenza dei malanni serve a creare una risposta immunitaria duratura e persistente. Un vantaggio che si vedrà negli anni successivi, quando i bambini supereranno indenni i mesi più critici per le malattie (autunno, inverno, primavera).

Piuttosto, precisa Di Mauro, è meglio lasciar fare alla malattia il suo corso e non imbottire il bambino di farmaci: "è importante lasciare all'organismo del bambino e alla natura la risposta migliore alla malattia, garantendo un'alimentazione giusta, ricca in frutta e verdura, uno stile di vita attivo, prevalentemente all'aria aperta e non in ambienti chiusi".

Insomma, sì a curare i bambini con le medicine, ma solo quando queste sono davvero necessarie: i bambini si ammalano ed è un evento del tutto normale e fisiologico e i pediatri non si stancano di ripetere a genitori ansiosi e preoccupati che è importante allenarsi ad avere un “comportamento di attesa, responsabile, legato ai consigli che inevitabilmente il pediatra fornirà”, un comportamento che mette al riparo da un eccessivo ricorso ai farmaci e che favorisce una giusta attenzione ai problemi di salute del bambino.

Fonte: Ansa

sabato 5 giugno 2010

Vitamine B: le vitamine energetiche che non dovrebbero mai mancare nell'organismo di mamma e bambino

Gli esperti le chiamano vitamine energetiche perché, pur non apportando direttamente energia all’organismo, svolgono una fondamentale funzione nel processo di conversione del cibo in energia. Parlo delle vitamine del gruppo B, che giocano un ruolo chiave nel far sì che i nutrienti assunti dall’organismo attraverso il cibo, come proteine, grassi e zuccheri, vengano assimilati correttamente e trasformati in energia.

Praticamente è come se svolgessero la funzione di ottimizzare lo zucchero che viene assunto con gli alimenti e che, soprattutto nei bambini, non dovrebbe superare i 30-50 grammi al giorno. Spesso si esagera: nell’errata convinzione che i bambini abbiano bisogno di zuccheri per far fronte a giochi, sport, scuola, crescita, si rischia di eccedere con dolciumi, merendine e zuccheri raffinati. Invece in qualche caso sarebbe sufficiente un integratore di vitamine B e per questo i pediatri possono prescrivere dei supplementi dietetici in periodi particolarmente impegnativi, come durante un allenamento sportivo intensivo, un momento di studio, precise fasi della crescita, dopo una malattia o un’influenza, a seguito di una terapia antibiotica o farmacologica, oppure durante i cambi di stagione quando, soprattutto nei bambini, si avvertono stanchezza, irritabilità, debolezza. Inoltre durante la gravidanza assumere integratori di vitamina B, in particolare di vitamina B9 (acido folico), è estremamente importante per ridurre drasticamente il rischio di malformazioni nel feto, come la spina bifida.

La B1 sul sistema nervoso, la B6 e la B5 fa bene alla vista e alla pelle, la B3 combatte insonnia e depressione ed è un potente alleato del sistema immunitario: le vitamine del gruppo B sono numerose e preziose e sintomi come stanchezza, affaticamento, depressione, sbalzi di umore e disturbi gastrointestinali sono i segni più evidenti di una carenza di vitamine B.

Ma in quali alimenti si trovano le vitamine del gruppo B? Latticini, carni magre, uova, verdure a foglia verde, cereali, legumi, frutta secca, pollame, fegato sono riserve preziose di vitamine del gruppo B.
E’ chiaro che il modo migliore per assumere la vitamina B è seguire una dieta varia ed equilibrata, ma in alcuni casi o in precisi momenti della vita di un bambino un supplemento di questa preziosa vitamina può e deve essere preso in considerazione.

mercoledì 2 settembre 2009

Influenza suina... ma che si fa?



Fare chiarezza sullo spauracchio dell’influenza suina (scientificamente virus influenzale A/H1N1)?
Sfida difficile ma si può provare.
Non sembra che i media riescano nel compito di aiutarci a districarci tra allarmismi più o meno ingiustificati, ricoveri d’urgenza di casi clinici gravissimi, vaccinazioni di massa, incubo pandemia e chiusura (anzi mai apertura) delle scuole.
Il dato certo resta quello relativo al piano di vaccinazione italiano: in ottobre saranno disponibili 48 milioni di dosi di vaccino che serviranno a vaccinare lavoratori definiti essenziali e a coprire circa il 40% della popolazione. Il vaccino non sarà venduto in farmacia ma verrà gestito dai medici di famiglia che provvederanno alla vaccinazione nel proprio studio medico.
Quindi tanto per cominciare chiediamo al pediatra o al medico di fiducia cosa ne pensa e cosa ci consiglia di fare.
E’ indubbio che il virus dell’influenza A arriverà in Italia in autunno, insieme ad altri virus australiani: in altre parole si unirà ai soliti virus che ogni inverno portano in Italia l’influenza stagionale. Secondo il virologo Fabrizio Pregliasco quindi, un italiano su cinque è destinato ad ammalarsi di influenza e non sempre si riuscirà a capire se il virus è quello della suina o quello australiano.
Quindi che si fa? O ci si vaccina o si mette in conto di affrontare l’influenza come ogni anno, con riposo e antipiretici.
L’argomento bambini è quello che ci preme di più. E allora riporto una nota dell’Associazione Culturale Pediatri nella quale si impegna a garantire un’informazione corretta ai genitori e ricorda che: “la A/H1N1 non può essere al momento considerata pericolosa, né si può prevedere se lo diventerà. Quello che sappiamo per certo del nuovo virus influenzale è che per ora si è dimostrato meno aggressivo della comune influenza stagionale. Nessuno è però in grado di dire se in futuro questo virus si modificherà e diventerà pericoloso. Il suo comportamento, come quello di tutti i virus, è assolutamente imprevedibile e andrebbero messe in atto da subito le uniche misure che si sono dimostrate scientificamente valide nell’impedire la diffusione di tutti i virus respiratori come l’A/H1N1: lavarsi le mani; ripararsi la bocca e il naso quando si tossisce o si starnutisce; evitare di toccarsi occhi, naso e bocca, facili vie di entrata dei virus; stare a casa quando si hanno sintomi di influenza; evitare i luoghi affollati quando i casi di malattia sono molto numerosi. La chiusura delle scuole – con tutte le sue ricadute sociali – potrebbe essere presa in considerazione solo se in futuro dovesse circolare un virus altamente aggressivo (non l’attuale A/H1N1). In tal caso andrebbero chiusi anche tutti i luoghi di ritrovo come i cinema, le discoteche, ecc. Se i casi di influenza saranno più numerosi del solito o il virus dovesse diventare aggressivo, sarà importante permettere ai medici e alle strutture sanitarie di dedicarsi ai pazienti più gravi.”.
Nel mare magnum di dichiarazioni più o meno ufficiali mi sembrano le parole più pacate e obiettive, nonché le più chiare.

P.S. Rimandare l’apertura delle scuole? Mai chiesto. E’ la smentita della Federazione Italiana Pediatri che seccamente ha diffuso un comunicato stampa per sottolineare che ha solo ipotizzato di chiudere le scuole all’interno delle quali si dovessero registrare più di 4 casi di influenza suina.
L’ho detto che la stampa non aiuta. Anzi.
Aggiornamento del 30/09/09
Riporto da un comunicato stampa della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) cinque utili consigli per difendersi dall'influenza suina:
lavarsi accuratamente le mani con acqua calda e sapone asciugandole con cura,
usare fazzolettini di carta usa e getta,
starnutire, in mancanza di fazzoletti, all’interno del gomito, sui propri vestiti,
non tossire di fronte agli altri,
non toccarsi il naso con le mani.