Visualizzazione post con etichetta sonno. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sonno. Mostra tutti i post

martedì 5 giugno 2012

Se i bambini dormono male rischiano di essere meno intelligenti

Si chiama Sindrome OSAS (Obstructive Sleep Apnea Syndrome) e colpisce almeno due bambini su cento. Più comunemente la chiamiamo apnea notturna ed è facile da riconoscere: il bambino russa, ha il sonno agitato, a volte sembra che il respiro si interrompa, spesso si sveglia e poi si riaddormenta.

Secondo Francesco Peverini, Direttore Scientifico della Fondazione per la Ricerca e la Cura dei Disturbi del Sonno, questo disturbo può compromettere seriamente la qualità della vita dei bambini - che rischiano di essere sempre stanchi durante il giorno, di non riuscire a mantenere la concentrazione, di non apprendere a scuola quanto potrebbero, di essere più irritabili e capricciosi - ma anche il loro stesso sviluppo cognitivo.

"E' necessario e urgente sensibilizzare le famiglie, i pediatri ed i medici scolastici affinchè intervengano per tempo nell'individuare i piccoli pazienti affetti da OSAS al fine di evitare l'acuirsi di rischi futuri. Si tratta di disturbi che possono riguardare l'individuo in qualsiasi fase del suo sviluppo e coinvolgere, quindi, anche i bambini di tutte le età: l'OSAS colpisce circa il 2% della popolazione pediatrica in età prescolare e scolare e addirittura in questa fascia di età il 5% registra già il fenomeno del russamento", ha dichiarato l'esperto.

Quali i rischi possibili? Deficit neurocognitivi e insorgenza di una malattia cardiovascolare sin da piccoli, come l'ipertensione arteriosa, fattore di rischio di numerose malattie cardiache e metaboliche. Inoltre possono verificarsi ritardi nella crescita e riduzione della capacità riflessiva e del quoziente intellettivo. Durante la giornata, infatti, i bambini che soffrono di OSAS sono spesso iperattivi, irritabili, hanno problemi comportamentali e scarso rendimento scolastico causato da una ridotta capacità a mantenere viva l'attenzione, la capacità riflessiva, la memoria a lungo termine e il consolidamento di ciò che si è memorizzato. Spesso hanno poi un'ansia immotivata con aumento della frequenza e dell'intensità di alcune paure. In altri casi questi bambini possono, al contrario, essere pigri, svogliati, assonnati e inappetenti.

Come intervenire? Il pediatra va coinvolto in prima persona, lui stesso potrà coinvolgere i genitori in un'attenta analisi del ritmo e delle caratteristiche dle sonno e del comportamento del bambino durante il giorno e potrà prescrivere eventuali esami per capire le cause dell'OSAS, che spesso vanno ricondotte a un'ipertrofia adeno-tonsillare.

giovedì 28 ottobre 2010

Il sonno autogestito di nano


Abbiamo decisamente superato la fase del: come far dormire il neonato. Il cucciolo ormai ha più di due anni ed è abbastanza autogestito.

Confesso che non abbiamo mai avuto bisogno di applicare il nazi-metodo di Estivill (che poi era il Metodo Ferber prima di lui) e che francamente mai l’avrei applicato: non ce la posso proprio fare ad aspettare due minuti (DUE MINUTI???) fuori la porta mentre mio figlio piange nel lettino al buio e mi chiama.

Per fortuna il mio piccolo non ha mai avuto problemi a dormire. L’ho osservato per tanto tempo, ho seguito suoi ritmi e ho letto un illuminante “il linguaggio segreto dei neonati” di Tracey Hogg e alla fine mi sono convinta che da un lato ha un buon rapporto, direi ancestrale, con il sonno e dall’altro forse pure io l’ho aiutato ad instaurare un buon rapporto con il sonno.

Ad esempio, quando era molto piccolo avevamo tutto un rito che lo portava, piano piano, nella sua stanzetta e nel suo lettino a fare la nanna: bagnetto, saluto della buonanotte a tutti i suoi amici della casa (i quadretti alle pareti, la stanza della pappa, l’orsetto) e poi, nella sua cameretta, biberon e nanna tranquillo. Lo lasciavo nel lettino, uscivo e lui sia addormentava. Se mi richiamava entravo subito, gli facevo due carezzine e due paroline dolci e poi uscivo di nuovo.

La prassi è ancora questa con la differenza che adesso è più grande e io sono più flessibile. La mia flessibilità consiste nel dire che non posso costringerlo ad avere sonno, quindi se vuole rimanere in piedi un po’ di più lo lascio fare perché so con certezza che se ha sonno mi dice chiaramente “mamma nanna”. Molto dipende anche dalla durata del sonnellino pomeridiano: se si è ciucciato tre ore posso anche capire che non avrà sonno prima di una certa ora. Quindi va bene se vuole stare sveglio un po’ di più, magari facendo attenzione a non farlo scatenare e a mantenere soffuse le luci e tranquille le attività della casa.

Abitualmente va a dormire intorno alle 20.30 dopo un piccolo rituale che consiste in: cena, mezz’ora di giochini tranquilli (un libro ad esempio), bagnetto e nanna.
Steso sul fasciatoio gli metto il pigiamino e chiacchieriamo un po’ sottovoce (o meglio, IO parlo sottovoce): fuori è buio, ci sono la luna e le stelle e tutti i bimbi fanno la nanna e facciamo l’elenco di tutti quelli che fanno la nanna, dai suoi amici del nido fino alla prozia che ha visto una sola volta mesi fa.
Dopo questa litania lo metto nel lettino, spengo la luce e gli do la buonanotte.

Fine.

Ultimamente vuole andare a letto portandosi appresso l’intero parco auto: moto, camion, porsche e auto della polizia e ieri finanche un aereo!
Ogni mio tentativo di togliergli di mano questi giochini è inutile, quindi non ci provo nemmeno ed entro nottetempo nella stanza per fargli un po' di spazio e mettere a nanna anche i suoi giochi.

martedì 8 giugno 2010

Il sonno dei bambini è prezioso anche per lo sviluppo cognitivo

Gli esperti sono concordi nel ritenere che i bambini, non solo i neonati, abbiano bisogno di regolarità, abitudini, rituali. Io sono d’accordo con buona pace di chi pensa che i bambini vadano lasciati liberi di dormire, poppare, giocare quando preferiscono. Penso che anche noi adulti abbiamo bisogno di dormire un certo numero di ore, mangiare a una certa ora e una totale deregulation di abitudini e orari farebbe andare in loop anche noi.

Certo, noi siamo grandi e ce ne rendiamo conto, loro sono piccoli e hanno bisogno della nostra guida e del nostro aiuto per capire quando è tempo di mangiare e quando di dormire.
L’ho costatato con mio figlio che è un bambino sereno e tranquillo e lo è anche per le abitudini che ha e per il fatto che non l’ho mai strapazzato costringendolo a venirmi dietro di sera mentre era chiaro che voleva dormire nel suo lettino. Sin da piccolo è sempre stato un dormiglione e io l’ho assecondato in questa sua inclinazione, creandogli i presupposti perché al massimo entro le 20.30 andasse a dormire volentieri: a casa nostra a una certa ora tutto inizia a rallentare e a scemare.

Leggo di questa ricerca condotta su ottomila bambini di 4 anni presso il SRI International, un istituto di ricerca non governativo e no profit, presentata in occasione del grande congresso internazionale che si sta tenendo in questi giorni in Texas e che ha come tema proprio il sonno (SLEEP).

Questi studiosi hanno concluso che i bambini che hanno delle regole per andare a dormire e che dormono un numero giusto di ore vanno meglio a scuola e in generale mostrano un migliore sviluppo cognitivo. Capacità di esprimersi con linguaggio, alfabetizzazione, consapevolezza dei fonemi, abilità manuali: i bambini che hanno orari regolari nel sonno e dormono almeno dieci ore a notte avrebbero maggiori abilità in questi campi e andare a letto presto, spiegano gli studiosi, è il più importante fattore predittivo per avere il massimo punteggio a questi test.

lunedì 8 marzo 2010

Mio figlio non dorme, fa astrazioni!

Qualche giorno fa mio figlio, 18 mesi, ha guardato un aereo disegnato su un libro e ha detto “aeeo”. E io l’ho festeggiato confermandogli “certo amore, aereo”. E gli ho raccontato di quando poco più che unenne lo un aereo lo portò in vacanza un po’ lontano da casa sua.
Il giorno successivo il nano guardava fuori dalla finestra e a un certo punto ha detto: “Aeeo” , io gli ho ripetuto un po’ distrattamente “si amore, aereo”, ma poi ho alzato gli occhi e ho visto che lui indicava un aereo nel cielo.
Come abbia fatto un’associazione tra l’oggetto disegnato e uno che vola veramente non lo so.
Il particolare aereo che aveva visto nel libro si era trasformato per lui in un concetto universale di aereo che vola in cielo. Si chiama astrazione e sembra che i bambini la facciano continuamente, complice anche il fatto che dormono tanto.
Provo a sintetizzare in parole semplici un complesso studio fatto da alcuni ricercatori dell’Università di Tucson che hanno utilizzato un linguaggio artificiale per capire in che modo 50 bambini di 15 mesi apprendessero cose nuove attraverso l’astrazione.
Ai bambini sono state fatte ascoltare alcune frasi preregistrate e senza senso finché non sono diventate per loro familiari. Queste frasi contenevano tre distinte parti, la prima prediceva la terza nel senso che riproduceva la struttura tipica di una frase inglese composta da un soggetto e da un verbo.
Dopo aver ascoltato le frasi, i bambini venivano lasciati liberi di fare un sonnellino e al risveglio venivano fatte loro ascoltare frasi nuove con lo stesso costrutto.
Ebbene, secondo quanto hanno osservato questi scienziati, i piccoli che avevano dormito riuscivano non solo a riconoscere le frasi che avevano imparato, ma anche ad essere capaci di riconoscere la vecchia struttura in una frase mai ascoltata.
Avevano sviluppato, quindi, l’abilità di formulare concetti universali ricavandoli dalla conoscenza del particolare. In altre parole, avevano fatto un’astrazione.

Image: Exhausted

mercoledì 20 gennaio 2010

Il fumo passivo danneggia la qualità del sonno dei bambini

L’esposizione al fumo passivo non provoca solo problemi alla salute dell’apparato respiratorio dei più piccoli ma anche alla qualità del loro sonno, soprattutto se sono asmatici.
Lo hanno scoperto alcuni studiosi del Cincinnati Children's Hospital Medical Center che hanno arruolato 219 bambini tra i 6 e i 12 anni con diagnosi di asma: ai genitori è stato chiesto se e quanto fumassero in casa mentre i bambini si sono sottoposti ad esami del sangue per misurare i livelli di cotinina, un prodotto della nicotina nell’organismo umano.
Lo studio ha dimostrato che il 93% dei bambini esposti al fumo passivo mostrava non solo una scarsa qualità del sonno notturno, ma addirittura disturbi notturni “clinicamente rilevanti”.
La causa di questo collegamento resta misteriosa e ancora da chiarire, ma i ricercatori ipotizzano che il fumo passivo possa disturbare la respirazione notturna e di conseguenza il sonno.
Kimberly Yolton, la pediatra che ha coordinato lo studio, ha spiegato su Pediatrics che i bambini asmatici sono particolarmente vulnerabili agli effetti dell’esposizione al fumo di tabacco.
Scoprire che il fumo causa problemi non solo al loro già fragile apparato respiratorio ma anche al loro sonno dovrebbe spingere i genitori a smettere di fumare tra le mura domestiche.
Una scarsa qualità del sonno notturno è, infatti, responsabile diretta di difficoltà di concentrazione e attenzione, disturbi dell’umore e scarso rendimento scolastico.

Image Sleeping beauty

martedì 6 ottobre 2009

Latte materno: Madre Natura pensa a tutto


Che bella questa scoperta fatta da alcuni studiosi iberici.
Si sente spesso ripetere che il latte materno provvede a tutte le esigenze del bebé, sia nutrizionali che di tipo emotivo, ma questa ricerca che ho letto giorni fa dimostra che Madre Natura la sa proprio lunga.
I nutrizionisti dell’Università di Extremadura guidati da Cristina Sanchez hanno scoperto che la composizione del latte materno non è sempre la stessa, ma varia nell’arco delle 24 ore a seconda delle diverse esigenze del neonato.
I ricercatori hanno raccolto e analizzato per otto volte durante tutta la giornata i campioni di latte proveniente da trenta neomamme e hanno, così, scoperto che la concentrazione di alcune sostanze variava a seconda dell’ora del giorno o della notte.
Si tratta dei cosiddetti nucleotidi (adenosina, guanosina e uridina), sostanze capaci di regolare il sonno dei neonati attraverso la stimolazione o l’inibizione del sistema nervoso centrale. In pratica, nelle ore notturne (dalle 20.00 alle 8.00) la concentrazione di nucleotidi nel latte risultava essere al massimo, mentre durante il giorno la quantità di queste sostanze subiva una diminuzione.
Un modo del tutto naturale, dunque, per favorire il sonno notturno del neonato e per garantirgli tutto il beneficio possibile, non solo dal punto di vista nutrizionale.

venerdì 18 settembre 2009

Morte in culla: ignoriamo i consigli delle nonne


La SIDS (sindrome della morte in culla) è uno spettro terribile per tutte le neomamme. Rappresenta la prima causa di morte per i piccoli da un mese a un anno, colpisce con una prevalenza leggermente maggiore i maschietti e soprattutto nel periodo due/quattro mesi.
I consigli della nonna spesso non bastano (anzi possono essere controproducenti) per ridurre i rischi della morte in culla, che resta comunque un evento assolutamente imprevedibile e del quale la scienza non è ancora riuscita a chiarire le cause.
Tuttavia qualcosa si può fare per ridurre il rischio.
Leggo sulla rivista ufficiale dell’Accademia Americana di Pediatria che dal 1992, anno in cui venne promossa una campagna di informazione per incoraggiare i genitori a far dormire i bambini supini e non a pancia in giù, il numero di casi di morte in culla è sceso da 4891 a 2162.
Mi sembrano numeri decisamente incoraggianti che dimostrano che non bisogna mai lasciare nulla al caso.

Sono cinque le semplici regole da seguire per ridurre quasi del 60% il rischio di morte in culla.
1) Il bimbo va messo a dormire sulla schiena. E’ praticamente il contrario di quello che si faceva fino agli anni Ottanta e che qualcuna di noi si è sentita consigliare da qualche zia di mezza età. Invece la posizione supina è la più sicura. Il bambino va sistemato su un materasso rigido, traspirante, con lenzuola di cotone e senza cuscino.

2) Attenzione alla temperatura che non deve superare i 20 gradi. Il piccolo non va coperto eccessivamente e non va avvolto nelle coperte. Tocchiamogli il collo: se è umido va alleggerito un po’, se è tiepido vuol dire che è coperto correttamente.

3) Per la stessa ragione è consigliabile non far dormire il bambino nel letto dei genitori. E non solo per la temperatura: quando il sonno si fa pesante o uno dei genitori ha alzato un po’ il gomito il rischio di soffocare il bambino aumenta.

4) Non fumare e non esporre il bambino al fumo passivo. Non è un generico consiglio ma una evidenza scientifica: alcuni studi hanno dimostrato che l’incidenza della SIDS nelle famiglie con fumatori è maggiore.

5) Via libera al ciuccio. Una serie di recenti ricerche ha dimostrato che offrire al bimbo il succhietto per addormentarsi riduce considerevolmente il rischio di SIDS. Non importa che poi lo perda durante la notte, la sua funzione è quella di regolare la respirazione nelle primissime fasi del sonno. Attenzione al tipo di ciuccio: deve avere la tettarella morbida ed essere conforme alle norme della Sicurezza Europea EN 1400. Se si allatta, meglio dargli il ciuccio dopo il primo mese di vita, quando l’abitudine all’allattamento è consolidata.
Su questo sito utili consigli e informazioni: http://www.antisids.it/

Image: 'Baby Rabah'

lunedì 20 luglio 2009

Papà è depresso? Il bebè soffre


Quante volte sentiamo consigliare a una madre insonne a causa delle colichette del neonato che deve calmarsi, che la sua ansia si ripercuote sul bebè fino a innervosirlo ancora di più? Ebbene, anche i disturbi dell’umore paterni possono influire negativamente sul benessere del neonato.
Lo ha scoperto il ricercatore olandese Mijke P. van den Berg che ha arruolato migliaia di mamme e di papà che sono stati seguiti da quando la gravidanza era giunta a venti settimane fino a mesi dopo la nascita del bambino.
I risultati sono questi: anche tenendo conto della depressione materna, la depressione del padre influenza e come il benessere del bambino. In pratica, il 4% dei papà depressi aveva figli piangenti almeno 3 ore al giorno per almeno tre giorni alla settimana contro il 2.2% dei padri non depressi. Lo studio dimostra che non è il pianto del bambino a causare problemi psicologici perchè i sintomi depressivi erano presenti anche prima della nascita del bebé.
Lo studio è su Pediatrics.
Image: 'Emma-Sophie'

mercoledì 29 aprile 2009

Dormire poco trasforma piccoli angeli in diavoletti iperattivi



Sonno dei bambini. Una bella dormita fa bene agli adulti, figuriamoci ai bambini. Qualche tempo fa scrivevo un post
sul fatto che le figlie di Obama andavano a dormire alle otto di sera senza discutere. E ne abbiamo parlato un po’ con le altre mamme della rete.
Adesso mi colpisce questa ricerca pubblicata su Pediatrics che dimostra come dormire poco incattivisca i bambini e favorisca iperattività, disturbi dell’umore e deficit dell’attenzione durante il giorno. La ricerca ha coinvolto 280 bambini di sette anni e i loro genitori chiamati a riferire quante ore dormissero i piccoli e come si comportassero durante il giorno.
Ai bambini è stata misurata la durata effettiva del sonno notturno con uno speciale strumento in grado di registrare i movimenti nel letto e di calcolare solo le effettive ore di sonno.
Ebbene, incrociando i dati i ricercatori hanno concluso che sette ore e 70 minuti sono il minimo che un bambino dovrebbe dormire per essere davvero riposato e non soffrire di carenze di sonno durante il giorno. Carenze che aumentano l’iperattività, il nervosismo e le difficoltà di attenzione nonché il rischio che il piccolo soffra di ADHD (sindrome da deficit di attenzione e iperattività).
La responsabile della ricerca ha spiegato in pratica che è vero che le abitudini legate al sonno variano molto di persone in persona e che quello che è valido per un individuo non deve per forza essere applicabile ad un altro, ma di certo dormire anche mezz’ora in più fa bene alla salute e al cervello soprattutto dei bambini.
La ricercatrice ha anche sottolineato che favorire una regolarità nelle abitudini del sonno è molto importante soprattutto per i bambini con ADHD e per quelli particolarmente iperattivi e nervosi.

lunedì 16 marzo 2009

A letto alle otto senza discutere. Una regola possibile?


Sonno dei bambini. La notizia ha suscitato clamore e ha dato il via ad un dibattito lanciato dal New York Times che sta coinvolgendo un sacco di mamme oltreoceano e di volti noti.
A che ora vanno a letto i vostri figli? Hanno una specie di coprifuoco del sonno?
La domanda è stata posta ai lettori dopo che è venuto fuori che le figliole di Obama, Sasha e Malia, vanno a letto ogni sera dopo il programma delle 20. E non si discute.
Si sprecano le teorie di illustri pediatri ed esperti (da Estivill alla meno oltranzista Tracy Hogg) sull’importanza di dare ai bambini, sin da piccolissimi, una routine soprattutto legata ai riti del sonno per aiutarli a riposare meglio, ad andare a dormire tranquilli e senza drammi. Una teoria che ho applicato nella realtà senza seguire nessun manuale ma solo il nostro istinto e che ha dato i suoi frutti: da sempre abbiamo un nostro personale rito della buonanotte che piano piano accompagna Roberto nel suo lettino, nella sua stanza, dove si addormenta sereno da solo.
Ma mandare a letto due bambine di otto e dieci anni appena dopo il programma serale non è un po’ eccessivo?
Judith Owens, pediatra presso la Alpert Medical School della Brown University, ha dichiarato che un adolescente deve dormire almeno nove ore o nove ore e mezzo e che solo per il 2,5% dei giovanissimi può essere sufficiente un numero minore di ore.
Certo, non è facile mandare a nanna i nostri figli in un orario decente visto che possono trastullarsi tutta la serata con televisione, internet, playstation, videofonini eccetera eccetera.
Per questo, il professore di pediatria di stanza presso la New York University, Perry Class, consiglia di eliminare dalla stanza dei bambini ogni possibile tentazione. Via televisione e altri dispositivi elettronici che, tra l’altro, nel corso della notte se lasciati in stand by possono emettere onde elettromagnetiche e ultrasuoni piuttosto fastidiosi. Inoltre le abitudini è meglio darle sin da piccoli, quindi sarebbe bene abituare i bambini a spegnere presto la tv e iniziare il rito della buonanotte leggendo un libro o chiacchierare in famiglia per un po’.