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venerdì 18 giugno 2010

Tacchi alti in gravidanza? Meglio di no

Le amanti dei tacchi dovrebbero scendere dai trampoli, almeno durante la gravidanza. In verità sembra che anche indossare le scarpe a ballerina, con tacco inesistente, non faccia benissimo. Come capita spesso in molti casi della vita, l’ideale è una sana via di mezzo.

La notizia l’ha pubblicata il Daily Telegraph: in Gran Bretagna il 32% delle donne incinte continua a camminare sui tacchi alti, il 53% si butta sulle ballerine, il 66% indossa le ciabatte e il 30% gli stivali (prima che iniziate a fare i conti perché sospettate che ci sia un errore vi dico che il test era a risposte multiple).

Sospetto che anche in Italia i numeri non siano poi così diversi.
A commento del sondaggio, la podologa Lorraine Jones della Society of Chiropodists and Podiatrists ha spiegato che praticamente sbagliano quasi tutte: i tacchi alti sollecitano la schiena e le anche che sono già messe a dura prova dal pancione, quelle raso terra fanno male alle gambe e ai piedi. L’ideale è una scarpa comoda a tacco basso, al massimo 3 centimetri.

lunedì 15 marzo 2010

Sei incinta? Attenzione ai film che vedi!

Quando ero incinta, lo confesso, non ho rinunciato ai miei telefilm preferiti (in effetti, se ci penso, ho rinunciato a ben poco oltre che a grasse mangiate di prosciutto crudo!). Parlo di Dexter, Criminal Minds e CSI e molte altre: per chi non le conoscesse, sono serie tv al cardiopalma. Assassini, delitti efferati, serial killer che fingono di essere persone normali…non proprio un prodotto televisivo edulcorato e con il lieto fine.

Sono appassionata e non mi fanno paura, non mi hanno mai sconvolto più tanto, nemmeno quando aspettavo mio figlio e anche se mi sono domandata “ma gli farà male?”, mi sono risposta che in fondo se non avevo paura io perché avrebbe dovuto averne lui?
Insomma, se avessi guardato una cosa che mi provocava tachicardia, ansia e problemi emotivi sarebbe stato meglio evitare, ma per me era solo (ed è tuttora, anche se non ho più tutto questo tempo per godermele) un modo piacevole per rilassarmi.

Mi sovviene, quindi, il ricordo di me seduta comodamente sul divano mentre lo schermo si riempie di sangue a fiumi mentre leggo con un velato sorrisino questa ricerca nipponica pubblicata niente di meno che su New Scientist.
La teoria è: durante la gravidanza è consigliabile guardare solo film allegri. I ricercatori dell’Università di Nagasaki hanno fatto guardare degli spezzoni di film diversi fra loro ad alcune future mamme e hanno monitorato le reazioni dei feti. Il risultato è stato sorprendente: se andava in onda un tenero musical (quel “Tutti insieme appassionatamente” che ciascuno di noi ha visto almeno una volta nella vita), i piccoli danzavano a suon di musica, mentre di fronte a scene strappalacrime di un film impegnato come “Il campione” di Zeffirelli, si acquietavano fino quasi a immobilizzarsi.
Insomma, non c’è dubbio che le emozioni della mamma influenzino il benessere psicofisico del bebè. Ma questo, in fondo, già lo sapevamo.

venerdì 8 gennaio 2010

Dimagrire in gravidanza...

Le donne incinte lo sanno bene. Mettere su troppi chili rischia di essere un problema, non solo perché poi sarà estremamente difficile rientrare nei propri panni, ma anche perché aumentano i rischi di un parto cesareo e di complicanze.
Ma qual’è il numero giusto di chili da mettere su durante i nove mesi? Io sono ingrassata di dodici chili e ricordo che qualcuno storceva il naso (eppure ero un figurino e me li sentivo addosso tutti giusti e funzionali al mio stato).
Sull’American Journal of Clinical Nutrition leggo con curiosità di alcuni ricercatori tedeschi che hanno studiato più di 177mila nascite avvenute in Baviera nell’arco di due anni e hanno analizzato soprattutto il collegamento tra il peso delle donne e le complicanze e il peso del neonato. Così hanno scoperto che non ci sarebbe un diretto legame tra un certo sovrappeso e i rischi comunemente ipotizzati.
I ricercatori hanno spiegato che questo studio dimostrerebbe che ogni donna è un caso a sé e che non c’è motivo per cui una donna, inizialmente già in sovrappeso, non possa mettere ad esempio 11 chili e partorire un bambino con un parto naturale e normopeso.
A noi donne e mamme sembrano solo numeri, perché poi ognuna di noi ha la sua storia e la sua personale esperienza di lotte con il proprio IO più goloso e il suo aumento di peso, ma se si guarda alle attuali linee guida internazionali si capisce perché questo studio può rivestire un qualche interesse.
Negli Stati uniti, ad esempio, l’Institute of Medicine (IOM) consiglia alle donne normopeso che aspettano un bambino di aumentare tra gli 11 e i 16 chili, a quelle sottopeso di poter arrivare fino ai 18 chili, mentre alle obese di non superare i 9 chili.
In Italia le linee guida sono simili e consigliano di mettere su tra i 12 e i 15 chili in più.
I ricercatori di Monaco di Baviera hanno, invece osservato che le donne normopeso hanno partorito figli anch’essi normopeso pur mettendo qualche chilo in meno rispetto a quanto indicato, che le donne in sovrappeso e le obese potevano addirittura perdere peso invece che metterlo senza rischiare di dare alla luce neonati con problemi di salute e quelle sottopeso potevano ingrassare un po’ più della norma senza che il bambino ne risentisse in alcun modo.
Ora, tutto molto interessante, ma mi chiedo: come fa una donna in sovrappeso a PERDERE qualche chilo durante la gravidanza?



Image: http://www.flickr.com/photos/globetrotter1937/3273587681/

giovedì 3 dicembre 2009

Un lungo concerto

Quando ero incinta ascoltavo un sacco di musica.
Non amo particolarmente la musica classica ma avevo letto ovunque che il piccolo che cresceva dentro la mia pancia l’avrebbe gradita molto, quindi mi sottoponevo a ore di ascolto di Vivaldi, Mozart e Bach mentre lavoravo o leggevo. In effetti il piccolo sembrava essere contento, si muoveva, rispondeva alle sollecitazioni ed era tranquillo.
Spesso alle mamme in attesa viene consigliato di ascoltare musica classica e leggo che in un congresso della Federazione Italiana di Ostetricia e Ginecologia si è discusso anche di questo tema.
Gli esperti che si sono riuniti a Torino hanno convenuto su un punto: la musica fa certamente bene al feto , ma alcuni tipi di musiche fanno bene ancor di più.
Se ci accingiamo a realizzare una track list con i brani che vogliamo far ascoltare al nostro bimbo mettiamo in pole position Vivaldi e Mozart, perché sembrano avere un effetto calmante, ed evitiamo brani di Beethoven e Brahms che innervosiscono il pupo.
I ginecologi sono anche d’accordo sul considerare la voce materna come il suono più amato dal feto. Come a dire, invece che ascoltare la musica magari preferirebbe che gli raccontassimo qualcosa.
Come hanno fatto questi esperti a giungere a queste conclusioni, direte voi?
Risposta semplice: grazie alle moderne tecnologie a ultrasuoni sono stati in grado di osservare il feto mentre ascoltava diversi tipi di musiche e suoni e hanno stilato l’hit parade dei pezzi più amati. Ecco, allora, che se ascolta Mozart il suo respiro si fa più regolare e i suoi movimenti più armonici, mentre se ascolta Stravinskj gli prende un colpo e si agita.
Non vi dico come si arrabbia se gli facciamo ascoltare musica rock a manetta.
Ma cosa sente nostro figlio nella suo mondo ovattato?
Un feto sente suoni e rumori sin dalle prime settimane di vita intrauterina e per lui tutto può potenzialmente trasformarsi in musica. Praticamente vive un concerto perpetuo.
Il cuore della mamma batte come un tamburo, il liquido della placenta, le pareti uterine, i rumori esterni suonano un concerto che lo accompagna fino alla nascita.
Molti si dicono certi che i neonati che non riescono a dormire di notte nelle prime settimane di vita soffrano proprio del silenzio.
Un silenzio pauroso che si presenta da un momento all’altro, inaspettato, dopo mesi di suoni che hanno fatto compagnia.

Image: http://www.flickr.com/photos/micahtaylor/738448992/

lunedì 18 maggio 2009

Pancia a punta, bruciore allo stomaco e voglie: quante leggende attorno alla gravidanza



Gravidanza. A quante non è mai capitato, durante la gravidanza, di sentirsi dire “che bella pancia a punta, nascerà un maschietto!”?
A me è successo decine di volte. La mia panciona era davvero a punta e sporgeva in avanti come un pallone da calcio. In effetti vi cresceva un bel maschietto e tutti quelli che la guardavano indovinavano immediatamente il sesso del bebé.
E’ solo uno dei tanti miti di origine popolare che continuano a perpetuarsi con gli anni fino ad assurgere al rango di verità scientifica. Impossibile sbagliarsi: la pancia che si dilata sui fianchi è sinonimo di femminuccia in arrivo, se lo stomaco della mamma brucia è perché il bambino ha tanti capelli (“il pelo sullo stomaco”, si dice comunemente), se si ha un desiderio irrefrenabile di mangiare qualsiasi cosa è perché sta arrivando un maschietto.
Mi diverte leggere questo studio, pubblicato qualche settimana fa su Scientific American, condotto dallo studioso George Saad della University of Texas Medical Branch e intitolato “ I sette miti della gravidanza”. Ve li riporto.
Prima di tutto sfatiamo il mito che avvolge la forma della pancia: un pancione a punta, sporgente in avanti, non vuol dire che vi sta crescendo un maschietto. La forma della pancia dipende soprattutto dagli addominali della mamma e dal fatto che gli ormoni contribuiscono a far rilassare le articolazioni pelviche per accogliere il feto in crescita. Ma anche la posizione assunta dal bambino nell’utero può contribuire a dare una forma particolare al pancione.
Altro mito: l’età del padre non influisce in alcun modo sulla salute del nascituro. Invece influenza e come: la qualità del liquido seminale peggiora con il passare degli anni e quindi se il papà è over 40 è più alto il rischio di difetti congeniti.
Falso che non si possano sollevare pesi perché si distaccherebbe la placenta; in realtà è bene non farlo per non gravare troppo sulla schiena messa già a dura prova dal peso del pancione (non so voi, ma a prescindere io non solleverei pesi mai e poi mai…).
E se si ha una voglia matta di noccioline e arachidi non c’è nessun motivo per evitarle. Spesso ci sentiamo ripetere di non mangiarle perché aumentano le chance che il bambino ne diventi allergico ma è una bufala: il metabolismo materno trasforma gli allergeni alimentari in componenti non allergeniche prima che arrivino al sangue del feto.
Qualche verità in alcune leggende c’è. Ad esempio è vero che un bambino capellone nella pancia aumenta il rischio di soffrire di bruciori di stomaco. La causa sarebbe degli estrogeni che regolano la crescita dei capelli nel nascituro e aumentano anche il reflusso esofageo. Secondo lo studio è vero anche che se si aspetta un maschietto si mangia di più: la colpa sarebbe questa volta del testosterone che aumenta probabilmente la sensazione di fame. Infine numerose ricerche avrebbero di mostrato che una donna in forte sovrappeso ha più probabilità di partorire un bambino bello grosso: l’obesità è collegata al diabete e a una maggiore insulino resistenza. Il risultato è che al bambino, attraverso al placenta, arriva una gran quantità di glucosio che aumenta non solo il suo peso alla nascita ma probabilmente lo predispone a un futuro sovrappeso.

lunedì 23 febbraio 2009

Nasce la Bump Painting: la moda di dipingersi il pancione


Si diffonde nel Regno Unito la bizzarra mania di farsi dipingere il pancione.
La body painting è una pratica diffusa ma adesso cresce il numero di future mamme che decidono di farsi disegnare sul pancione un prato fiorito o un arcobaleno. Così lo possono sfoggiare quando indossano jeans a vita bassa e shirt o semplicemente ammirandolo a casa propria davanti a uno specchio.
Intervistata dalla BBC, la body painters Mari Williams ha raccontato che i pancioni da dipingere sono sempre più numerosi e tanti e diversi sono i temi che le future mamme scelgono: si va da un bel prato fiorito, ai delfini, all’arcobaleno e ciascuna può proporre il proprio disegno e vederselo creare piano piano sulla pancia.
La Williams assicura che per la mamma è un gran bel relax: se ne sta sdraiata o seduta in poltrona per un po’ mentre con pennelli dolci e colori atossici e lavabili la disegnatrice decora la pelle facendo leggeri massaggi e carezze. Lì dentro sembra che anche il bambino ne goda perché viene stimolato dal tocco della pittrice e risponde con leggeri colpetti come per dire che gradisce.
Inutile dire che l’idea di pitturarmi il pancione non mi è mai sfiorata e credo che mai lo farei, ma se per la futura mamma questa pratica è fonte di relax e coccole extra perchè non sorriderci su?