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mercoledì 9 marzo 2016

Quando noi genitori ci accorgiamo degli errori dei medici

E' capitato più o meno a tutti di portare il proprio bambino in ospedale o dal pediatra e di rendersi conto che il medico sta commettendo un errore. Ma questa che restava fino ad oggi solo una sensazione personale, viene confermata da uno studio condotto dalla Harvard Medical School e dal Boston Children's Hospital e pubblicato su JAMA Pediatrics.



La ricercatrice Alisa Khan ha analizzato i dati relativi a 383 bambini ricoverati in ospedale tra il 2013 e il 2014 e ha chiesto ai genitori di compilare un questionario per capire se ci fosse stato qualche problema durante il ricovero. Due medici hanno poi classificato i vari errori medici e in generale le condizioni del ricovero. Ebbene, è emerso che 1 genitore su 10 è capace di individuare errori che sono sfuggiti ai medici e agli infermieri. 

34 genitori hanno riportato37 incidenti di sicurezza e nel 62% si era trattato di errori medici e gli esperti coinvolti nello studio hanno concluso che il 30% degli incidenti poteva essere prevenuto. Si trattava soprattutto di ritardo nel rilevare un corpo estraneo dimenticato durante un intervento, riconoscimento e trattamento della ritenzione urinaria ed errori nella somministrazione di antidolorifici. 

Bambini in ospedale, meno paura e più gioco

Secondo la ricercatrice questo studio, comunque piccolo, realizzato in un solo ospedale che ha visto coinvolti genitori di un livello di istruzione ed economico elevato, suggerisce che molto spesso quando ci sembra che qualcosa non stia andando per il verso giusto non dobbiamo tacere ma segnalarlo al personale sanitario. La maggior parte delle volte magari stiamo sbagliando, ma può anche essere, invece, che la nostra attenzione diventi rilevante per la salute e la sicurezza dei nostri figli.
I genitori possono notare cose diverse rispetto al professionista e quindi fornire informazioni complementari che possono aiutare a rendere i trattamenti più sicuri
ha spiegato la ricercatrice americana e noi siamo d'accordo.

lunedì 13 maggio 2013

Malattie rare nei bambini: in arrivo la mini cartella clinica digitale


Si chiama Eureka ed è una piccola chiavetta Usb che si rivelerà importantissima per i bambini affetti da malattie rare che verranno ammessi in ospedale. 

La chiavetta, infatti, contiene come uno scrigno digitale tutte le informazioni relative al piccolo paziente. 
 
In questo modo i medici che lo prenderanno in cura avranno accesso rapido e sicuro a tutti i dati, proprio come se fosse una cartella clinica in miniatura. 

L’iniziativa, promossa dalla Società Italiana di Pediatria, è in fase sperimentale e prenderà le mosse a giugno in cinque Asl: Monza, Milano 1, Como, Bologna e Belluno. Duecento le famiglie coinvolte nel progetto Eureka.

La chiavetta Usb permetterà al medico di Pronto Soccorso di avere immediato accesso alle informazioni mediche del bambino e alla sua storia clinica: uno strumento importantissimo per curare bambini affetti da malattie rare delle quali il medico del pronto soccorso non ha conoscenza diretta.

Fonte: sip.it

giovedì 7 febbraio 2013

I bambini in ospedale: meno paura e più gioco

Per un bambino essere ricoverato in ospedale, essere sottoposto ad anestesia o a un intervento chirurgico può essere un'esperienza molto difficile e traumatica.
Soprattutto perchè gli ospedali difficilmente sono accoglienti, caldi e offrono un ambiente a misura di bambino.

I pediatri hanno redatto pochi giorni fa un Codice del diritto del minore alla salute e ai servizi sanitari presentato al ministero della Salute. A redigere il documento è stato un gruppo di lavoro che si e' costituito nel 2008 per iniziativa dell'Istituto Nazionale per i Diritti dei Minori in collaborazione con pediatri, infermieri e Ospedali pediatrici.

Cosa si legge nel documento? Che i bambini hanno il diritto a giocare, riposare, leggere libri e ricevere istruzione, ma hanno anche diritto all'ascolto e alla partecipazione e quando sono ricoverati devono poter continuare a vedere il più possibile mamma e papà. 

martedì 22 febbraio 2011

Al Bambin Gesù le visite si prenotano online

Carta della salute elettronica, prenotazioni, pagamenti e ritiro dei referti on-line, promemoria via sms e un'applicazione per iPhone e iPad per accedere ai servizi dell'ospedale.

Sono le innovazioni introdotte dall'ospedale Bambino Gesù, per migliorare l'accessibilità ai propri servizi e la loro efficienza. La Carta della salute, che può essere richiesta dai genitori, permette di consultare in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo, il fascicolo elettronico che contiene cartelle cliniche, diagnosi e referti del bambino.



Attraverso un accordo con i medici pediatri di libera scelta, la carta della salute permetterà in futuro uno scambio dinamico tra questi ultimi e l'ospedale, con la possibilità di consultare e aggiornare la cartella per entrambi. Da oggi, inoltre, attraverso il sito internet dell'ospedale è possibile prenotare e disdire visite specialistiche, pagare il ticket, consultare i referti di analisi e di altre indagini diagnostiche.

Anche l'applicazione per iPhone e iPad consente, infine, di accedere ai suddetti servizi oltre che di navigare tra le news dell'ospedale, di consultare le mappe per raggiungere le varie sedi, di compiere un tour virtuale, di visualizzare la galleria fotografica e di accedere all'area dedicata ai bambini.

"Grazie a questa rete di servizi - ha sottolineato Giuseppe Profiti, presidente del Bambino Gesù - un genitore può portare il proprio bambino in ospedale senza dover effettuare nessuna pratica amministrativa. Una volta terminata la visita, inoltre, riceverà già il nuovo appuntamento per un controllo o per la prosecuzione della terapia, se necessario, e non dovrà tornare in ospedale per ritirare i referti e le cartelle cliniche".

La Carta della salute ha riscosso la soddisfazione dei pediatri, "si tratta di una straordinaria innovazione - ha osservato Alberto Ugazio, presidente della Società italiana di pediatria - che permette ai genitori di accedere con facilità a servizi complessi e ai bambini di condurre una vita il più normale possibile, stando a casa ed essendo seguito dal suo pediatra".


Fonte: AGI

lunedì 22 novembre 2010

Partorire: il Ministro annuncia una piccola rivoluzione



Rimarranno solo parole, come quelle dei predecessori, illustri e pur carichi di buone intenzioni?
Il Ministro della Salute Ferruccio Fazio si unisce al coro di quelli che dichiarano che l’epidurale è un diritto per tutte e che se si garantisse l’accesso gratuito all’anestesia epidurale in tutti gli ospedali italiani si riuscirebbe finalmente a ridurre la percentuale di parti cesarei che oggi sfiora, nel nostro Paese, il 40% dei parti, a fronte di un 15% indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come tetto massimo.

Non c’è dubbio che garantire l’epidurale a chi ne fa richiesta significherebbe far salire l’Italia un gradino più su nella scala della civiltà, ma lavorare in tal senso potrebbe contribuire anche a ottenere l’obiettivo di ridurre il numero di parti cesarei.
Fazio annuncia di voler ridisegnare il percorso nascita in Italia e di aver stilato, in sinergia con la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia e l’Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani, un elenco di priorità:

1) chiudere i centri nascita italiani dove avvengono meno di 500 parti all’anno. Questi centri così piccoli verranno inglobati in quelli più grandi: “bisogna superare la logica dell’ospedale sotto casa””, ha dichiarato il Ministro, che punta ad evere ospedali più grandi, più sicuri e con un'assistenza 24 ore su 24

2) garantire l’epidurale per tutte le partorienti che ne fanno richiesta. Oggi solo il 16% dei centri nascita in Italia offre l’epidurale e non certo perché le donne desiderino TUTTE un parto con dolore (anche perché laddove l’epidurale è garantita ne fa richiesta il 90% delle partorienti!): la causa è da ricercare nella mancanza di fondi e nella carenza di anestesisti e a farne le spese sono soprattutto le donne

3) investire nella formazione e nella promozione del parto vaginale, con l’obiettivo dichiarato di ridurre l’incidenza del parto cesareo, il che significa anche rivalutare il parto fisiologico dal punto di vista economico dal momento che una parto normale vale tra i 1200 e i 2000 euro: meno di un’artroscopia.

Per far questo bisognerà investire, stanziare fondi, formare gli anestesisti, convincere le Regioni a destinare fondi a questa operazione. Praticamente si tratterà di superare gli ostacoli che si sono trovati davanti anche i predecessori dell’attuale Ministro.
Riuscirà il nostro eroe?

venerdì 1 ottobre 2010

Nelle sale parto d'Italia si litiga continuamente. Oppure no...



Premessa: provo tenerezza, sgomento e solidarietà per le famiglie che nelle ultime settimane hanno visto trasformare il momento più bello della loro vita (quello della nascita di un bambino) in un incubo dal quale non si sveglieranno mai più. La nascita dovrebbe essere un evento carico di gioia (e per la maggior parte delle famiglie è così), e quando accadono tragedie come quelle che stanno riempiendo i giornali mi si stringe il cuore e mi dico che sono fortunata perché come dice mia nonna “stiamo sotto al cielo”.

Ora, fatta questa fondamentale premessa che dovrebbe scongiurare il rischio di commenti del tipo “non hai pietà per queste famiglie”, esprimo la mia perplessità di fronte a questa epidemia di liti in sala parto, medici fanatici privi di qualsiasi morale, casi di malasanità che affollano i giornali.

I giornalisti ci marciano. Lo so per esperienza. Se si crea un caso si ha materiale per fare i titoloni per settimane. Una volta fu l’epoca dei cani che azzannavano a morte le persone (e per un periodo sembrava che l’Italia fosse invasa da cani assatanati e fuori controllo), poi più nulla, anche se magari ogni tanto ancora capita che un cane azzanni un bambino, poi vennero i casi di influenza dei quali i media sentivano l’urgenza di informarci ogni giorno con una specie di countdown e adesso è la volta del “caso delle liti in sala parto”.

Da qualche parte ci sarà senz’altro (probabilmente nel primo caso, quello avvenuto a Messina, anche se l’inchiesta sta ancora chiarendo i fatti) una coppia di medici che ha dimenticato il motivo per il quale fa questo lavoro e ha sprecato tempo prezioso a litigare sull’eventualità o meno di praticare un taglio cesareo (un talebano fanatico del naturale a tutti i costi esisterà certamente, così come quello dal bisturi facile “un taglio e via in dieci minuti”: incontrarsi nella stessa sala parto può essere deflagrante).

Ma poi è stato tutto un fiorire di liti tra medici, bambini nati con problemi di invalidità e ovviamente di denunce: quale sarà stato il ruolo giocato da solerti avvocati desiderosi di “fare giustizia” nella scelta dei genitori di fare causa all’ospedale (anche dopo mesi) per ottenere un risarcimento? E quale ruolo ha giocato il solito circo mediatico allestito attorno a una succulenta epidemia di liti in sala parto?

Parti andati male, famiglie distrutte, avvocati e media: un circolo vizioso che contribuisce ad alimentare una diffusa sfiducia nei confronti della classe medica e della Sanità in Italia, tanto che secondo i dati nell’ultimo mese si è registrato un significativo aumento del numero di denunce ai medici nelle ultime settimane.

Non c'è dubbio che sia necessario e urgente ripensare ad una nuova organizzazione dei Reparti di Ostetricia e Ginecologia dei nostri Ospedali, lavorare su una maggiore umanizzazione della classe medica, su una maggiore attenzione alla mamma e alle sue esigenze, così come è importante informare la mamma sui rischi che sta correndo, ma questi ed altri aspetti - che vanno migliorati e affrontati - non devono essere strumentalizzati al fine di instillare nell'opinione pubblica l'idea che in Italia non sia sicuro partorire perchè in realtà l'Italia è il posto dove si registra la più bassa mortalità materna di tutto il mondo.

martedì 18 maggio 2010

Il dolore passa, l'aver sofferto mai ...

Conviviamo con il dolore per tutta la vita e lo impariamo sin da bambini. Ma secondo uno studio dell’University College di Londra i bambini che vengono alla luce prematuramente faranno per sempre i conti con una maggiore predisposizione al dolore.


La rivista Neuroimage ha pubblicato i risultati di questo studio condotto su 15 bambini sui quali è stata misurata la reazione al dolore (attraverso un monitoraggio cerebrale) mentre venivano sottoposti a un prelivo del sangue. La metà dei bambini era nata al termine della gravidanza, l’altra metà era nata tra la 24° e la 32° settimana e aveva trascorso 40 giorni in ospedale. Secondo le misurazioni condotte dagli studiosi, i piccoli prematuri reagivano all’iniezione con maggiore dolore. Il motivo? La nascita difficile, una lunga degenza in ospedale, esami e terapie lascerebbero una traccia praticamente indelebile nel cervello e nella memoria dei prematuri.

Il dolore passa, l'aver sofferto mai diceva Buytendijk.

Naturalmente questa è solo una prima teoria e andrà approfondita e confermata con altri studi, condotti su più vasta scala. Ma di certo è uno studio che mira a concentrare l’attenzione di medici, scienziati e anche dei genitori su quanto nascere prematuramente possa essere faticoso, difficile e doloroso e quanto spesso ignoriamo cosa i neonati sentano e provino. Con quali mostri e con quanto dolore facciano i conti.

E’ passato il tempo in cui si credeva che i bambini avessero una percezione del dolore inferiore a quella degli adulti e che scordassero il dolore. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute il dolore dei piccoli pazienti non va sottovalutato e va gestito con cura: il pediatra ha l’obbligo di valutare l’intensità del dolore con regolarità; seguire la progressione dei farmaci secondo la scala terapeutica del dolore; utilizzare le terapie comportamentali, cognitive, fisiche e di supporto a quelle farmacologiche; somministrare dosi di antalgici sufficienti a garantire il riposo notturno; anticipare e trattare aggressivamente gli effetti collaterali.

Leggo con piacere che il Bambino Gesù di Roma ha fatto dell’attenzione al dolore dei piccoli un fiore all’occhiello delle sue prestazioni. Esiste un servizio 24 ore su 24, ad esempio, per la gestione del dolore nei pazienti del Pronto Soccorso. Quando il bambino arriva al PS la gravità del suo dolore viene valutata secondo precisi parametri, in questo modo i medici possono procedere con la somministrazione di analgesici.

Ma in che modo è possibile fare una valutazione del dolore dei bambini?
Esistono ormai numerosi strumenti di valutazione distinti a seconda dell’età del paziente.


Se il bambino è in età prescolare e non è in grado di spiegare come si sente, il medico dovrà fare una valutazione in base a parametri di comportamento - come il pianto, la posizione assunta dal bambino, l’espressione del viso ecc… - e a parametri fisiologici - come la frequenza respiratoria e cardiaca, pressione arteriosa e sudorazione oppure seguendo uno dei sistemi di valutazione del dolore adottati a livello internazionale (come la scala PIPP - Premature Infant Pain Profile e la CHEOPS - Children’s Hospital of Ontario Pain Scale

Se il piccolo paziente è in età scolare può provare lui stesso a spiegare l’intensità del suo dolore usando diversi tipi di scale di valutazione: come la Scala Wong-Baker (con la quale il piccolo sceglie una delle tante faccine con espressione diversa che va dal sorriso al pianto), la NRS – Numeric Rate Scale (con la quale il bambino assegna al suo dolore un numero che va da 0 a 10), la VRS - Verbal Rate Scale (il bambino assegna al proprio dolore un aggettivo da nessun dolore a dolore fortissimo), la Color Analog Scale (il bimbo sceglie un colore per definire il dolore in una scala dove il colore più intenso è associato al maggiore dolore) oppure la VAS - Scala Analoga Visiva (il bambino ha di fronte una linea retta e deve decidere a che punto tra i due capi, che indicano massimo e minimo dolore, si colloca la sua pena).

Accanto alla terapia del dolore si può associare anche una serie di numerose tecniche analgesiche non farmacologiche che hanno un grande potere sui bambini. Ad esempio si può chiedere al bambino di respirare profondamente oppure di soffiare sulle bolle di sapone, oppure si può distrarlo, dalle operazioni a volte dolorose che il personale sanitario sta compiendo, con i suoi giochi preferiti portati da casa. Un’altra tecnica per aiutare il bambino a gestire meglio il dolore è quella del guanto magico: il guanto invisibile indossato dall’infermiere che deve fare un prelievo può provocare una desensibilizzazione della mano che dura finché si indossa il guanto.

Ogni terapia anti-dolore non farmacologica va utilizzata a seconda dell’età del bambino.


Link utili:
http://www.fondazione-livia-benini.org/
http://www.dottorsorriso.it/index.php
http://www.patchadams.org/


Image: Mary Cassatt