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lunedì 5 agosto 2013

Asma e allergie nei bambini causati dallo smog

In una nota diramata nelle scorse settimane la Simri (società italiana malattie respiratorie infantili) ha reso noto che l’inquinamento urbano provocato dalle polveri sottili rappresenta la prima causa dell’aumento delle allergie e dei disturbi respiratori nei bambini.

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Come spiega il presidente della Simri, Eugenio Baraldi, le polveri sottili raggiungo molto facilmente i polmoni e le profonde vie respiratorie passando attraverso il naso che non riesce a filtrarle. Una volta giunte nelle vie aeree le polveri sottili alterano la funzionalità delle cilia e causano bronchiti e broncospasmi, malattie sempre più frequenti tra i bambini.

All’inquinamento urbano si unisce anche quello all’interno delle mura domestiche, causato prevalentemente dal fumo di sigaretta, che contribuisce a mettere a rischio la salute dei bambini.

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Queste le parole dell'esperto: "I recenti dati emersi da uno studio legato al Progetto europeo Escape sullo stato dell'inquinamento dell'aria, che classifica le città italiane tra quelle più a rischio in Europa, destano preoccupazione anche perché le malattie respiratorie sono in netto aumento tra i bambini.
Le polveri sottili non vengono filtrate dal naso e in questo modo raggiungono più facilmente le vie respiratorie e i polmoni. Possono alterare il normale funzionamento delle cilia che ricoprono le vie aeree, causando bronchiti e broncospasmo ricorrente, che sono patologie molto diffuse tra i più piccoli. Inoltre è preoccupante anche l'inquinamento domestico causato da emissioni derivanti da impianti di riscaldamento, fumo di sigaretta, cucine a gas, che non vanno affatto sottovalutati, in quanto influiscono anche questi ultimi nell'aumento dell'incidenza dell'asma"
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Fonte Simri



giovedì 15 luglio 2010

Cosa si nasconde sotto la sabbia

Questo post di saluti arriva in ritardo. Avrei dovuto scriverlo un paio di settimane fa perché da allora sono stata sommersa dal lavoro (altro che vacanze) e non ho più aggiornato il blog. Ci risentiamo a settembre.

Il nano è in vacanza dai primi di luglio e si farà due mesi di mare e sole. Ha messo su qualche chiletto ed è abbronzatissimo. Tutta salute. Gioca sulla sabbia per ore e dopo che il primo giorno ho lottato con lui affinché non prendesse le formine e i secchielli degli altri bambini ho deposto le armi: ho messo i nostri giochi in condivisione e lascio a lui un margine di manovra in giro per gli altri ombrelloni. L’unica regola è non portare i giochi lontano perché se no non ci raccapezziamo più sulle “proprietà”.

L’unica nota stonata di queste belle giornate è ciò che si trova sotto la sabbia. Basta scavare un poco e vengono fuori decine di mozziconi. La spiaggia e la battigia né sono piene, sembra che in Italia sia allarme mozziconi. Secondo le stime, ogni anno sulle spiagge si riverserebbero 350 tonnellate di cicche.

L’italica, pessima abitudine di spegnere la sigaretta nella sabbia e lasciarla lì, come se in fondo non si inquinasse si incancrenisce. Chi lo fa pensa che in fondo non c’è niente di male, magari è lo stesso che poi butta in mare una bottiglia di plastica vuota, magari no. E’ uno che la spazzatura la butta dove si dovrebbe, ma la sigaretta finisce sulla spiaggia, senza nemmeno tanti sensi di colpa. In fondo, è solo una sigaretta e invece questa apparentemente innocua cicca ci impiega cinque anni per degradarsi e porta con sé un carico di catrame, nicotina, benzene, acetone, formaldeide, toluene e polonio.

Il risultato di questa leggerezza è che i bambini giocano in una spiaggia invasa dai mozziconi e che mio figlio all’inizio quando li trovava faceva “Uh” e si alzava per andare a buttare il mozzicone nella spazzatura. Oggi non se ne cura nemmeno più, sono davvero troppi. Si è abituato alla loro presenza e ci gioca intorno.
E io mi vergogno per questa spiaggia che gli è arrivata in eredità.

Buone vacanze!

giovedì 24 giugno 2010

Il latte delle mamme milanesi è più inquinato di quello delle napoletane

Parlo di nuovo di latte, ma non posso farne a meno perché questa notizia del latte contaminato mi colpisce. In pratica alcuni ricercatori hanno analizzato i campioni di latte prelevati da 63 mamme, alcune di Piacenza, altre di Milano e altre della provincia di Napoli (Giugliano, luogo funestato ancora oggi dalla presenza di cumuli di spazzatura per le strade), ed è emerso che il latte delle mamme milanesi sarebbe più inquinato rispetto a quello delle mamme napoletane. Il risultato ha molto sorpreso i ricercatori che partivano dal presupposto che siccome le mamme napoletane avevano respirato fumo proveniente da roghi di spazzatura e chissà quali altri miasmi il loro latte sarebbe stato sicuramente più inquinato e più ricco di diossina.

E invece no.

Le mamme milanesi sono più in là con gli anni (in media hanno il primo figlio tra i 30 e i 40 anni, mentre a Napoli la media è al di sotto dei 30 anni) e questa circostanza sembra influenzare davvero molto il livello di contaminazione del latte.
La buona notizia c’è: in generale il latte è meno inquinato rispetto agli anni scorsi.
I livelli di diossina sono scesi del 60% negli ultimi vent’anni e anche le concentrazioni di altri inquinanti come i policlorobifenili (PCB) e altre sostanze tossiche sarebbe diminuita del 20%.
I ricercatori della Facoltà di agraria della sede di Piacenza dell'Università Cattolica, che hanno condotto le analisi, hanno spiegato che l’età della madre è determinante dal momento che la diossina e altre sostanze si accumulano nell’organismo attraverso il cibo e la respirazione. Quindi più si è grandi più diossina ci sarebbe nel sangue.
Niente paura, però: anche le mamme milanesi hanno dei valori di diossina per nulla allarmanti. La diossina che si trova le latte materno viene naturalizzata dall’organismo e i livelli registrati sono molto inferiori ai limiti imposti dalla legge (tra i più bassi in Europa).

lunedì 31 maggio 2010

Troppo poco pesce in gravidanza: l'allarme dei nutrizionisti

Il consiglio per le future mamme è spesso dato, anche gratuitamente: “durante la gravidanza si deve mangiare molto pesce, perché aiuta il cervello del bambino a formarsi”.
Eppure sembra che spesso questo consiglio venga disatteso da un gran numero di donne in dolce attesa, se è vero che i nutrizionisti britannici si sono presi la briga di spiegare al Daily Telegraph che è indispensabile che durante la gravidanza si aumenti la quantità di pesce consumato. Non basta incrementare le dosi in maniera generica, ma è importante fissare, proprio come se si seguisse una dieta, i giorni nei quali si mangia pesce, che non devono mai essere inferiori ai due.

Ma perché il pesce è così importante? Lo ha spiegato Jack Winkler della London Metropolitan University: “perché è ricco di acidi grassi Omega 3, grassi molto preziosi perché svolgono una importante azione antiossidante e soprattutto, durante la gravidanza, favoriscono un corretto sviluppo del cervello e riducono il rischio che il nascituro soffra di problemi neurologici”. Inoltre il pesce è ricco di proteine nobili, è leggero e molto digeribile.

Eppure, nonostante non ci sia dubbio che il pesce faccia bene durante la gravidanza e garantisca innumerevoli benefici al feto, numerose donne evitano di mangiarlo per timore che contenga sostanze inquinanti; gli esperti riuniti in occasione della conferenza della Royal Society of Medicine non hanno dubbi: “non ci sono prove scientifiche che dimostrino che le donne che hanno mangiato maggiori quantità di pesce abbiano avuto problemi di salute, mentre non c’è dubbio che le performance cerebrali dei figli delle donne che mangiano una maggiore quantità di pesce siano migliori”, hanno spiegato.
Nel dubbio, meglio preferire pesci magri come sogliola, nassello, dentiece, orata, trota ed evitare pesce in scatola e sotto sale.

lunedì 8 febbraio 2010

Lo smog si evolve e peggiora con gli anni

Aggiungi immagineAnche lo smog si evolve con il passare del tempo e diventa sempre più insidioso!
Anni fa l’aria delle città era inquinata soprattutto da anidride solforosa, quindi da particolati di dimensioni abbastanza grandi da non riuscire ad arrivare fino in profondità nei bronchi e nei polmoni. Questo ha fatto sì che i bambini che abitavano nei centri urbani soffrivano sì, di bronchiti e altre infezioni all’apparato respiratorio, ma non come oggi.

Lo smog del 21simo secolo è veramente terribile perché caratterizzato per lo più da polveri così minuscole che penetrano nei bronchi e raggiungono le vie respiratorie più basse. Un inquinamento tale che oggi i pediatri ritengono nella norma una media di tre bronchiti all’anno per i bambini in età scolare, che può arrivare nei casi più seri anche a otto episodi all’anno.

Alessandro Fiocchi, pediatra allergologo presso il Macedonio Melloni di Milano ha presieduto un importante convegno sull’allergologia pediatrica e ha ricordato come il Pm10 (il particolato minuscolo di cui stiamo parlando) costituisce quasi l’80% di tutto l’inquinamento delle città e come sia, senza ombra di dubbio, uno dei principali responsabili dell’aumento dell’incidenza di allergie e problemi respiratori che colpiscono i nostri bambini.

L’ho detto che voglio andare a vivere in campagna.
Image: SMOG

venerdì 25 settembre 2009

Cambia il clima: attente ai piccoli asmatici



Se in casa abbiamo un piccolo asmatico, noi mamme, così attente e sempre “sul pezzo”, ci saremo accorte che, al verificarsi di un repentino cambiamento climatico , il primo a risentirne è proprio lui.
A confermare che il meteo gioca davvero un ruolo determinante nelle crisi di asma è uno studio statunitense pubblicato sugli Annals of Allergy, Asthma and Immunology.

I ricercatori hanno analizzato tutti i casi di ricovero per crisi asmatiche in ospedale nella città di Detroit riguardanti ragazzini con meno di 18 anni e hanno letto questi numeri alla luce delle condizioni meteorologiche, dei livelli di inquinamento nonché della concentrazione di allergeni nell’aria. Questi studiosi hanno così potuto stabilire che se la temperatura aumentava di 10 gradi o se il tasso di umidità saliva del 10% si registrava un incremento delle visite al pronto soccorso per crisi asmatiche.

Sarebbe la prova - ha dichiarato l'autore dello studio - che le condizioni climatiche influenzano significativamente lo stato di salute degli asmatici e che, in condizoni meteorologiche particolari, sarebbe quasi possibile prevedere una crisi d'asma.

Image: 'sun after rain'

venerdì 3 luglio 2009

Provate a respirare ad altezza bambino...


Inquinamento. L’aria ad altezza bambino è molto più inquinata di quanto non venga rilevato dalle centraline.
Non è la solita ricerca che dimostra quanto vivere in campagna faccia bene alla salute e quanto l’inquinamento urbano faccia male ai polmoni dei bambini.
Questo studio mi ha colpito perchè dimostra una cosa apparentemente banale e alla quale certamente noi mamme abbiamo spesso pensato (e che ci ha spinto in qualche caso a comprare uno di questi passeggini costosissimi e trendy che fanno sedere il bambino ad altezza mamma).

Mi ha colpito perché una cosa è lamentarsi di quanto l’aria delle città sia inquinata e un’altra è leggere sul sito della BBC che ad altezza bambino l’inquinamento sfora quasi sistematicamente i limiti consentiti.
Questo studio condotto presso il Centre for Paediatrics at Barts and London School of Medicine and Dentistry ha esaminato le funzionalità polmonari dei 203 bambini di nove anni che frequentavano dieci scuole diverse, sparse su un vasto territorio comprendente sia zone ad alto inquinamento urbano che zone più rurali. Ogni anno i piccoli si sono sottoposti a test per misurare la qualità del loro respiro e sono stati analizzati anche campioni di muco e saliva.
I risultati hanno dimostrato inequivocabilmente che i bambini che vivevano in aree urbane ad alta densità di traffico avevano una capacità respiratoria ridotta rispetto alla media nazionale. Questa non è una novità, certo, ma lo è il fatto che l’inquinamento da PM10 ad altezza bambino è molto più elevato di quanto non venga registrato dalle centraline, posizionate generalmente più in alto.

Image: 'Pé de Açaí'

giovedì 29 gennaio 2009

Infertilità in aumento ovunque



Fecondazione assistita. Il dato è davvero impressionante: nei Paesi industrializzati ben il 20% delle coppie ha difficoltà ad avere figli. Lo ha annunciato il direttore del Dipartimento di scienze ginecologiche dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma, Massimo Moscarini che ha anche illustrato le cause che spiegano questo trend. Primo fra tutti, si fanno figli troppo in là con gli anni, l’età della madre oggi si aggira in media intorno ai 32 anni, quando il numero di ovociti è già in netto calo; in secondo luogo sono sempre più radicate pessime abitudini che provocano un ulteriore impoverimento del numero di ovociti (fumo, eccesso di caffé e di alcol); infine ci si mettono pure le malattie come l’endometriosi – che sembra interessi tre milioni di donne in Italia – e l’inquinamento che ci attanaglia su più livelli e compromette il nostro sistema riproduttivo.
A proposito di inquinamento mi colpisce una notizia apparsa oggi sul sito della BBC: protagonisti i perfluorinati. Uno dice: mai sentiti nominare, non mi toccano. E invece sì. Perché questi composti altamente tossici e ormai dichiaratamente cancerogeni si trovano ovunque nel mondo e sono largamente utilizzati in diversi settori industriali, come quello che produce il packaging alimentare, ma anche quello che realizza divani, poltrone, tappezzeria. Insomma, siamo circondati. Ebbene uno studio condotto dall’Università della California avrebbe dimostrato che questi perfluorinati sono collegati all’infertilità. I ricercatori hanno analizzato campioni di sangue di più di 1200 donne e hanno osservato che quelle che nel sangue avevano più di 106 nanogrammi per millilitro di sangue di perfluorinati erano anche quelle che non riuscivano a diventare madri e avevano un ciclo mestruale sballato, prova del fatto che probabilmente queste sostanze agiscono a livello ormonale. Causalità? Può essere. Certo è che gli Stati Uniti hanno già messo al bando questi composti e dal 2015 non si potranno più usare.
Sarà, ma quando leggo queste notizie inizio a guardare con sospetto il mio divano e la busta di patatine.

martedì 20 gennaio 2009

Fumo passivo e altri inquinanti dell'aria


Spesso mi capita di imbattermi in studi che dimostrano quanto l’esposizione al fumo passivo in casa faccia male al neonato e quanto possa compromettere un sano sviluppo di polmoni e bronchi. Questa ricerca mi colpisce perché non mette sul banco degli imputati solo il fumo passivo ma anche tutti gli agenti chimici che svolazzano nella nostra pulitissima e disinfettatissima casa. Pesticidi e abuso di detersivi, soprattutto quelli spray, rendono l’aria praticamente inquinata e a rimetterci sono i polmoni dei più piccoli.
La ricerca è stata condotta presso l’Università di Rochester, a New York, e ha preso in considerazione 124 bambini nati sottopeso e usciti dalla terapia intensiva neonatale. Gli scienziati hanno analizzato lo sviluppo del sistema polmonare e misurato la quantità di agenti dannosi presenti nell’aria delle loro case. Ora, la coordinatrice dello studio ha sottolineato che i nati sottopeso hanno di per sé maggiori probabilità di avere disturbi respiratori come l’asma, ma che di certo respirare aria non pulita aumenta significativamente il rischio. Basti pensare, infatti, che dall’analisi dei dati è emerso che un terzo dei neonati conviveva con un fumatore e che l’82% era stato esposto almeno una volta a un qualche agente inquinante come detersivo spray o pesticida.