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martedì 29 ottobre 2013

Sculacciare i bambini li rende più aggressivi



Sculacciare i bambini è dannoso e inutile. 

Un’idea che ha il sapore del buonsenso ma che viene adesso confermata da uno studio americano condotto dalla Columbia University. 

Michael MacKenzie e il suo team hanno seguito 1900 bambini nati in venti città degli Stati Uniti tra il 1998 e il 2000 e hanno preso in considerazione lo stile educativo imposto dai genitori a 3 e 5 anni.


In particolare i ricercatori si sono concentrati sull’abitudine dei genitori di sculacciare i propri figli. 

Ebbene, il 57% delle madri e il 40% dei padri hanno ammesso di aver sculacciato i bambini a tre anni; una percentuale che poi è scesa rispettivamente a 52% e 33% quando i bambini hanno computo 5 anni. 


Ma quali effetti hanno avuto questa sculacciate sullo sviluppo dei bambini?
McKenzie è riuscito a stabilire una connessione tra le sculacciate e lo sviluppo di una personalità dai tratti aggressivi

Come spiega su Pediatrics, i bambini che erano stati sculacciati a 5 anni manifestavano comportamenti più aggressivi degli altri ridotte capacità verbali e un vocabolario più povero una volta arrivati alla scuola elementare.


mercoledì 7 novembre 2012

In aumento le violenze sui bambini

I casi di abuso fisico sui minori sono più che triplicati negli ultimi sei anni. E "la recessione economica aumenta il rischio di violenze sui minori", perché "la frustazione degli adulti si riversa sui più piccoli che diventano vittime innocenti del disagio".

E' l'allarme lanciato da Telefono Azzurro che ha presentato i dati raccolti nell'ultimo 'Dossier 2012 sull'Emergenza infanzia in Italia e nel mondo'.

Solo in 8 mesi, dal 1 gennaio al 31 agosto 2012, le segnalazioni al servizio 114 'Emergenza Infanzia' gestito da Telefono Azzurro sono aumentate del 3,9%, tanto che quasi una richiesta d'aiuto su cinque (il 17,1% del totale) e' per abuso fisico.
Quest'anno al servizio 114 sono arrivate in media circa 4 segnalazioni al giorno per violenze, abuso fisico e psicologico, maltrattamenti, 'inadeguatezza' genitoriale o difficolta' relazionali.
Migliaia di telefonate e una media di 115 casi trattati al mese. Nel 2006 le segnalazioni al 114 per abusi fisici erano il 5,2% del totale delle denunce. In pochi anni sono cresciute in modo esponenziale, passando all'11,3% nel 2010, al 13,2% nel 2011 e a un allarmante 17,1% nel 2012. Nello stesso arco di tempo e' inoltre raddoppiato il numero di denunce per casi di grave trascuratezza (5,7% nel 2006; 10,4% nel 2012).
Da gennaio 2006 - anno in cui il servizio 114 e' stato attivato a livello nazionale - al 31 agosto 2012 il servizio 114 ''Emergenza infanzia'' ha risposto a 10.526 richieste d'aiuto. Dal 2003 al 2005, periodo in cui la linea era attiva in via sperimentale solo in alcune regioni, ne erano giunte altre 933, per un totale di 11.459 casi gestiti in nove anni.

Il 17 e 18 novembre nelle piazze italiane sarà possibile sostenere l'attività di telefono Azzurro in favore dei bambini e contro la violenza sui minori, portando a casa una candela di Telefono Azzurro.




sabato 9 aprile 2011

Monello? Forse un po', ma soprattutto raggiante

Leggerezza. Sorrisi. Comprensione e pazienza. Sembrano solo parole buttate lì a casaccio, anche se evocano silenzio, rispetto e consapevolezza.

Eppure secondo me sono gli ingredienti chiave per gestire i capricci, la testardaggine, le difficoltà tipiche dei cosiddetti terribili due anni.

Nano dice di se stesso di essere monello.
Forse perché glielo diciamo tutti. La maestra, noi, la nonna, gli amici. In effetti nano non è proprio uno di questi bambini tranquilli che puoi portare a fare una passeggiata (passeggino chiuso in cantina da mesi ormai perché per strada deve essere lui a spingerlo e di sedercisi sopra non se ne parla proprio), che giocano tranquilli da soli. Uno di quei bambini che riconoscono il tuo ruolo e ti ascoltano. Che qualche volta dicono sì.
Nano dice sempre no. Anche quando vorrebbe dire sì.

Mio figlio è un duenne molto “fisico”, corre, si muove, sfoga la sua energia come meglio può, è contrario alla regole: se deve star seduto si alza, se si deve alzare decide di star seduto, vuole fare tutto di testa sua misurando le sue mani e la sua capacità, vuole decidere se uscire o stare a casa, se mangiare oppure no, se andare a dormire oppure no.



Nano si diverte un mondo ad andare al ristorante: inizia a correre dappertutto rompendo le scatole agli altri commensali; gli piace tanto uscire perché corre per la strada e mi fa venire un colpo ogni volta col terrore che venga investito; adora stare con gli altri bambini anche se a volte si azzuffa e sa bene come difendersi; mio figlio sa perfettamente come farmi innervosire, come spingere i miei limiti sempre un o’ più in là.

Come si fa, mi chiede qualcuno? Dopo aver ammesso di essere stanca, fisicamente esausta da questo continuo allenamento fisico e mentale e che a volte, soprattutto la sera, mi scappa un urlo quando devo fronteggiare la sua ennesima provocazione, alla fine confermo che io adoro che lui sia così.

Certo, ogni tanto sogno un bambino tranquillo, che non venga continuamente rimproverato dalle maestre, che non mi faccia fare brutte figure in mezzo alla strada. Ma per la maggior parte delle volte lo guardo e mi sorprendo di quanto noi adulti siamo capaci di incasellare tutta la sua complessità in una definizione (“sei monello”, o peggio “sei cattivo”) invece di accettare che lui è vivo, è raggiante, pieno di vita, curioso, intraprendente, intelligente. E’ un bambino di due anni e mezzo.

Per lui tutto è un gioco. Anche la provocazione è fatta con entusiasmo e con divertimento, vuole vedere fin dove può spingersi e la maggior parte delle volte quando rispondo con leggerezza e ironia o quando gli dico semplicemente che “no, non cambierò idea”, lui si scioglie in un sorriso e si calma.

Leggerezza. Ecco la parola con la quale ho iniziato questo discorso. Quante volte non riesco a gestire il suo capriccio non per la cosa in sé ma perché ho altri pensieri per la testa, altre frustrazioni, altre preoccupazioni? Sfogo su di lui invece di fermarmi, respirare e alleggerire la mente: basta un niente, la leggerezza, appunto, per stemperare il momento difficile.



“Ci vorrebbe mano ferma”, “uno scapaccione ogni tanto”, “ma non lo metti mai in punizione”? Me lo dicono spesso. Non riesco a fare nulla di tutto questo e non perché a volte non mi scappi il desiderio di intervenire più duramente ma perché credo che non sia questa la chiave. Il mio massimo è urlare. Quando sono stanca e avvilita e non ne posso più lancio un grido.

Mi vergogno. E mio figlio si offende. Si zittisce, mi asseconda e poi più tardi, quando meno me lo aspetto, quando tutto è calmo e romantico lui mi guarda negli occhi e dice “mamma tu gridi”.

Sono certa che sia una fase. Passerà e tutto a un tratto il piccolo curiosone, iperattivo, provocatore e divertito duenne mi apparirà davanti agli occhi come un piccolo uomo riflessivo, giudizioso e intelligente. E allora forse ricorderò con tenerezza queste sfiancanti battaglie tra una mamma troppo grande e un figlio troppo immenso.

martedì 22 febbraio 2011

Al Bambin Gesù le visite si prenotano online

Carta della salute elettronica, prenotazioni, pagamenti e ritiro dei referti on-line, promemoria via sms e un'applicazione per iPhone e iPad per accedere ai servizi dell'ospedale.

Sono le innovazioni introdotte dall'ospedale Bambino Gesù, per migliorare l'accessibilità ai propri servizi e la loro efficienza. La Carta della salute, che può essere richiesta dai genitori, permette di consultare in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo, il fascicolo elettronico che contiene cartelle cliniche, diagnosi e referti del bambino.



Attraverso un accordo con i medici pediatri di libera scelta, la carta della salute permetterà in futuro uno scambio dinamico tra questi ultimi e l'ospedale, con la possibilità di consultare e aggiornare la cartella per entrambi. Da oggi, inoltre, attraverso il sito internet dell'ospedale è possibile prenotare e disdire visite specialistiche, pagare il ticket, consultare i referti di analisi e di altre indagini diagnostiche.

Anche l'applicazione per iPhone e iPad consente, infine, di accedere ai suddetti servizi oltre che di navigare tra le news dell'ospedale, di consultare le mappe per raggiungere le varie sedi, di compiere un tour virtuale, di visualizzare la galleria fotografica e di accedere all'area dedicata ai bambini.

"Grazie a questa rete di servizi - ha sottolineato Giuseppe Profiti, presidente del Bambino Gesù - un genitore può portare il proprio bambino in ospedale senza dover effettuare nessuna pratica amministrativa. Una volta terminata la visita, inoltre, riceverà già il nuovo appuntamento per un controllo o per la prosecuzione della terapia, se necessario, e non dovrà tornare in ospedale per ritirare i referti e le cartelle cliniche".

La Carta della salute ha riscosso la soddisfazione dei pediatri, "si tratta di una straordinaria innovazione - ha osservato Alberto Ugazio, presidente della Società italiana di pediatria - che permette ai genitori di accedere con facilità a servizi complessi e ai bambini di condurre una vita il più normale possibile, stando a casa ed essendo seguito dal suo pediatra".


Fonte: AGI

mercoledì 9 febbraio 2011

Addio a Giovanni Bollea

Quando è nato mio figlio ho acquistato un alberello di ulivo e sono andata in Umbria per piantarlo nella terra di un mio amico. Ogni tanto il mio amico mi manda MMS con le immagini dell’alberello che cresce insieme al mio cucciolo.
Ho ripensato all’immagine di mio marito con stivaloni da contadino e zappa in mano quando ho letto che se n’era andato Giovanni Bollea, l’amico dei bambini, il padre italiano della neuropsichiatria infantile, nonché l’ideatore dell’iniziativa “un albero per ogni bambino” e presidente dell’associazione
ALVI (Alberi per la vita).



Bollea è scomparso a 97 anni, dopo una intera vita dedicata ai bambini, alla loro serenità e alla loro crescita. “Alla mia età sono felice al mattino quando mi alzo e realizzo che sono uno psichiatra infantile: che vedrò bambini e farò sorridere qualche madre”, così diceva e sintetizzava il senso profondo della sua professione, che non era solo un lavoro ma un’autentica vocazione.
Un istinto affettuoso e compassionevole lo ha spinto a lavorare accanto alle mamme e ai loro bambini, gli ha permesso di accostarsi con umiltà a quelle mamme che tutto il sapere hanno dentro se stesse e che esortava sempre affinchè non cercassero la perfezione, ma fossero se stesse e dedicassero tempo a loro, oltre che ai loro bambini.

Ha introdotto in Italia la psicoanalisi e la psicoterapia di gruppo in pediatra e si è dedicato soprattutto ai bambini con sindrome di Down, convinto forse da quel ricordo di se stesso bambino che gridava “perché non li curate?” alle suore che portavano i bambini al Cottolengo dicendo che erano “ destinati al paradiso”.

Consigli di lettura: Le madri non sbagliano mai

mercoledì 2 febbraio 2011

Neonato dichiarato morto torna in vita grazie all’abbraccio e alle coccole dei genitori

Ciò che è accaduto a Sidney può sembrare un miracolo, ma in realtà è la conferma che l’amore di una mamma e la volontà di vivere di un neonato possono fare la differenza, seppur in casi davvero rari.

Kate è la mamma di due gemellini nati, ormai quasi un anno fa, alla 27sima settimana: mentre la piccola Emily era sopravvissuta alla nascita, il fratellino Jamie era stato dichiarato morto.



La mamma e il papà raccontano di aver preso tra le braccia il corpicino senza vita del figlioletto e di averlo coccolato per due ore, riscaldandolo e sussurrandogli per un tempo infinito, come in un lungo addio, e ricordano come a un certo punto Jamie abbia aperto gli occhi e abbia cominciato a respirare e muoversi. Oggi Jamie ha quasi un anno ed è diventato una vera e propria star in Australia, dove Kate racconta la sua straordinaria storia in tv e sui giornali.

Ma come è stato possibile riportare in vita Jamie? La storia conferma i vantaggi della cosiddetta terapia della “mamma canguro” sui prematuri: il contatto pelle a pelle per un neonato venuto alla luce prematuramente può essere determinante per aumentare le sue chance di sopravvivenza. Secondo gli esperti il nato prematuro ha perduto troppo presto il caldo, rassicurante e silenzioso rifugio dell’utero materno e, al di là dei fattori clinici anch’essi rilevanti, il contatto con la pelle della mamma, l’ascolto del suo cuore e della sua voce, il caldo abbraccio possono giocare un ruolo davvero fondamentale nell’aiutare il piccolo nella sua lotta per la vita.

giovedì 16 dicembre 2010

Babbo Natale non esiste? Che non glielo dica un prete!



Leggo che Fabriciano Sigampa, arcivescovo di Resistencia, in Argentina, durante un’omelia ha pensato bene di dichiarare guerra a Babbo Natale e di rivelare ai bambini che “Babbo Natale è un grasso signore vestito di rosso frutto della fantasia e che è giusto che i bambini sappiano che i regali li fanno i loro genitori con i loro sforzi e con l'aiuto di Gesù".

Non so voi ma io mi sarei arrabbiata da morire. Tralasciando il fatto che se mio figlio deve sapere che Babbo Natale non esiste glielo dico io e non un prete durante l’omelia a tradimento, rivendico il diritto, in quanto adulta, di avere l’esclusiva sulla preoccupazione di come far arrivare i regali sotto l’albero la sera di Natale.
Insomma, i bambini vanno protetti da un mucchio di cose molto serie e drammatiche, ma a volte anche da persone saccenti che hanno probabilmente dimenticato (o forse mai vissuto) il sapore della magia e del mistero di Babbo Natale.
Arriverà il momento in cui i piccoli si accorgeranno che Babbo Natale non esiste e con questa scoperta se ne andrà una buona fetta della loro ingenuità e della loro capacità di credere alle magie.
Quindi perché non lasciare che le cose abbiano il loro corso naturale e non aspettare che il primo compagno di scuola un po’ più di esperienza rompa le uova nel paniere?

giovedì 25 novembre 2010

A Natale siamo tutti più buoni...


A Natale siamo o no tutti un po' più buoni? possiamo dimostrarlo davvero facendo qualche regalo meno commerciale e più solidale, magari scegliendolo dalla Lista dei Desideri di Save the Children,la più importante organizzazione internazionale indipendente per la tutela e la promozione dei diritti dei bambini di tutto il mondo.

Offrire i servizi igienico-sanitari e la nutrizione a 1.500 bambini e l’acqua potabile ad altrettanti in Etiopia, o garantire antibiotici, vaccini, zanzariere, sali per la reidratazione e la vitamina A ai bambini in Mozambico dove ne muoiono ogni anno 150.000 sotto i cinque anni di vita: i regali che si possono fare sono davvero tanti e per tutte le tasche. Tutti regali importantissimi.

Nella Lista ci sono 23 regali dai 10 ai 1000 euro acquistabili comodamente online: per i bambini che abitano in condizioni di grande disagio il regalo si trasforrmerà immediatamente in un aiuto concreto, mentre la persona alla quale è stato dedicato il regalo riceverà una cartolina di auguri come simbolo di un gesto che migliora la vita a un bambino.

L'idea è interessante anche per le aziende che in questo periodo si stanno spremendo le meningi per fare un regalo natalizio a dipendenti e fornitori e che alla fine, con ogni probabilità, opteranno per la solita agenda o penna personalizzata. Invece perchè non essere solidali e scegliere uno dei regali della Lista dei desideri? L'immagine dell'azienda ne guadagnerà certamente!

venerdì 19 novembre 2010

Dei diritti naturali e civili dei bambini



Siamo alla vigilia della Giornata Mondiale dell’Infanzia. Il 20 novembre di ogni anno si celebra l’approvazione da parte dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite della Convenzione sui diritti dell'infanzia.
Nel 1989 per la prima volta tutti gli Stati dell’ONU riconobbero e misero per iscritto che i bambini hanno dei diritti inalienabili e che tutti abbiamo l’obbligo di tutelarli.
Nel documento si legge, tra l’altro, che i che minori hanno "diritto alla vita, diritto alla salute e alla possibilità di beneficiare del servizio sanitario, hanno diritto di esprimere la propria opinione e ad essere informati; i bambini hanno diritto al nome, tramite la registrazione all'anagrafe subito dopo la nascita, nonché alla nazionalità, hanno il diritto di avere un'istruzione, hanno il diritto di giocare e il diritto ad essere tutelati da tutte le forme di sfruttamento e di abuso”.
Da allora sono trascorsi venti anni e l’Unicef ricorda che molto è stato fatto per tutelare i diritti dei piccoli e per sostenerli. Ma in alcune zone del pianeta le condizioni di vita dei bambini restano terribili e i dati ci raccontano che in Europa, un bambino su cinque è vittima di abusi o molestie sessuali.

Cercando in rete qualche risorsa sui diritti dei bambini mi sono imbattuta in un bellissimo elenco di Diritti Naturali di Bimbi e Bimbe, si tratta di un elenco di diritti naturali che vengono regolarmente calpestati a causa del nostro stile di vita e dell'habitat delle nostre città.

Diritto all’ozio: giornate super programmate e ricche di impegni in agenda rendono impossibile per i bambini abbandonarsi a un sano ozio creativo e al gioco.
Diritto di sporcarsi: in un mondo quasi sterilizzato (dove l’aumento delle allergie registrato negli ultimi ani è favorito anche da una continua igienizzazione degli ambienti dove vivono i bambini) i bambini rischiano di perdere il contatto con materiali naturali “altamente imbrattanti” ma molto divertenti come la terra, l’acqua, l’erba o la sabbia.
Diritto agli odori: il mondo rischia di uniformarsi ad un unico odore. Gli alimenti hanno tutti lo stesso odore, i luoghi sono disinfettati e i bambini non vengono più sollecitati ad affinare l’olfatto e a riscoprire il piacere di godere di un buon profumo o dell’odore della natura.
Diritto al dialogo: televisione, computer, videogiochi, la comunicazione rischia di diventare sempre più “a senso unico” mentre i bambini adorano raccontare, essere raccontati le storie e comunicare con i genitori. Riscoprire il tempo di dialogare con i bambini, di giocare con loro, di cenare a tv spenta permette di ricordarsi della bellezza insita nella comunicazione.
Diritto all’uso delle mani: giocare, manipolare, disegnare, costruire per sviluppare un’abilità perduta in un mondo di giochi preconfezionati: quella manuale.
Diritto a un buon inizio: mangiare cose buone e sane, bere acqua non inquinata, respirare aria pura. Insomma i bambini hanno il diritto di iniziare in un mondo pulito e sano e non in quello che gli abbiamo consegnato.
Diritto alla strada: le strade sono il regno dei motori e i bambini non hanno più la possibilità di vivere le piazze e il contatto con le persone.
Diritto al selvaggio: parchi gioco, giardinetti, giostrine, tutti gli spazi verdi destinati ai bambini sembrano preconfezionati. Ma i bambini adorano l’imprevisto e il contatto con la natura che riserva sempre sorprese inaspettate. Quindi hanno il diritto di scoprire luoghi non modificati dall’uomo e che conservano una vena selvaggia.
Diritto al silenzio: che mondo rumoroso il nostro! I bambini vengono continuamente sollecitati dai rumori e dai suoni e non imparano ne apprezzano il silenzio.
Diritto alle sfumature: colori e luci accecanti. Le nostre città sono perennemente illuminate a giorno e i bambini spesso non godono mai dei colori tenui e poetici di un tramonto o di una notte con la luna piena.

Questo elenco commovente di diritti naturali è opera di Gianfranco Zavalloni.

martedì 18 maggio 2010

Il dolore passa, l'aver sofferto mai ...

Conviviamo con il dolore per tutta la vita e lo impariamo sin da bambini. Ma secondo uno studio dell’University College di Londra i bambini che vengono alla luce prematuramente faranno per sempre i conti con una maggiore predisposizione al dolore.


La rivista Neuroimage ha pubblicato i risultati di questo studio condotto su 15 bambini sui quali è stata misurata la reazione al dolore (attraverso un monitoraggio cerebrale) mentre venivano sottoposti a un prelivo del sangue. La metà dei bambini era nata al termine della gravidanza, l’altra metà era nata tra la 24° e la 32° settimana e aveva trascorso 40 giorni in ospedale. Secondo le misurazioni condotte dagli studiosi, i piccoli prematuri reagivano all’iniezione con maggiore dolore. Il motivo? La nascita difficile, una lunga degenza in ospedale, esami e terapie lascerebbero una traccia praticamente indelebile nel cervello e nella memoria dei prematuri.

Il dolore passa, l'aver sofferto mai diceva Buytendijk.

Naturalmente questa è solo una prima teoria e andrà approfondita e confermata con altri studi, condotti su più vasta scala. Ma di certo è uno studio che mira a concentrare l’attenzione di medici, scienziati e anche dei genitori su quanto nascere prematuramente possa essere faticoso, difficile e doloroso e quanto spesso ignoriamo cosa i neonati sentano e provino. Con quali mostri e con quanto dolore facciano i conti.

E’ passato il tempo in cui si credeva che i bambini avessero una percezione del dolore inferiore a quella degli adulti e che scordassero il dolore. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute il dolore dei piccoli pazienti non va sottovalutato e va gestito con cura: il pediatra ha l’obbligo di valutare l’intensità del dolore con regolarità; seguire la progressione dei farmaci secondo la scala terapeutica del dolore; utilizzare le terapie comportamentali, cognitive, fisiche e di supporto a quelle farmacologiche; somministrare dosi di antalgici sufficienti a garantire il riposo notturno; anticipare e trattare aggressivamente gli effetti collaterali.

Leggo con piacere che il Bambino Gesù di Roma ha fatto dell’attenzione al dolore dei piccoli un fiore all’occhiello delle sue prestazioni. Esiste un servizio 24 ore su 24, ad esempio, per la gestione del dolore nei pazienti del Pronto Soccorso. Quando il bambino arriva al PS la gravità del suo dolore viene valutata secondo precisi parametri, in questo modo i medici possono procedere con la somministrazione di analgesici.

Ma in che modo è possibile fare una valutazione del dolore dei bambini?
Esistono ormai numerosi strumenti di valutazione distinti a seconda dell’età del paziente.


Se il bambino è in età prescolare e non è in grado di spiegare come si sente, il medico dovrà fare una valutazione in base a parametri di comportamento - come il pianto, la posizione assunta dal bambino, l’espressione del viso ecc… - e a parametri fisiologici - come la frequenza respiratoria e cardiaca, pressione arteriosa e sudorazione oppure seguendo uno dei sistemi di valutazione del dolore adottati a livello internazionale (come la scala PIPP - Premature Infant Pain Profile e la CHEOPS - Children’s Hospital of Ontario Pain Scale

Se il piccolo paziente è in età scolare può provare lui stesso a spiegare l’intensità del suo dolore usando diversi tipi di scale di valutazione: come la Scala Wong-Baker (con la quale il piccolo sceglie una delle tante faccine con espressione diversa che va dal sorriso al pianto), la NRS – Numeric Rate Scale (con la quale il bambino assegna al suo dolore un numero che va da 0 a 10), la VRS - Verbal Rate Scale (il bambino assegna al proprio dolore un aggettivo da nessun dolore a dolore fortissimo), la Color Analog Scale (il bimbo sceglie un colore per definire il dolore in una scala dove il colore più intenso è associato al maggiore dolore) oppure la VAS - Scala Analoga Visiva (il bambino ha di fronte una linea retta e deve decidere a che punto tra i due capi, che indicano massimo e minimo dolore, si colloca la sua pena).

Accanto alla terapia del dolore si può associare anche una serie di numerose tecniche analgesiche non farmacologiche che hanno un grande potere sui bambini. Ad esempio si può chiedere al bambino di respirare profondamente oppure di soffiare sulle bolle di sapone, oppure si può distrarlo, dalle operazioni a volte dolorose che il personale sanitario sta compiendo, con i suoi giochi preferiti portati da casa. Un’altra tecnica per aiutare il bambino a gestire meglio il dolore è quella del guanto magico: il guanto invisibile indossato dall’infermiere che deve fare un prelievo può provocare una desensibilizzazione della mano che dura finché si indossa il guanto.

Ogni terapia anti-dolore non farmacologica va utilizzata a seconda dell’età del bambino.


Link utili:
http://www.fondazione-livia-benini.org/
http://www.dottorsorriso.it/index.php
http://www.patchadams.org/


Image: Mary Cassatt