venerdì 10 aprile 2015

Quali sono i sintomi di un infarto nella donna?


Le malattie cardiache sono la prima causa di morte nella popolazione femminile, eppure due donne su tre non sono a conoscenza di questo rischio e spesso sottovalutano i sintomi.

Un’indagine condotta da Eikon Strategic Consulting su mille donne di età compresa tra 40 e 60 anni ha evidenziato che solo una donna su cinque sa che dopo la menopausa, a causa della riduzione di altri ormoni che svolgono un’azione protettiva, il rischio cardiovascolare aumenta in modo significativo e solo una donna su quattro è a conoscenza del fatto che le malattie cardiovascolari sono il principale nemico delle donne. 

L’indagine è stata presentata in occasione della partenza della prima campagna di informazione “Vivi con il Cuore”, promossa da Abbott, con il patrocinio della Sic- Società italiana di cardiologia, di ARCA- Associazioni Regionali Cardiologi Ambulatoriali, SIPMeL -Società Italiana di Patologia Clinica e Medicina di Laboratorio e SIBioC - Medicina di Laboratorio, Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica.

Basterebbe ridurre i fattori di rischio nelle donne per dimezzare l’incidenza delle patologie cardiovascolari nella popolazione femminile, ha spiegato Francesco Romeo, presidente della Società italiana di cardiologia.
 
Sul sito è possibile fare un test per valutare il proprio stile di vita e il proprio rischio cardiovascolare. Ma sono disponibili anche tante informazioni utili sui sintomi dell’infarto, sulle malattie del cuore, sulla prevenzione.

Ma come si manifesta l’infarto nelle donne?

  • Non tutte sanno che il dolore che tradizionalmente associamo all’infarto nelle donne può presentarsi in modo diverso. Il dolore può colpire spalle, schiena, mandibola. Possono manifestarsi dispnea, nausea/vomito, ma anche dispnea, insonnia e agitazione   
  • nelle donne sono più frequenti gli infarti «silenti», non accompagnati, cioè, da alcuna sintomatologia clinica 
  • respiro corto o affannoso; nausea, dolori addominali e vomito; dolore alla schiena o alla mandibola; stanchezza profonda e inspiegabile sono altre manifestazioni dell’infarto nelle donne

venerdì 13 marzo 2015

L'abbraccio dei genitori che fa tornare in vita il bimbo

Bambini prematuri. Questa storia è eccezionale e dimostra quanta forza possa esserci in un piccolissimo bambino nato dopo sole 26 settimane di gravidanza e quanto l'amore dei genitori possa fare miracoli.

Kate e David Ogg, una coppia del Queensland, avevano cercato un bambino per tre anni prima di scoprire che Kate era in attesa di due gemelli.

I piccoli Jamie ed Emily vennero alla luce prematuramente alla 26esima settimana di gestazione, ma in sala parto c'era grande agitazione e molto caos e alla fine il medico disse  a Kate che il piccolo Jamie non era sopravvissuto.

Ho chiesto di poter abbracciare il mio bambino morto visto che non avrei più potuto farlo
racconta Kate. Lei e suo marito si strinsero al loro bambino così piccolo in un tenero abbraccio e lo riscaldarono con il loro corpo. 


credit Foto YouTube

Dopo poco avvenne il miracolo.
Jamie ricominciò a respirare. Le ostetriche erano molto scettiche e continuavano a dire che il piccolo era morto.
Ma il momento più emozionante fu quando Jamie si mosse e riuscì a stringere tra le sue minuscole dita il grande dito della mano del papà.

 credit Foto YouTube

Oggi i gemelli Emily e Jamie hanno cinque anni e non hanno nessun problema, se non quello di dover sopportare un fratellino più piccolo.


Una storia che insegna quanto sia importante non arrendersi mai e quanto l'amore, le coccole e le carezze possano fare moltissimo per i bambini nati prematuramente.

Ecco il video in cui Kate racconta con immagini e parole la loro esperienza.

 

giovedì 26 febbraio 2015

Foto di un bimbo nato nella sua placenta

Un bambino, nato prematuro, è venuto alla luce nel suo sacco placentare,
Il piccolo è nato al Cedars-Sinai Medical Center in California, con un taglio cesareo con tre mesi di anticipo.

Foto di un neonato nel suo sacco amniotico

I medici hanno estratto il feto e si sono resi conto che la placenta era ancora perfettamente integra. Per un po' il bimbo ha continuato a respirare dentro il suo sacco amniotico ma fuori dalla pancia della mamma.


Come è stato possibile? Perchè non è avvenuta la rottura delle acque.
La mamma ha parlato di un piccolo miracolo "E' stato meraviglioso vederlo che repsirava lì dentro, rannicchiato con il suo cordone ombelicale. Un'emozione fortissima".
Il piccolo si chiama Silas, sta bene e i medici contano di dimetterlo entro fine marzo.

 fonte. Metro

domenica 1 febbraio 2015

I probiotici riducono il rischio di allergie



I probiotici possono aiutare a ridurre il rischio di allergie. E’ quanto è emerso da alcuni studi recenti e l’indicazione è stata inserita ufficialmente nelle nuove linee guida internazionali per la prevenzione delle allergie elaborate da un gruppo di lavoro coordinato dall’Ospedale Bambino Gesù e appena pubblicate sul WAO Journal, la pubblicazione ufficiale dell’Organizzazione Mondiale delle Allergie.

Ad illustrare i dettagli di queste nuove indicazioni sono stati gli esperti intervenuti in occasione del Congresso internazionale “Allergie in età pediatrica: dal mito alla realtà – EBM prevention of pediatric allergy” promosso da WAO e dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Le evidenze mostrano che somministrare i probiotici in gravidanza, durante l’allattamento e al bambino dopo la nascita riduce il rischio di allergie, soprattutto di dermatite atopica. 

In particolare sarebbe consigliata la somministrazione di probiotici nelle seguenti categorie di persone:

  •  donne in gravidanza ad alto rischio di allergie nei figli: - 9% di eczema
  • donne che allattano bambini ad alto rischio di sviluppare allergie: - 15% di eczema 
  • bambini ad alto rischio di sviluppare allergie: - 5% di eczema 
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venerdì 14 novembre 2014

Autosvezzamento, cos'è e come si fa



Autosvezzamento, altrimenti detto “alimentazione complementare a richiesta”, è una pratica sempre più diffusa dalle mamme. Cosa vuol dire autosvezzamento? Il bambino viene lasciato libero di mangiare gradualmente tutti gli alimenti che desidera senza seguire una recisa e dettagliata tabella di introduzione dei cibi.

Come funziona l’autosvezzamento
Il bambino deve alimentarsi fino al sesto mese di vita esclusivamente con latte materno perchè, come indica anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il latte materno è completo e riesce a garantire al bambino il giusto apporto nutrizionale di cui ha bisogno per crescere.