martedì 27 aprile 2010

Dipendenza da aborto e maternità negata

Ho letto un’intervista con Irene Vilar e dire che sono rimasta sconcertata è un eufemismo. Non posso riuscire facilmente a capire in che modo e per quali strani labirinti dell’anima una donna possa rimanere incinta 15 volte in 16 anni e abortire altrettante volte.
Qui non si tratta di educazione e livello culturale (la Vilar conosceva benissimo i metodi per evitare una gravidanza sgradita) né di violenza o sopruso, qui si tratta di un disagio dell’anima così profondo da tramutarsi in una inesplicabile malattia psichica. Si chiama dipendenza da aborto e non so se è elencato nelle voci degli annali di psichiatria.

La donna si era innamorata di un uomo più grande di lei, suo professore: 17 anni lei, 50 lui che le aveva detto sin da subito che non avrebbe voluto dei figli e lei è rimasta al suo fianco per anni, assecondando questa sua volontà ma senza una reale accettazione, senza un autentico e armonico compromesso. E’ rimasta incinta ogni anno (per dodici volte di questo marito e per altre tre volte di un uomo che aveva conosciuto dopo il divorzio), cullandosi per un po’ nella realizzazione della maternità e ogni volta ha abortito. Sconcertante questa opprimente maternità negata e altrettanto sconcertante la complicità del marito che mai ha pensato di liberarla da questo crudele giogo o di portarla da uno psichiatra.

Oggi la Vilar ha fatto pace con se stessa e con la sua infanzia che certamente ha giocato un ruolo fondamentale nel processo di autodistruzione della maternità da lei avviato. La vita non era stata facile per lei: sua madre era stata sterilizzata dal governo statunitense a sua insaputa e si era suicidata mentre era in auto con lei che aveva solo otto anni, il padre era alcolizzato e due fratelli erano tossicodipendenti. Una vita allo sbando insomma e un desiderio di maternità così forte eppure così soggiogato da una volontà autodistruttiva e da una relazione che la rende succube e che le permette di sfogare il suo dolore sul suo corpo e sul desiderio di una maternità impossibile da realizzare. Lei stessa ammette di non capire ancora fino in fondo cosa l’abbia spinta a abbandonarsi a un’ossessione così enorme: “volevo solo mantenere il controllo della mia vita”, dichiara.
La Natura l’ha assecondata. Ha risposto al suo desiderio di maternità in modo così sfacciato da sembrare quasi crudele: per 15 anni le ha dato un’opportunità e per altrettante volte lei l’ha gettata via. Oggi, quando ha fatto pace con il suo vissuto, ha lasciato il professore ed è sposata con un altro, lavora e sente di aver finalmente raggiunto un punto di equilibrio, è anche madre di due bambine. Nell’intervista si dice molto sorpresa che il suo corpo non si sia ammalato a causa dei ripetuti aborti e che le abbia donato ancora non una ma due chanche di diventare madre. E questa volta le ha colte al volo.
Irene Vilar ha raccontato la sua storia in un’autobiografia “Scritto col mio sangue”, edita da Corbaccio.

4 commenti:

mammafelice ha detto...

Non so, non so davvero cosa pensare.
Io sono favorevole all'aborto, ma non se è praticato come metodo contraccettivo.
E non riesco a capacitarmi di questa notizia sconvolgente: 15 volte.
No, non ce la faccio a trovare un solo buon motivo.
E non perchè si tratti di aborto, ma perchè si tratta di immaturità, di stupidità, di violenza anche contro se stesse.
Tutte abbiamo una vita difficile, tutte. Ma quando si arriva a 25-30 anni, siamo NOI a scegliere la nostra vita. Se diamo sempre le colpe dei nostri errori al nostro oscuro passato, sprechiamo la nostra vita.
Non lo trovo giusto, tutto qui. Non trovo giusto pensare a tutte quelle donne che cercano la gravidanza con tutte se stesse, che ogni mese restano deluse dall'ennesimo test di gravidanza negativo... per poi sentire storie di donne miracolate, che buttano via questo dono.
Possiamo anche trovare un nome e una malattia per tutto ciò che ci capita: ma noi, NOI, quando è che scegliamo responsabilmente, senza trincerarci dietro l'ennesima 'dipendenza'?

Claudia - La casa nella prateria ha detto...

Davvero sconcertante.

Anonimo ha detto...

E' un dramma talmente grande questa storia che chi siamo noi per giudicare? E' ovvio che questa donna era malata e aveva biosgno di cure.

Valeria ha detto...

La mente gioca un ruolo fondamentale nelle nostre vite, il più piccolo nodo non sciolto può portare al più grande disastro. Ma scioglierli questi nodi non è così semplice, non basta la volontà, serve un insieme di meccanismi, un sistema di ingranaggi perfettamente funzionante, all'interno del quale ognuno gioca la sua partita. E' bello comunque sapere che anche se tardi ci si può sempre riscattare. QUesta donna ha commesso delle atrocità, ma ogni volta che guarda le sue figlie lo spettro delle vite buttate sarà sempre lì a ricordarle x cui è già stata punita. Non spetta a noi giudicare, soprattutto chi ha fatto un outing così forte.
GRAVIDANZIAMO.COM